Negazionista ricoverato per Covid, la sua vita è ora legata all’ossigenatore

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di Giacomo Torresi –

Daniele Egidi, 54 anni di Fano, è un ex negazionista del coronavirus. Fino a non molto tempo fa era convinto che la pandemia fosse una messa in scena, una banale influenza curabile a casa. Come tanti negazionisti aveva la certezza incrollabile che le immagini della corsie ospedaliere fossero “retorica del potere” e niente più.

Sono attaccato all’ossigeno ma respiro ancora male. La polmonite c’è. Volevo anche dire che sul Covid19 non avevo capito niente o non volevo capire niente. Rifiutavo inconsciamente l’idea che la pandemia fosse grave, minimizzavo culturalmente l’ emergenza sanitaria. Appena arrivato in ospedale, prima ancora di andare in camera, ho visto passare davanti a me 7 codici rossi per covid, cioè sette persone gravissime che avevano la precedenza. Lì, in quel momento, mi sono detto che ero stato fuori dal mondo, cieco di fronte alla realtà

Questo prima di essere contagiato da Sars-Cov-2. Dopo 7 giorni di febbre tra 37 e 38 gradi, la saturazione è scesa ed è stato necessario il ricovero in ospedale a Pesaro. La diagnosi: polmonite bilaterale.

Il 54enne, intervistato dal giornale Il Resto del Carlino, aggiunge: “forse è anche brutto dirlo e nemmeno giusto ma per rendersi conto davvero su ciò che stiamo vivendo, bisogna passarci. Ho visto che non c’era nulla di inventato in quelle immagini televisive degli ospedali stracolmi, delle terapie intensive al collasso, degli ospedali da campo, della gente che muore. Sto cercando di capire perché rifiutavo di accettare l’allarme per il Covid19“.

Stupisce ancora di più che una persona come lui, un tecnico informatico descritto dal giornale come una persona “colta” e “mite“, si fosse lasciato irretire dalla retorica negazionista sul virus. Un caso emblematico.

Forse non condividevo la gestione dell’emergenza pensando che ci fosse un altro modo, e questo mi portava a non dare reale importanza alla pandemia. E poi sminuivo il lavoro sanitario, quei medici e infermieri che come palombari curavano i malati. Li credevo più o meno attori magari inconsapevoli di una generale messinscena. Invece è tutto vero“.

Daniele Egidi l’ha dovuto imparare a sue spese. Ora sta un po’ meglio, ma fa ancora fatica a respirare. A prendersi cura di lui ci sono quegli operatori sanitari che lui riteneva fossero parte della messa in scena.

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