I social media censurano i post “violenti” di Trump

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Facebook Inc. e Twitter Inc. hanno rimosso i post del presidente Trump e bloccato temporaneamente i suoi account. Le piattaforme di social media hanno inteso reprimere i contenuti che potrebbero alimentare ulteriormente le rivolte nella capitale degli Stati Uniti.

Mercoledì 6 gennaio, i social media hanno censurato vari post di Trump che ritenevano incitassero alla violenza.

Twitter in primo luogo ha affermato la sua intenzione di limitare la capacità degli utenti di condividere contenuti, incluso un video sulle rivolte di Trump, a causa del “rischio di violenza”, aggiungendo che la piattaforma sta adottando altre misure per rallentare la diffusione di contenuti potenzialmente pericolosi. Twitter in seguito ha affermato di aver richiesto la rimozione di molti dei post di Trump, compreso quello con un video molto discusso, affermando che rappresentavano “violazioni ripetute e gravi” delle sue politiche. La società ha affermato di aver bloccato il suo account per 12 ore e ha avvertito che ulteriori violazioni delle sue regole potrebbero portarla a sospendere definitivamente l’account di Trump.

Facebook e YouTube hanno a loro volta rimosso il suddetto video di Donald Trump nel pomeriggio del 6 gennaio. Facebook ha rimosso un successivo post del presidente e ha riferito la sua volontà di impedirgli di pubblicare per 24 ore sia sulla sua piattaforma principale che dal suo account Instagram a causa di violazioni ripetute delle politiche interne.

“Questa è una situazione di emergenza e stiamo quindi adottando misure di emergenza appropriate, inclusa la rimozione del video del presidente Trump”, ha scritto mercoledì su Twitter Guy Rosen, vicepresidente per l’integrità di Facebook . “L’abbiamo rimossa perché a conti fatti crediamo che contribuisca piuttosto che diminuire il rischio di violenza in corso”.

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