"Senza fretta ma senza sosta" Johann Wolfgang #Goethe

Cambiamenti? Cambia mente.

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Cos’è il burnout? E’ un termine che indica esaurimento emotivo, depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta realizzazione personale. Un posto in cui non vorresti mai tornare ma che, nonostante i tuoi tentativi, tendi a ricapitarci spesso.

Anche se hai il lavoro dei tuoi sogni, ci saranno mattine in cui non vorrai alzarti dal letto per raggiungerlo. Anche se hai una bella famiglia, verrà probabilmente quel momento che cercherai dello spazio solamente per te. Anche se hai degli ottimi amici, alcuni di loro potrebbero deluderti. Ognuno degli ambiti della tua vita, in alcune circostanze, potrebbero richiedere più risorse di quanto tu sia disposta, o disposto, a concedergli.

Ciò che c’è da sapere sul burnout è che è più facile che si verifichi quando smetti di sfidare e stimolare la tua mente. Nel mio libro, Stramente, parlo molto dell’importanza di sviluppare un percorso in coerenza tra gli stimoli e le risposte, creando abitudini sfidanti. Piccole abitudini quotidiane che possono condurre a grandi risultati.

All’inizio della mia esperienza come redattore per Sky, anni orsono, tutto mi sembrava eccitante, perché lo era in effetti. Ogni cosa era nuova e dovevo imparare sempre strategie diverse, modelli e nuove attività. Dopo dieci anni la cosa non era più così stimolante. Non erano previsti avanzamenti di carriera e sostanzialmente mi ritrovavo a fare sempre le stesse cose, riempire caselle con sinossi non più lunghe di un certo numero di battute, riempire altri campi, fare un check finale e passare alla scheda successiva. Alla fine della giornata mi sentivo spesso in burnout, anche se il lavoro non era cambiato nel tempo, la fatica che provavo nel farlo aumentava. Questo perché non trovavo gli stimoli giusti.

La verità è che non era il lavoro in sé a essere poco stimolante, ma la mia abitudine a interagire in modo poco creativo con quella particolare attività. Gli esseri umani hanno una tendenza naturale ad essere creativi. Pensa a quando eri un bambino. Tutto era un’avventura, tutto era incredibilmente più grande, più spettacolare, come i giochi che riuscivi a creare e in cui ti immedesimavi. Come allora, anche oggi la tua mente può essere spinta a nuovi livelli. Non abbiamo perso l’attitudine alla creatività, ma solamente l’abitudine. Senza l’apertura a stimoli costanti e la scoperta di nuove sfide, inevitabilmente soffrirai di qualche tipo di esaurimento. Per evitare il burnout o gestirlo quando si insinua, devi trovare modi per spingere la tua mente fuori da quel ristagno.

Se avessi a portata di mano un manuale anti-burnout vi troveresti elencati alcuni punti focali da seguire. Il primo e più importante dei quali sarebbe: esci dalla tua zona di routine. Simile alla zona di comfort ma, se questa è una situazione e un modo di pensare che hai costruito nel tempo come fosse una roccaforte per difenderti dalle avversità della vita, la prima è la tendenza a fare le cose sempre allo stesso modo perché funzionali, ed evitare così dispendi energetici ed emotivi. La comfort zone è più complessa da affrontare, perché richiede un impegno complesso, psichico e profondo. Per uscire dalla prima basta solo cominciare a cambiare alcuni piccoli aspetti delle proprie abitudini di pensiero e di azione. Che si traducono, poi, in atteggiamenti e comportamenti. Quando li trasformi in modo coerente con chi sei e con i tuoi valori, ecco che cominci a lasciarti alle spalle anche la zona di comfort.

Costruiamo reti di sicurezza nella vita e sul lavoro. Qualche anno fa ho iniziato a tenere un diario di bordo. Un tipo particolare di diario di bordo che mi ha ispirato una vecchia tecnica di pensiero creativo letta su un libro di Michael Michalko: Thinkertoys. Durante la giornata elencavo alcuni pensieri poco costruttivi che mi passavano per la testa. Ad esempio: Odio stirarmi le camicie! Che fastidio questa mosca! Guarda che casino, è tutto sporco sul marciapiede! Questo mio collega è proprio una piattola! Devo pensare sempre io a tutto! Lascia perdere, tanto non capiresti! Classificavo questo tipo di pensieri come TIC. Alla fine della giornata dedicavo 15 minuti a trasformare i miei TIC in TAC, riscrivendo i pensieri in una forma costruttiva. Posso trasformare il momento in cui stiro in uno spazio dedicato a me, rilassandomi. Questa mosca viene a ricordarmi che posso essere più tollerante di così. Posso prendere scopa e paletta e fare la mia parte, pulendo il marciapiede davanti al portone. Quel collega potrebbe avere i suoi motivi, lo inviterò per un caffé per scoprirli meglio. Se mi spiego e ti faccio domande mirate, non solo puoi capire, ma puoi essermi di grande aiuto.

