QI GONG e non solo. Intervista al Dott. Gioacchino Pagliaro

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di Sabrina Servucci –

Il dott. Gioacchino Pagliaro, grazie a soggiorni in Oriente e incontri illuminanti avvenuti subito dopo la laurea con alcuni clinici e scienziati esperti di visione olistica e orientati alla spiritualità, ha approfondito da subito la sua formazione in questo senso, e impostato uno stile professionale volto a coltivare un olismo scientifico a sostegno del paziente e della sua crescita interiore. Direttore di Psicologia Ospedaliera presso il Dipartimento Oncologico dell’AUSL di Bologna è considerato il precursore dell’introduzione della Meditazione e delle pratiche di consapevolezza in ambito sanitario.

Una sua esperienza recente, però, non ha riguardato i pazienti, bensì gli operatori ospedalieri coinvolti nell’emergenza Covid in un momento di particolare stress sia professionale che umano, a cui ha offerto la pratica del Qi Gong. La cosa risulta ancor più significativa se pensiamo che questa disciplina, a nostro avviso erroneamente, è stata inserita nel Dpcm del 13 ottobre, tra gli “sport da contatto” e per questo vietata.
Ci racconta poi ArmoniosaMente, il metodo, da lui creato e tra i più diffusi in Italia, di applicazione della meditazione, che armonizza il sistema energetico della persona malata rifacendosi ai principi teorici della fisica quantistica, con un protocollo avviato ormai dal 2003.
Autore di libri divulgativi, componente onorario di tre Comitati Scientifici di riviste USA di Medicina e di Psicologia, è Presidente di A.Q.E. (Associazione Attivismo Quantico Europeo), riferimento europeo del Center for Quantum Activism fondato in U.S.A. da Amit Goswami, che si propone di diffondere i principi teorici trasformativi introdotti dall’Entanglement , un’evoluzione della fisica quantistica. Con questa visione l’uomo viene considerato, in una dimensione energetica e spirituale, una unità processuale pervasa dall’energia/informazione della Mente, caratterizzata dall’interconnessione in una condizione di inseparabilità.

Quella del Qi Gong per il personale sanitario coinvolto nell’emergenza Covid è un’esperienza recente. Ci racconta qualcosa in merito?

E’ stata un’esperienza “speciale”, dal punto di vista umano. Il personale ospedaliero che si è trovato ad affrontare il Covid è stato messo a dura prova. Anche coloro che normalmente sono solidi, abituati a gestire situazioni difficili, hanno dovuto far fronte a condizioni lavorative ed emotive particolarmente intense.
Ho pensato di offrire un supporto. Nel 1985, in Cina, avevo imparato la “forma” del Ba Duan Jin, in lingua cinese “gli Otto Pezzi di Broccato”, una sequenza di movimenti che secondo la Medicina Tradizionale Cinese produce benefici sull’intero organismo e in particolare sul sistema nervoso e immunitario. L’avevo poi lasciata in favore di altre pratiche Shaolin. Ho deciso di riprendere a insegnarla dopo aver visto che a Wuhan veniva usata sia come prevenzione che come trattamento e riabilitazione e, in considerazione della sua semplicità ed efficacia, mi è sembrata un sostegno adeguato per alleviare lo stress di chi era impegnato nell’emergenza Covid in un momento di particolare fragilità. In realtà a questa iniziativa si sono iscritti in moltissimi, circa 300, una risposta di forte interesse anche da parte di coloro non strettamente connessi a ruoli di “prima linea” nella gestione ospedaliera del virus.

Lei è stato il primo ad aver introdotto nel Servizio Sanitario Nazionale italiano la meditazione. Dopo quali esperienze personali è arrivato ad utilizzare queste pratiche in ambito ospedaliero?

Nel 1994, autorizzato dalla Direzione Sanitaria dell’ASL di Sondrio, ho introdotto con pazienti oncologici volontari l’utilizzo della meditazione, seguendo alcune linee guida elaborate dal Prof. H. Benson del Mind Body Institute della Harvard Medical School.

Il dott. Herbert Benson è stato un pioniere in Mind Body Medicine e ha lavorato per oltre 40 anni per sensibilizzare l’ambiente medico verso una visione “del corpo mentale”, per convalidare questa medicina attraverso la ricerca e per colmare il divario tra le pratiche mediche occidentali e orientali. Alla fine degli anni ’60, come cardiologo, lui e i suoi colleghi hanno stabilito una base scientifica per la connessione mente / corpo presso la sua scuola, la Harvard Medical School, studiando l’effetto dello stress sulla pressione sanguigna, ipotesi contraria al pensiero medico esistente. Nel corso di questa ricerca, alcuni giovani praticanti di Meditazione Trascendentale gli chiesero di verificare se la loro pressione sanguigna fosse più bassa a causa della loro pratica di meditazione, uno
studio ancora sconosciuto in quel momento che tracciò l’inizio del suo lavoro di approfondimento.


