Lockdown delle regioni: vado, torno o resto fermo?

/
7 mins read

di Nicola Venturini –

Con l’autunno che ti prende per le ossa arrivano anche i week end uggiosi passati a leggere e vedere film, nel mio caso spesso e volentieri di fantascienza. Gli scenari distopici di Brazil, Blade Runner, World War Z e compagnia bella sono sempre emozionanti e meritano di essere visti e rivisti. Mettono in moto quei pochi neuroni che mi rimangono a disposizione, facendomi dimenticare per qualche ora le preoccupazioni giornaliere. Tanto, figurati se poi quelle cose lì capitano davvero…

L’altro giorno mi stavo intrattenendo appunto con una di queste pellicole quando mia madre mi linka un articolo del Messaggero: “Covid Italia, Pregliasco: di questo passo tra 15-20 giorni dovremo chiudere i confini”. Apro il link:

Solo 1€ al mese per 6 mesi

ABBONATI

Un cliente in meno per Il Messaggero, chiudo la finestra e cerco qualche buon’anima che abbia pubblicato gratuitamente due righe sulla questione. Trovo un articolo de Il Giornale del quale vi riporto il capoverso principale:

“Si è arrivati pure alla possibilità di chiusure circoscritte ma prima vi sono delle ipotesi meno rigide rispetto al lockdown, come limitare il numero di presenti alle feste e ai ricevimenti e obbligare lo smart-working. Poi altri scenari, che il presidente del Consiglio vorrebbe assolutamente evitare, riguardano il divieto di asporto di alcolici dopo le ore 22.00 e la chiusura anticipata dei locali. All’interno del governo c’è chi spinge per adottare da subito una linea dura, limitando ad esempio le presenze nei ristoranti e abbassando la capienza dei mezzi pubblici al 50%…

E ancora:

“… il ministro della Salute Roberto Speranza ha fatto sapere che l’esecutivo giallorosso sta continuando a studiare tutte le opzioni sul tavolo per evitare di arrivare alla drastica decisione: “Stiamo lavorando giorno e notte perché si eviti un lockdown nazionale“.

Tralasciando l’espressione “obbligare lo smartworking”, visto che parla da sola, a me quando sento certi personaggi dire che vogliono a tutti i costi evitare qualcosa, come stanno facendo Conte, Speranza, De Luca ecc. sale subito la puzza al naso. Se ben notate, ogni volta che questo atteggiamento viene messo in atto, ciò che è scongiurato e temuto come disgrazia, puntualmente accade. A quel punto viene fatto passare tutto per gestibile, un nuovo livello di sub-normalità è accettato e via pronti per un nuovo mostro da temere. Ci portano sempre più in basso fino al limite della sopportazione popolare, che conoscono così bene da essere in grado giocarci. Ci arrivano vicino, poi risalgono e appena tutto sembra ritornare normale e la gente inizia a respirare, giù un’altra volta. 

Così si fa per far capire al popolo chi tiene il coltello dalla parte del manico.

Nei vari articoli che ho spulciato in questo week end di pioggia, si parla di 15 o 20 giorni prima di misure restrittive. Avendo tutti noi ormai un’idea delle regioni pro-lockdown, potrei fare un pronostico su Lazio, Veneto e Campania. Il primo perché c’è Speranza, il secondo perché c’è Zaia e il terzo perché c’è De Luca. Molto semplice e lineare, anche se il vecchio Sgarbi zitto zitto sta facendo capolino e potrebbe ribaltare tutto al grido di “la mascherina è solo un simbolo” e “Zingaretti è un criminale”.

Sia chiaro, non credo né ad un futuro lockdown nazionale ma nemmeno ad una fine prossima dell’emergenza. Chi pensa che abbiano messo in essere un’operazione su scala mondiale movimentando miliardi di eurodollari perché la medesima si esaurisca dopo pochi mesi o venga vanificata da una politica troppo restrittiva, si sbaglia di grosso. Gli obiettivi di questo gigantesco cavallo di Troia sono pensati sulla lunga distanza, e al momento sono invisibili ai più. Le poltrone alte invece sono perfettamente a conoscenza di questo gigantesco schema di Ponzi.

Giusto per fare un esempio, come scrissi in un articolo precedente, gennaio 2020 è stato il mese in cui si sono dimessi decine e decine dei CEO delle più grandi multinazionali del mondo. McDonalds, Best Buy, Nike, Warner Bros, Kraft Heinz, eBay, Colgate Palmolive ecc. tutti a far gli uccel di bosco proprio un attimo prima che scoppiasse la bomba.

Mi viene alla mente un gran film, World War Z. In particolare uno scambio di battute che segnai tra i miei appunti anni fa, in cui l’agente Lane (Brad Pitt), in fuga dall’orda infernale di malati, parla con l’agente della CIA Haffner (David Morse):

Lane:  Com’è che Israele sta vincendo?

Haffner:  Hanno sigillato l’intero stato giorni prima dell’attacco. Primi a sapere, primi ad agire.

Lane: Lì le persone hanno costruito mura per due millenni.

Haffner: Si… ma finire duemila anni di lavoro proprio una settimana fa? Tempismo impeccabile.

Adesso, come dice la versione di Zaia del simpatico Maurizio Crozza, “ragionateci un po’ su”…

C’è chi se la vive in maniera spensierata, perché tanto la vita è bella e domenica gioca la Roma. C’è chi invece ricama sopra questa situazione improbabili narrazioni socio-sanitarie, politiche o di crisi economica mondiale. Personalmente credo che l’arte del momento sia stare belli fermi.

Operazioni veramente “bizzarre” inizieranno ad essere messe in atto nell’immediato futuro, e la maggior parte dei pecoroni italici sarà talmente assuefatta dalla paura e dalle favolette dei tg da non rendersene nemmeno conto. Chi avrà fatto la fatica di comprendere ed accettare la situazione per com’è veramente, senza temere di essere giudicato dagli altri, starà fermo al suo posto, senza essere marchiato come il resto del gregge. Qui sta la sapienza.

Detto questo, io tra un paio di settimane vorrei tornare nella mia amata Vicenza per il week end, giusto il tempo di un saluto a parenti e amici, prendere un po’ di vestiti per l’inverno e ripartire con la mia macchina alla volta della capitale. Ce la farò secondo voi? O rimarrò bloccato nella Serenissima Repubblica?

Vi faccio sapere, tanto figuriamoci se certe cose capitano davvero…

Veneto. Dopo l’esperienza come curatore di magazine e libri, approfondisce il mondo dell’editoria digitale e del marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

Articolo Precedente

I teatri italiani durante la pandemia: un triste spettacolo.

Articolo Successivo

Sgarbi a Porta Pia

Ultime News