Dopo una settimana di questo lavoro, ho cominciato a pormi in modo leggermente diverso. Facevo pensieri diversi ottenendo risultati diversi. Dopo un mese mi ero abituato a sfidarmi istantaneamente sulle alternative più costruttive e creative, che divennero una vera e propria forma mentis. Sapevo che stavo abituando il mio cervello ad attivare chunk neuronali alternativi al solito. E quando attivi zone del cervello insolite, e agisci di conseguenza, ottieni risultati nuovi, questo è certo.

A quel punto anche routine maggiori cominciarono a trasformarsi. Normalmente facevo le cose perché ero abituato a farle così. Non mi ponevo troppe domande. Semplicemente mi svegliavo, facevo il caffè, andavo a lavorare e tornavo a casa. Andavo sempre nello stesso bar, la domenica andavamo allo stesso ristorante per il brunch e io prendevo sempre le stesse cose. Percorrevo sempre la stessa strada per andare al lavoro, ecc. Esaminando ulteriormente questo aspetto della consuetudine, mi sono accorto che anche la mia vita lavorativa era altrettanto limitata. Avevo usato lo stesso software, parlato con le stesse persone, evitato di parlare con altre, e lavorato a progetti simili più e più volte.

Quando sorprendi la mente, la abitui a non abituarsi

Scommetto che anche la tua vita è piena di routine mentali e comportamentali. Se facessi un passo indietro e tracciassi con il diario dove sei andato e cosa hai fatto nell’ultima settimana, troverai una zona di routine che tiene ben protetta la tua zona di comfort. Ma la mente ha bisogno di cambiamenti e novità inattese per evitare il burnout. Quando sorprendi la mente, la abitui a non abituarsi, a stare all’erta. Quando la mente viene sorpresa, impara meglio. Una cosa che si chiama “interleaving“, ovvero una modalità di avanzare tra concetti e idee in ordine sparso. Un po’ come succede quando studi da un libro e poi ti fai fare domande impreviste. In questi casi costringi il cervello ad andare a pescare nella memoria la soluzione giusta, la risposta adeguata. Il consiglio numero uno nel tuo manuale quindi è questo: cambia piccole cose, ripetutamente. Trasforma TIC in TAC e decidi improvvisamente di cambiare: bar, ristorante, chiamare un vecchio amico che non senti da tanto, attaccare bottone con uno sconosciuto, insomma, fare cose nuove in modo nuovo, pensandole in modo diverso dal solito schema.

In poche parole, crea. Quando sei creativo non hai spazio per il burnout. Puoi essere stanco dopo aver dipinto la tua tela, scolpito le tue idee, scritto le tue storie, ma non puoi essere “esaurito”. Anzi, uscirai ogni volta dalla tua esperienza creativa più arricchito. L’arte ti mette di fronte alla ricerca di te, come se ti guardassi di fronte a uno specchio e scoprissi ogni volta qualcosa là fuori che ti assomiglia, che ti comprende, e che ti trascende anche. L’arte è racchiusa nel godimento della scoperta.

La mente ha bisogno dell’arte. L’arte fa lavorare quei “muscoli mentali” che non vengono attivati durante attività di routine. Alcuni dei migliori uomini d’affari sono anche artisti che hanno spinto i confini delle loro industrie. Prendi Henry Ford, il Modello T e la sua catena di montaggio. Il Colonnello Sanders e il suo pollo fritto. Netflix e la sua idea di visione illimitata di contenuti in abbonamento. Amazon e il suo modello di vendita online innovativo.

La migliore cura per il burnout è iniziare a pensare in modo diverso, per fare le cose in modo nuovo. Questo significa sfidarsi, essere creativi, costruttivi (o distruttivi se necessario, visto che le cose nuove da fare sono importanti tanto quanto le cose vecchie da smettere si fare). Sommando piccoli cambiamenti, comincerai a cambiare le cose per istinto o per intuito, abituandoti a vedere le cose da varie angolazioni, scoprendo gli aspetti più utili ed efficaci. Sarà allora che arriveranno i grandi cambiamenti.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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