Trump. Dal corrispondente di I’M dagli USA

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La cronologia di quando e quanto Trump sapesse della propria diagnosi, è avvolta nel mistero. L’annuncio pubblico che fosse contagiato è stato dato venerdì 2 ottobre all’una a.m., tempo dell’est, Più o meno 15 ore dopo è stato traslocato, via Marine One, dalla Casa Bianca al Walter Reed Medical Center. Ufficialmente una misura strettamente cautelativa; ma secondo il Washington Post, dovuta invece al rapido peggioramento del paziente, con sintomi di tosse, letargia, febbre e respirazione difficile

Trump ha potuto camminare sulle proprie gambe per raggiungere l’elicottero e l’ottica politica si è salvata. Il giorno dopo, sabato mattina, con 40 minuti di ritardo, un team di medici del Walter Reed ha informato i media sulle condizioni del presidente dichiarando che si sta riprendendo, risponde alle cure e va tutto bene. Ma si è palesata una discrepanza quando è stato affermato che Trump fosse risultato positivo al virus 72 ore prima, cioè il giovedì precedente, un giorno prima di quanto reso pubblico, quando aveva effettuato un comizio in Minnesota ed una raccolta di fondi in New Jersey. Diagnosticato da 72 ore, recipiente di una terapia antibody da 48, pubblicamente positivo da 36, e come sempre impervio alle conseguenze di avvicinare senza mascherina, i propri sostenitori e contribuenti anche dopo essere stato diagnosticato contagiato e contagioso.

Una presidenza in cui ogni scandalo, sovrapponendosi al precedente ed annullandolo, almeno apparentemente, sembra essere creato apposta. Ma vi è un’altra contraddizione, questa volta sulle condizioni di Trump. Mentre il team medico era positivo ed assertivo, Mark Meadows, chief of staff dell’amministrazione, dichiarava che la situazione non era poi così rosea e che i prossimi 2 giorni sarebbero stati decisivi. A chi credere? Nel frattempo risultavano ugualmente contagiati Kellyanne Conwey, Bill Stepien, Hope Hicks, Chris Christie, fra i collaboratori, ed i senatori repubblicani Mike Lee, Thom Tillis e Ron Johnson.  E se si pensa alla ramificazione degli innumerevoli contatti, l’aria di invincibile macho man di Trump è tragicamente affossata.

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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