Dal Dante imbavagliato di ieri, all’Italia mascherata di oggi

//
11 mins read

di Nicola Venturini –

“Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!”

– Purgatorio, VI

Dieci anni fa, la legge bavaglio sulle intercettazioni. Il Benigni nazionalpopolare, abile manipolatore delle terzine della sua tanto amata Commedia, scherzava sull’innocenza dell’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. In quei giorni, a Bolzano la sinistra imbavagliava la statua dell’Alighieri come “una forma di protesta contro l’arroganza e la protervia del governo e a difesa della libertà di informazione, per un giornalismo libero e con la schiena diritta”. Profetico, non c’è dubbio. Oggi, invece, dieci anni dopo, gli imbavagliati siamo noi, uomini, donne e bambini, tutti figli di questa grande italiana famiglia che annaspa. Dante è stato vendicato a quanto pare. Ma da chi?

Fosse il COVID il vero problema basterebbe poco a capirlo, tra filantropi d’eccezione, virologi prezzolati e i Big Pharma invischiati con i colossi finanziari mondiali, un capro espiatorio lo si trova facilmente. Ma come sempre il vero bandolo della matassa sta ben nascosto dietro le apparenze. Ivan Zazzaroni, noto conduttore televisivo e direttore del Corriere dello Sport scrive: “Naturale un sospiro quando la televisione ci mostra le immagini di una partita o di un concerto con decine di migliaia di persone in un’arena. Ma quello è il passato, il futuro dipende dalla nostra capacità di adattamento al presente”. Parole che portano un messaggio preciso: silenzio gente, la festa è finita.

La vera protagonista di questo ménage à trois tra Europa, America ed Asia è infatti la nostra povera bocca. Quella che ci stanno tappando in un atto di arroganza senza precedenti e che, con il nostro comportamento, stiamo involontariamente chiudendo anche alle giovani generazioni. Fossimo nel poema, ci meriteremmo un sonoro “non ragionar di loro, ma guarda e passa”. Infatti, nell’era del Dante “che fa pace con i gay”, del Dante “antisemita e islamofobo”, del Dante che deve “uscire dalle scuole”, il bavaglio che l’ignava Italia porta sul viso potrebbe essere semplicemente la sua meritata pena di contrappasso. Dante la bocca l’ha usata bene, il suo umile urlo ha già fatto quello che la lingua serpentina dei nostri politicanti, dei nostri artisti, dei nostri uomini di Chiesa non fa più: mettere in guardia le generazioni d’oggi, affogate nell’ignoranza dilagante e annichilite dall’overdose di informazioni a cui quotidianamente vengono sottoposte.

Abbiamo scelto che a parlare con i giovani siano altri. Abbiamo scelto di rimpinzarli di un cibo sociale che non è il loro, di distrarli da loro stessi. Abbiamo abbracciato un modus operandi politico, economico e finanziario anglo-americano che non è nelle nostre vene, che non ci ha mai calzato e non ci calzerà mai. Un modello che è penetrato nelle famiglie, già ampliamente depauperate dal secolare stampo cattolico-romano, distruggendole e dividendole alla base. Ho visto coi miei occhi uomini divorati dalle multinazionali americane, persi nella selva del gergo aziendale made in USA, invischiati tra business plan, KPI, deadlines, report e chi più ne ha più ne metta. Modelli e standard proibitivi per un lavoratore nostrano magari vicino alla pensione, con tanta esperienza alle spalle ma giustamente mancante della flessibilità di un trentenne in carriera. In Veneto, da dove vengo, e dove il lavoro è considerato un’istituzione incrollabile tanto da portare ad uno stacanovismo quasi patologico, negli ultimi dieci anni molti di questi uomini sono stati ritrovati appesi a un cappio nelle loro fabbriche.

Ad aumentare questa confusione familiare e lavorativa, il bombardamento mediatico. Nel rodeo della politica internazionale ormai si battono politici dai tratti animaleschi, uomini che ricordano da vicino gli ospiti del basso Inferno. E più il tratto bestiale è evidente, più questi riscuotono il plauso del pubblico. Si dice che il simile attrae il simile, forse è proprio così. Mi riferisco ovviamente alle infuocate presidenziali americane dell’altro giorno, nelle quali il livello di agonismo del dibattito tra Trump e Biden  è stato pari a quello che si trova abitualmente in un incontro di wrestling. Quale esempio può dare uno scontro del genere? Paradossalmente lo stesso che in Italia sta dando il pentastellato Di Battista con la “strategia del nulla cosmico. Ed è proprio questo nulla che sento nell’aria sempre più forte, questo vuoto impalpabile e impossibile da riempire, ma che dilaga come un fiume in piena.

