Sharri Markson: la giornalista/star di Sky Australia espone i leaks del PCC

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Si è verificata un’importante fuga di notizie da Shanghai. Un registro con i dettagli di quasi due milioni di membri del PCC è stato sottratto alla rete cinese esponendo così membri operanti in tutto il globo e sollevando anche il coperchio sul modus operandi del partito sotto Xi Jinping, dice Sharri Markson.

La Markson ha dichiarato che il leak o fuga di notizie, include nomi, posizione nel partito, data di nascita, numero di carta d’identità ed etnia.

La conduttrice di Sky News e redattrice di punta del Daily Telegraph, una delle principali testate australiane (da notere il leggero conflitto d’interesse, ndr) afferma avventatamente sull’episodio:

“Si ritiene che sia la prima fuga di notizie del suo genere al mondo”.

A questa dichiarazione fallace e filoccidentale, seppur in piccola parte veritiera, non va dato a mio parere molto peso visti tutti i leaks degli ultimi decenni che la smentiscono abbondantemente.

Ricordo che l’affascinante Markson, prima ancora di compiere trentacinque anni, era già l’editrice politica nazionale del Daily Telegraph, conduttrice e commentatrice di Sky News, ex redattrice dei media e scrittrice senior presso The Australian ed ex redattrice di CLEO Australia. Con un peso mediatico del genere, titanico e per giunta ottenuto prestissimo, va da sé che la sua linea non potesse divergere da quella “anglodemocratica” pro USA e quindi pro Israele che risponde alle regole d’ingaggio del player Australia con mamma Londra. Per essere ancora più precisi, oltre ad aver difeso strenuamente Trump in diretta nazionale sul canale Sky Australia e ad essersi ora accanita sul figlio di Biden Hunter, la Markson nel giugno 2018 ha partecipato al programma Rambam Fellowship sponsorizzato dall’AIJAC (The Australia/Israel & Jewish Affairs Council, ndr) in Israele, insieme ad altri giornalisti e politici. Secondo l’Australian Jewish News (…, ndr), la Markson “ha scoperto che Israele è stata un’esperienza illuminante come giornalista, ma ha anche scoperto un profondo risveglio emotivo dentro di lei come ebrea australiana mentre visitava il Muro Occidentale per la prima volta”. Questo andava detto per capire da che pulpito provengano le informazioni seguenti.

Tornando alle sue dichiarazioni sul caso, la figlia del celebre Mark Markson dice che “La cosa sorprendente di questo database non è solo che espone membri del partito comunista che ora vivono e lavorano in tutto il mondo, dall’Australia agli Stati Uniti al Regno Unito, bensì solleva il coperchio sull’operato del partito sotto il presidente Xi Jinping“.

La giornalista continua riportando che la fuga di notizie dimostra che i rami del partito sono incorporati in alcune delle più grandi aziende del mondo e persino all’interno di agenzie governative.

“I rami del partito comunista sono stati istituiti all’interno delle società occidentali, consentendo l’infiltrazione di quelle società da parte dei membri del PCC – che, se chiamati, rispondono direttamente al partito comunista, al presidente stesso”. “Insieme ai dettagli di identificazione personale di 1,95 milioni di membri del partito comunista, per lo più da Shanghai, ci sono anche i dettagli di 79.000 rami del partito comunista, molti dei quali all’interno di società”.

La Markson sostiene che la fuga di notizie è una grave violazione della sicurezza che potrebbe mettere in imbarazzo Xi Jinping.

“Metterà anche in imbarazzo alcune aziende globali che sembrano non avere attuato alcun piano per proteggere la loro proprietà intellettuale dal furto. Dallo spionaggio economico“.

La Markson qui dice bene, perchè di spionaggio si tratta. E lo spionaggio sulla Cina ha luogo quando anche “i tuoi” sono infiltrati in quello Stato. Ovviamente però la versione ufficiale è che i dati sono stati estratti da un server di Shanghai da dissidenti cinesi, informatori, nell’aprile 2016, che li hanno utilizzati per scopi di controspionaggio. E certo. Continua la Markson:

“Il tutto è poi trapelato a metà settembre al gruppo bipartisan internazionale appena formato, l’Alleanza interparlamentare sulla Cina – gruppo composto da 150 legislatori in tutto il mondo. Il materiale è stato poi fornito a un consorzio internazionale di quattro organizzazioni mediatiche, The Australian, The Sunday Mail nel Regno Unito, De Standaard in Belgio e un editore svedese, per analizzarlo negli ultimi due mesi, ed è ciò che abbiamo fatto”.

La giornalista poi chiosa:

“Vale la pena notare che non vi è alcuna prova che questi membri abbiano commesso spionaggio, ma preoccupa che l’Australia o queste società potessero essere a conoscenza dei membri del PCC. Per questa evenienza sono state prese misure per proteggere i loro dati e i loro membri” .

Il gioco della falsa democrazia occidentale che nascostamente va a nozze con il suo braccio armato comunista, non è certo una novità. La prima si veste bene parla e sorride, il secondo lavora, tace e agisce. Quando la tensione del sistema è troppa ci si scambia un po’ di insulti, si fanno venire fuori un po’ di leaks tanto per far sfiatare e raffreddare il motore, così i politici e il popolo sono contenti e si può tornare a giocare. Cambiano i metodi ma la sostanza rimane, quando si è divisi e si gioca a dividere poi le cose vengono a galla e non c’è modo di coprirle se non continuando a spostare l’attenzione della gente. Vale sempre il vecchio detto, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!

Veneto. Dopo l’esperienza come curatore di magazine e libri, approfondisce il mondo dell’editoria digitale e del marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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