America

Il Paradosso Americano: l’Etnocentrismo Bianco

/
7 mins read

di Follotitta –

Chi ha tentato la scorsa settimana di sovvertire l’ordine democratico della Repubblica in America, aveva perfettamente ragione. Almeno dal punto di vista di un ragionamento ristretto ad un angolo così acuto da escludere qualsiasi altro tipo di apertura mentale. Al grido di “stop di steal” un manipolo di esaltati, spinti all’esterno del Capitol da migliaia di facinorosi, rivendicavano il “loro” diritto ad eleggere il “loro” presidente senza l’interferenza, assolutamente illegale, sempre secondo “loro”, del voto nero, o latino, o di altre minoranze non cristiane. “Stop the steal”, ovvero l’America appartiene a noi e solo a noi. Gli altri sono non entità, zero assoluti, e non hanno diritto ad alcun diritto, meno fra tutti, quello di votare e rubare (steal) una elezione. In questa prospettiva, la favolistica su brogli e irregolarità elettorali va rimossa; non ci crede nessuno e forse ancor meno, “loro”: sotto l’assalto al Capitol c’è il leitmotiv di sempre: l’etnocentrismo bianco dell’America.  

Di cosa parliamo in questo articolo

Stop the steal!

Ma chi sono questi “loro” che accampano la proprietà della prima repubblica democratica della storia moderna? Si potrebbe pensare che siano legati all’estremismo più violento: suprematisti bianchi, proud boys, q’anon, ecc. Non è così, infatti provengono da tutte le file del conservatorismo, anche il più moderato, degli USA; e nell’assalto al Capitol vi si sono trovati immischiati anche poliziotti o membri in licenza delle forze armate, provenienti da tutti gli angoli del territorio americano; per capirci, gente che ha giurato di difendere la Costituzione. 

D’altra parte, prima del comizio di Trump e dei suoi accoliti, che incitava ad interrompere la seduta del Parlamento che stava certificando l’elezione di Biden, vi erano stati altri segnali premonitori; uno fra tutti quello di una neo-eletta, dell’Illinois, alla Casa dei Rappresentanti, tale Mary Miller, una repubblicana, che se ne era uscita con un “Hitler aveva ragione”, durante un comizio rivolto alle mamme americane. Giusto per far capire il grado di depravazione a cui è giunto il GOP, una volta il partito di Lincoln. Un partito che strizza l’occhio all’estremismo più becero, attraverso una narrazione completamente falsificata della realtà; ed apre la strada a gente che ha giracchiato per il Capitol con magliette inneggianti ad Auschwitz ed all’idea che 6 milioni di ebrei assassinati nell’Olocausto non siano stati sufficenti a placare la loro sete di odio.

La storia giustamente ricorderà la violenza al Capitol come un momento di disonore e vergogna per la nostra nazione”, ha scritto il Presidente Obama all’indomani del fallito colpo di stato (che di questo in realtà si è trattato) del 6 gennaio 2021. Completamente sottovalutato, anche se completamente prevedibile, dopo che per due mesi, Trump, i suoi fiancheggiatori politici, e l’ecosistema dei media conservatori, non hanno fatto altro che martellare l’opinione pubblica, specie quella meno informata e critica, con la favola di elezioni rubate attraverso brogli fra i più fantasiosi; si è persino parlato dell’intervento pernicioso di Hugo Chavez, il Presidente del Venezuela, morto nel 2013 (ups! ma nel coacervo di menzogne, che i morti resuscitino è assolutamente normale).

America

Il colpo di Stato fallito

Si è trattato di un vero e proprio golpe pianificato, in cui l’unica cosa non prevista è stata il suo fallimento. Così come non si era anticipato l’immediato ritorno dei congressisti a completare il loro lavoro e la certificazione ufficiale da parte di Pence, durante la notte, dell’elezione di Biden a Presidente. Né si era previsto l’orrore che avrebbe suscitato nella maggioranza degli americani, né la reazione dei legislatori, inclusi molti repubblicani, che avrebbero risposto con rabbia, piuttosto che con paura.

E certamente Trump non aveva anticipato le conseguenze di un gesto che lo porterà ad essere l’unico presidente americano a subire per due volte, in un solo termine di 4 anni, un processo di impeachment.

Ma in tutto questo vi è una costante: ad ogni accenno, anche minimo, di progresso da parte della comunità di colore, nella repubblica americana, si scatena una reazione, da parte del suprematismo bianco, basata sulla forza bruta. Dai tempi pre-rivoluzionari, in cui gentaglia bianca assaltava neri liberi solo perché insolenziti dalla loro esistenza; durante la Guerra Civile; nel periodo seguente alla Ricostruzione, per punire l’auto determinazione nera; nella violenta resistenza ai diritti civili; nella panico genesi del Tea Party; ed infine con il trumpismo in diretta contrapposizione all’elezione del primo presidente nero. Analizzato in questo fondale storico, l’insurrezione del 6 gennaio era tanto prevedibile quanto il seguire della notte al giorno.

E per quanto la cronaca di oggi o la storia di domani, possano attribuire questo fallito colpo di stato al desiderio di “giustizia” nel rettificare frodi o irregolarità elettorali non provate, in realtà questo non è stato altro che il tentativo della gentaglia bianca di riguadagnare il controllo di una terra che, secondo “loro”, gli apparterrebbe sin dai tempi di Colombo (storia di una brutta conquista che abbiamo raccontato QUI). E quindi di riguadagnare il controllo della soppressione del voto nero in America, che finalmente questa elezione ha contrastato con strategie che non promettono niente di buono per l’avvenire del suprematismo bianco.

E se qualcuno pensa che questa contrapposizione violenta al progresso democratico (alla fine di questo si è trattato) possa vanificarsi sotto il peso del proprio fallimento, non ha prestato attenzione a quanto il partito repubblicano da sempre, ma in maniera parossistica con Trump, abbia corteggiato ed illuso la frangia più estrema della supremazia bianca americana, incoraggiata ed autorizzata a sentirsi messaggera di una rivoluzione “patriottica” (in questo caso sinonimo di fascista), da opporre ad una democrazia che oggi, più che mai, si appoggia principalmente sulle odiate minoranze di colore.        

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

dpcm-Conte-Italia-covid19-pandemia
Articolo Precedente

Approvato nuovo DPCM: stop all’asporto dopo le 18 e musei aperti in zona gialla

Articolo Successivo

Al Vicolo di Milano un ciclo di mostre per parlare del Climate Change

Ultime News