AMERITALIA, il sogno M5s

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di Nicola Venturini –

Lavoravo da qualche anno nell’editoria quando un noto giornalista italiano, scomodo, scomodissimo, e quindi relegato ai margini del ring mediatico, mi raccontò della prima riunione del M5s. Essendo uno che aveva spulciato interi archivi di stato, che viveva con il telefono perennemente sorvegliato, e che aveva girato sotto scorta rischiando la pelle per raccontare la sua verità, decisi di ascoltarlo.

Il luogo di ritrovo fu Roma, presenti Grillo, Casaleggio, il giornalista in questione e pochi altri. L’incontro avvenne in un locale a porte chiuse e sotto video sorveglianza. L’operazione era volta a riesumare sotto nuove spoglie il Carroccio padano dei tempi d’oro, una sorta di golem 2.0 animato dalle casse straniere. La nuova creatura, che ad oggi costituisce una delle più potenti forze politiche in Italia, si sarebbe chiamata Movimento Cinque Stelle.

Fino a qui tutto normale, un partito politico non nasce ogni giorno. L’elemento che però il giornalista sottolineò in maniera insistente, è che tutta l’operazione fu condotta esclusivamente da “agenti” americani. Voleva comunicarmi che da allora, ogni direttiva su come condurre e finanziare quello che è diventato il più grande partito nazionalpopolare italiano, è arrivata dagli USA.

Questo è il modus operandi americano, lo sappiamo bene e non c’è nulla da stupirsi. Dopo decenni di martellamento mediatico, di fascinazione finanziaria e indottrinamento hollywoodiano i leader politici stelle e strisce possono contare su un terreno fertile globale. Un grembo pronto a ricevere la loro informazione, il loro seme, e quindi svilupparsi di conseguenza.

Anche a livello strettamente militare il loro modo di agire, dato volontariamente per scontato da tutti i media generalisti, in realtà non lo è per nulla. Nessun altro stato al mondo può agire alla stessa maniera senza destare scandalo.

Mi vengono in mente la Palestina, l’Afghanistan, il Vietnam e molti altri paesi. Giusto oggi in ufficio discutevo sulla situazione creata ad hoc in Israele, stato satellite americano (meglio sarebbe dire il contrario, ma andiamo avanti… ). Con l’istallazione di basi militari che grazie alle pazzie di “alcuni” palestinesi hanno potuto giustificare ogni azione sanguinaria rivolta contro di loro negli ultimi decenni. Oltre al fatto che grazie a lunghissime condotte d’acqua, Israele si è letteralmente prosciugato mezzo mare di Galilea, lasciando la striscia di Gaza senza risorse. Dall’altro capo del medio oriente, un Pakistan ormai completamente occidentalizzato ospita ad oggi diverse basi statunitensi. Solo dal corridoio pakistano, infatti, le truppe americane potevano penetrare tranquillamente durante il conflitto in Afghanistan.

Mi viene in mente la mia città, Vicenza, dove grazie a due delle basi americane più grandi d’Europa, le falde acquifere sono a zero e i bellissimi colli Berici sono sventrati da tunnel e depositi sotterranei. Se questo non bastasse, chi ha lavorato all’interno di quei monti sbancati dalle ruspe USA sa bene cosa questi nascondano, e sa anche perché uscendo dal Veneto (ve ne accorgete quando non ci sono più buche e l’asfalto sembra tirato col filo a piombo) gli splendidi cartelli trentini avvisano dell’imminente entrata in una zona a zero rischio nucleare. Segnalazione che dovrebbe essere assolutamente inutile in Italia, o forse no…

A ben notare, questo comportamento è la replica esatta dell’azione di un parassita. Si installa sulla vittima, la lavora dall’interno, ne cambia le abitudini fino a renderla totalmente dipendente e succube così da utilizzarne le risorse a suo piacimento. Il trucco è qualcosa di simile ad un virus. Si crea una figura di riferimento, una sorta di sator mundi, molto simile a quello delle grandi religioni organizzate. A quel punto, per manipolare le vittime si usa la paura. Si creano problemi e poi ci si erge a unici paladini della giustizia , come già scrissi nell’articolo su Dante.

Il nostri salvatori sono da ormai un centinaio d’anni gli Stati Uniti, nostri patrigni ed educatori alla filosofia del nulla. Con il “sogno americano” ci hanno fatto dimenticare di essere italiani. Marius Veronesi nel suo recente articolo pubblicato su InsideMagazine, dice giustamente, “al giorno d’oggi si sta attuando uno dei pericoli più gravi, ovvero si sta concretizzando l’eclisse del pubblico…”. Questo è il punto.

La figura del “dolce padre” che salva il figlio, viene quindi sostituita ad hoc da una creatura ambigua, perversa. Una sorta di figura paterna impossibile da decifrare, che mette in confusione i cittadini/figli rendendoli impauriti e succubi. Mi viene in mente a  proposito uno scambio di battute del celebre film Inception, quando l’agente Cobb (Leonardo di Caprio) discute con Eames (Tom Hardy). Lo scambio è pressappoco questo:

Eames: Hai bisogno della versione più semplice di un’idea perchè essa cresca naturalmente nella mente del tuo soggetto. È un’arte sottile. Quello che devi fare è partire dalla base assoluta.

Cobb: Che sarebbe?

Eames: La relazione col padre.

Il padre corrisponde all’identità di una persona. Questa è una certezza che se anche proviamo a negare, rimane, altrimenti si va contro natura. E quando si va contro mamma, ci si fa male. Abbiamo giocato col fuoco, abbiamo invertito alcuni ruoli e ora le nostre identità sono poco chiare.

Siamo diventati uno stato di schizoidi ipocondriaci. Il programma americano è stato iniettato nel gregge dei pecoroni politici italici per decenni, in ultima nei pentastellati. L’italiano ha sviluppato un’identità fasulla e bicefala. Questa è la sua gogna, perché quando non sai chi sei, non puoi avere un piano. E se non hai un piano, farai sempre parte del piano di qualcun altro.

Potete stare ad ascoltare le nenie di tutte le marionette politiche di turno, guardarvi tutti i Tg che volete, leggervi tutta la rassegna stampa quotidiana. Il problema dell’Italia rimane sempre lo stesso, ossia solo e unicamente un problema di identità.

“Se io sono io perché tu sei tu, allora io non sono io e tu non sei tu. Ma se io sono io e tu sei tu, allora io sono io e tu sei tu”.

Così diceva un vecchio chassid polacco, e gli ebrei chassidici quasi sempre ci prendono su queste cose. Il motivo c’è.

Veneto, ma italiano nel cuore. Dopo l’esperienza come curatore di magazine e libri, approfondisce il mondo dell’editoria digitale e del marketing. Appassionato musicista e avido lettore, ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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