All’Italietta del 2020, popolo di uomini atomizzati dall’usura finanziaria, anestetizzati dall’avara chiesa romana e ipnotizzati dai grandi filantropi, servirebbe un’overdose di storia per ricordare la propria vera identità. Ma invece si continuano ad iniettare ansie, paure e malessere. Si crea il problema e poi si dà la soluzione, un trucco vecchio come il mondo. Guarda caso, gennaio 2020 è stato il mese in cui si sono dimessi decine e decine dei CEO delle più grandi multinazionali del mondo. McDonalds, Best Buy, Nike, Warner Bros, Kraft Heinz, eBay, Colgate Palmolive ecc. tutti a far gli uccel di bosco proprio un attimo prima che scoppiasse la bomba. Stessa cosa successe nella bolla del 2008, nella crisi del ’29 e centinaia di altre volte, la storia si ripete inesorabile. Se stai in alto puoi evitarti i problemi, altrimenti è meglio che ti prepari informandoti e usando il buon senso.

Ed è proprio qui che il Dantone nazionale ci viene in aiuto, anche se in queste circostanze nominarlo potrebbe risultare quasi irritante, un vuoto esercizio di stile da umanisti nostalgici. Ma non scoraggiatevi, non c’è per forza bisogno di leggere tutta la Commedia per coglierne il succo. L’opus magnum del poeta fiorentino infatti non è la Commedia, bensì il suo esempio di vita. Con questo ci ha preparato ad affrontare ogni avversità, come solo un “dolce padre” è in grado di fare. Dopo la perdita delle cariche pubbliche ha vagato in esilio per anni, ergendosi oltre ogni polarità politica al motto di “ciascun per se stesso preso” e, costantemente minacciato di morte qualora si fosse anche solo avvicinato alla sua Firenze, è stato costretto a mantenere la sua famiglia tramite i servigi offerti nelle varie corti italiane. In questo vagabondare disperato ha trovato comunque il tempo per riversare ai posteri il suo sapere, rivolgendosi alle “alte cime” delle generazioni a venire. Ha scritto 700 anni fa per alleviare i dolori e le solitudini che noi oggi evitiamo oculatamente con abbuffate su Netflix , cacce disperate su Tinder, ore perse sui social, aperitivi, apericene e via discorrendo. Quel buio che tentiamo invano di scacciare con la gelida luce del nostro smartphone. Come tutti i grandi, la sua visione è penetrata attraverso i secoli per evitarci un’improvvisa indigestione di realtà, troppo dolorosa per essere metabolizzata tutta insieme, di colpo. Quella realtà dolce in bocca ma amara nel ventre della quale un altro quaqquaraqquà che non va di moda nominare ma che l’Alighieri ben conosceva, ci parlò un paio di millenni fa prima di morire ammazzato. Quella verità che risveglia l’uomo e che per questo tanto spaventa chi comanda. Ma non alziamo troppo i toni, per carità…

Nemo profeta in patria, scontato lo so, ma è proprio il caso di dirlo. Come sempre dove più serve un messaggio, meno questo è compreso e accettato. Nella meravigliosa Italia da sempre gola profonda dei poteri più subdoli e di ogni nefandezza, invidiata da tutti e per questo spolpata viva dalle avide tarme del potere, ci si deve ora preparare ad ingoiare il boccone più amaro. Questo è ciò di cui ci avvisa il poeta, per far si che questo cibo sia meno indigesto. Stacchiamoci allora dalle trovate del martellante marketing anglofono, che cercano ormai da cinquant’anni di tenerci allegri e sereni a tutti i costi, indorando la realtà ed evitandoci di affrontarla veramente per quello che è. Dimentichiamoci di questo fantomatico lavoro su se stessi che indurendoci il collo non fa altro aumentare la nostra angoscia. Lasciamo a chi se le merita le varie mindfullness, che più che full dovrebbero essere empty. Torniamo alla semplicità delle cose, questo dice il gran poeta italiano, perché se Roma è stata fondata qualche millennio prima delle colonie d’oltreoceano da dove arriva tutta questa fuffa mediatica, un motivo ci sarà. Uomo avvisato, mezzo salvato. Usiamo allora la nostra enorme esperienza di popolo, smettiamola di ascoltare le confuse voci extraconfine e prepariamoci al prossimo futuro guardando in faccia la realtà.

Saetta prevista vien più lenta” dice Dante al suo avo Cacciaguida in Paradiso, in quella terza cantica che a scuola nessuno ti insegna, perché l’inferno va sempre più di moda…

Veneto, ma italiano nel cuore. Dopo l’esperienza come curatore di magazine e libri, approfondisce il mondo dell’editoria digitale e del marketing. Appassionato musicista e avido lettore, ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

Articolo Precedente

Carlo Spagna - Teresa B.

Articolo Successivo

Home made: una storia per raccontarle tutte

Ultime News