Sgarbi a Porta Pia

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di Nicola Venturini –

“Siamo i più bravi di tutti ad inventare soluzioni ridicole, intimidatorie, repressive e fasciste? Vogliamo che il malato sia fuori dalla vita sociale? Questo è intollerabile”.

Con queste parole Vittorio Sgarbi terminava il suo intervento in Parlamento il 6 ottobre. Dopo qualche giorno la notizia della sua candidatura a Sindaco di Roma era su tutti i tabloid nazionali. Il suo intento quello di salvare Roma e “fermare questa follia”.  

Ci ha provato anche il filosofo Fusaro un paio di giorni fa alla trasmissione “Non è l’Arena” a sottolineare l’uso assolutamente inutile della mascherina in ambienti aperti e a grande distanza da altre persone. Niente di fatto, davanti a lui il trio Giletti, Sileri e Cecchi Paone completamente arroccato sul solito allarmismo di regime. Non un solo accenno di umanità, tutta facciata. Della serie lasciate ogni speranza o voi ch’entrate…

D’altra parte Fusaro e il vecchio Sgarbi conoscono bene le regole del gioco televisivo, sono ben consapevoli di andare nella tana dei leoni a proprio rischio e pericolo, ma il bottino se lo sanno portare a casa. L’enorme copertura mediatica dei due, con un sempre crescente ammontare di visualizzazioni e follower sui social, ne è la prova.

Ed infatti Sgarbi, consapevole dei suoi numeri, si è messo in fila per entrare da vincitore in Campidoglio. Mentre la Raggi commenta “peggio di Nerone” e Storace sembra apprezzare, il critico d’arte più famoso d’Italia è sul piede di guerra, pronto a prendersi Roma. Ci avreste mai pensato?

Se lo avessero raccontato ai romani di cinquant’anni fa che uno come lui sarebbe potuto diventare sindaco della più grande azienda italiana, non ci avrebbero creduto. Ma arrivati fino qui, se questo è tutto quello che abbiamo da giocarci, giochiamocelo.

Sgarbi almeno è un uomo navigato, di cultura e, seppur a modo suo, un gran comunicatore. Certo non un esempio da seguire per molti aspetti, ma sul momento non me ne viene in mente nessun altro di meglio in Parlamento.

Lo sforzo è quello di dimenticare l’urlatore da talk show che infiammava le notti da Costanzo, fare tabula rasa e provare a capire se lui può essere l’uomo giusto per un cambiamento nella capitale. Certo, se mai venisse eletto e continuasse sulla sua linea oppositrice dei poteri forti, le cose sono due: o qualcuno si impegnerebbe a proteggerlo, o non credo potrebbe durare molto.

Qua scherziamo, ma tempi duri ci aspettano.

L’importante rimane comunque avere per quanto possibile il polso della situazione, sentirla di pancia, riuscire a essere uno del popolo in qualche modo. Alzare la voce ogni tanto, senza paura.

Sgarbi a modo suo sembra riuscirci bene, per ora…

Veneto, ma italiano nel cuore. Dopo l’esperienza come curatore di magazine e libri, approfondisce il mondo dell’editoria digitale e del marketing. Appassionato musicista e avido lettore, ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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