Sport – Dobbiamo dire addio al fair play finanziario?

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Ok, ok, tutti calmi. Anzi dovremmo dire “Keep calm… and say goodbye to financial fairplay“. Possiamo forse dire addio al fairplay finanziario nel calcio e la prima ragione per questo saluto potrebbe essere proprio il tanto temuto Coronavirus. L’Europa cambia anche nel calcio dal punto di vista di una di quelle conquiste che erano state portate proprio per dare ai vai club la possibilità di competere a armi verosimilmente pari. In questo momento di grande emergenza, infatti, le squadre cercano un modo di far quadrare i conti, e le possibili soluzioni sono: tagliare gli stipendi, stabilendo dei tetti di ingaggio, “correggere” gli introiti derivanti dai diritti televisivi, e appunto l’FFP.

Seconda questione: l’appello che il Manchester City ha vinto contro un divieto della Champions League a partecipare alla prossima Champions League. Una vittoria storica quella dei proprietari del club, la famiglia reale di Abu Dhabi e la società di private equity statunitense Silver Lake, che segnerà il calcio nel prossimo futuro.

L’organo di governo del calcio UEFA aveva infatti escluso la squadra della Premier League inglese dalla competizione più prestigiosa d’Europa per due stagioni e multata di 30 milioni di euro (34 milioni di dollari) per aver sopravvalutato le entrate derivanti dagli sponsor nelle stagioni tra il 2012 e il 2016.

Il tribunale arbitrale indipendente per lo sport con sede in Svizzera, ha invece dichiarato che il Manchester City non ha nascosto i finanziamenti azionari come contributi di sponsorizzazione, anche se non ha collaborato con le autorità UEFA. L’ammenda è stata ridotta a 10 milioni di euro e l’ammissione alla massima competizione europea accordata.

Nessuna squadra di nessuno dei cinque grandi campionati d’Europa era mai stata bandita dalla Champions League per aver violato le regole del fair play finanziario. E anche in questo caso, alla fine, non è avvenuto. Tanto rumore per nulla, quindi, se non fosse che a farne le spese è proprio il pilastro su cui si fonda il Fair Play Finanziario. In base alle sue regole, introdotte nel 2011, i team devono bilanciare la propria spesa con i ricavi e impedire un accumulo di debito.

Da quando è stato acquisito da Abu Dhabi nel 2008, il Manchester City è cresciuto fino a diventare la sesta squadra di calcio più grande del mondo con un fatturato annuo di oltre 600 milioni di sterline, secondo quanto riportato dalla Money League di Deloitte. L’anno scorso la squadra inglese ha vinto la Premier League, che attualmente è la competizione calcistica più ricca del mondo.

I club rivali meno “ricchi” denunciano come le violazioni del regolamento consentano alle squadre che hanno commesso irregolarità di spendere di più sui migliori giocatori, falsando in questo modo la leale competizione. Proprio ciò che si voleva evitare, dunque, avviene comunque e puntualmente?

Doping finanziario, come è stato definito da Javier Tebas, presidente della Liga spagnola che ha affermato, inoltre, che lo sport deve porre fine in qualche modo alla violazione delle regole.

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