Il mio metodo nasceva da una rielaborazione del lavoro del dottor Carl. O. Simonton, oncologo e specialista di radioterapia, integrato con la metodica utilizzata da Benson e centrato sull’utilizzo di una meditazione tibetana che ho scelto su suggerimento di un Lama e di un Medico Tibetano. Il metodo, oltre alla meditazione, prevede un’azione psico-educazionale sui corretti stili di vita da utilizzare ai fini del potenziamento dell’efficacia delle cure mediche e della promozione della salute. In questa parte psico-ducazionale, concorrono come docenti in questi incontri con i pazienti, numerosi medici non solo del percorso oncologico ma anche della Medicina Preventiva.
L’incontro subito dopo la laurea con alcuni clinici e scienziati che si occupavano di visione olistica e di spiritualità, mi ha consentito di caratterizzare da subito la mia formazione ed il mio stile lavorativo verso le cosiddette pratiche non convenzionali. La formazione di 3 anni sulle pratiche spirituali e di Naturopatia Tibetana ha poi connotato il mio ambito di applicazione clinica.

Su cosa si basa il metodo ArmoniosaMente?

Il metodo ArmoniosaMente, affonda le sue radici nelle due grandi esperienze di applicazione della meditazione in ambito medico già citate e si basa su 3 pilastri:
1. Corretta informazione al paziente oncologico sul percorso di cura che lo riguarda.
2. Informazione personalizzata sui corretti stili di vita per attivare i processi di autoriparazione e di promozione della salute.
3. Insegnamento di una pratica meditativa derivante dalla medicina tibetana, finalizzata a dare fiducia alle cure mediche e ad attivare i processi di guarigione di rallentamento della patologia.
Il protocollo (vedi pdf) all’inizio era espressamente diretto alle donne con tumori alla mammella ma continuo ad applicarlo con successo in diversi ambiti. La corretta informazione medica aumenta l’aderenza alle
terapie, la meditazione controlla alcuni effetti collaterali come nausee e vomito, tratta i disturbi psicologici reattivi alla patologia, potenzia gli effetti
delle cure.
A distanza di un mese dalla fine del protocollo, misuriamo lo stress dei pazienti e altri parametri attraverso scale psicologiche e abbiamo notato un miglioramento della qualità di vita e un atteggiamento più positivo nei confronti della malattia e della guarigione.
ArmoniosaMente è stato insegnato ormai a oltre 200 psicologi e medici e viene utilizzato in diverse Oncologie italiane. È applicabile, altresì, in Cardiologia e in Neurologia.

Quali sono le difficoltà che ha incontrato e che tuttora incontra quando propone una visione olistica nel contesto ospedaliero? Quali sono le resistenze più forti?

In passato l’atteggiamento nelle realtà sanitarie era di forte opposizione ed era molto difficile riuscire ad attivare anche solo progetti di ricerca. Il modello meccanicista e riparativo della cura non lasciava spazio ad altre possibili modalità terapeutiche che, tra l’altro, apparivano connotabili come “New Age” o troppo spirituali.
Oggi la situazione è profondamente cambiata in quanto la robusta letteratura scientifica toglie ogni dubbio e offre ulteriori spunti verso nuovi stimolanti settori di ricerca. Mi riferisco in particolare alla forte legittimazione scientifica che queste pratiche incontrano oggi in alcune teorie della Fisica Quantistica.


Inoltre, c’è una forte curiosità e attenzione nei confronti della meditazione e delle altre pratiche bioenergetiche (Qi Gong, Tai Qi, ecc.). Le perplessità o le blande resistenze presenti oggi sono per lo più legate all’ignoranza.

Pensa che le discipline bionaturali possano essere promosse in ambito ospedaliero (pazienti e personale) da operatori professionisti o che debbano essere solo i medici a farlo?

La meditazione, lo shiatsu, la musicoterapia, la naturopatia e il qi gong sono pratiche che possono essere insegnate da chiunque abbia fatto un percorso formativo ad hoc. Questo però oggi è anche un problema.
La qualità dell’insegnamento con maestri e docenti seri e qualificati è il problema reale di questi percorsi formativi. Purtroppo, a fianco di associazioni e strutture formative serie, è nata anche una pletora di scuole di basso profilo che non solo squalificano le scuole più accreditate ma spesso denotano ben altri fini che non quello della formazione.
Per quanto riguarda l’applicazione di queste discipline nelle strutture sanitarie, per forza di cose, a oggi chi le propone deve essere un sanitario a intrattenere un rapporto di dipendenza nel Servizio Sanitario Nazionale.

SABRINA SERVUCCI nasce a Roma ma vive in Brianza dal 1983. Dopo aver lavorato nel marketing e nella comunicazione, dal 2001 si occupa professionalmente di Shiatsu e insegna Qi Gong.
Coltiva la sua passione per la scrittura in molteplici forme: sceneggiature per fumetti, articoli, poesie, canzoni, aforismi, umorismo, testi per il teatro. Ha collaborato a diversi libri come editor-curatrice e da luglio 2019 collabora come redattrice con la rivista digitale “Cure Naturali”.
Ha pubblicato il saggio “Punto di conTatto - Quando lo shiatsu entra in ospedale” (Infinito Edizioni, 2015), “E ancora RidiAmo! - La carica dei 101 pensieri “amoristici” (poco zen)” (umorismo) e “Le mie parole per dirlo – Verso di me” (poesia).
E' presente su Facebook, dove gestisce una pagina per ognuno dei suoi libri, e LinkedIn.

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