Trump e il mistero della stampa italiana

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di Follotitta –

Seguire le vicende italiane dovrebbe essere proibito da una qualche autorità medica: questa inclinazione, specie se compulsiva, può condurre a serie conseguenze del sistema neurovascolare di qualsiasi organismo. Un po’ come succede negli USA con Trump.

Per quanto posso lo evito, ma ogni tanto mi capita di prestare attenzione alla nostra informazione quando si occupa di vicende americane. Non dovrei farlo, perché sempre più sembra che, sia la Rai che Mediaset, siano un megafono di disinformazione, alla stregua di Fox News dall’altra parte dell’Atlantico. 

Il compito del giornalista è semplice: riportare fatti. Le opinioni, specie quelle proprie, complicano le cose. 

A me sembra che, dopo 24 mila menzogne certificate diffuse da Trump nei 4 anni di una presidenza sciagurata, un giornalista con un minimo di buon senso, eviterebbe di riportare, senza contestarlo minimamente e quasi per intero, il suo discorso di addio. Eppure è quello che ha fatto la Rai, continuando sino alla fine a distribuire propaganda incoerente e puerile.

Nel mio sfortunato zapping mediatico ho potuto guardare la solita giornalista Rai che, come quasi tutti i suoi colleghi, ha la maleducazione di fare domande, senza permettere di fare articolare le risposte, che ha voluto aggiungersi a questa mania disinformativa. Riguardo al secondo “impeachment” di Trump, ne ha contestato sia l’opportunità, vista la vicinanza con la fine del mandato presidenziale, che la legalità, visto che al momento del giudizio del Senato, Trump non sarà più presidente, ma privato cittadino.

Ebbene, per quanto riguarda l’opportunità, il giudizio non spetta ad un giornalista ma, se mai, alla Speaker Pelosi (Nancy Patricia Pelosi, nata D’Alesandro – Baltimora, 26 marzo 1940 – è una politica statunitense. Presidente (Speaker) della Camera dei rappresentanti dal 2007) ed in ultima istanza al popolo americano. Tenderei a far notare che incitare alla sovversione dell’ordine democratico con un colpo di stato, è un crimine federale negli Stati Uniti e va censurato al minimo con un “impeachment”; ricordiamo anche che, secondo la Costituzione Americana, un presidente in carica non può essere incriminato in nessun’altra maniera. Per quanto riguarda la legalità, posso assicurare, e non è una mia opinione, che il proseguimento di un processo di “impeachment” al Senato, per un presidente non più in carica, è discrezionale; quindi in un Senato in cui i democratici hanno ormai la maggioranza (la VP Harris ne rompe il pareggio 50-50), Trump sarà giudicato e basteranno 67 voti per condannarlo.

Ed in questo caso perderà il diritto a ricoprire cariche pubbliche e quindi a ripresentarsi alle elezioni nel 2024. Cosa che, a questo punto, è più che auspicabile non solo per i democratici, ma anche per molti repubblicani.

A molto giornalismo italiano, le vicende del 6 gennaio sono sembrate più parte del folclore, che un campanello di allarme per la democrazia (e non solo di quella americana). Evidentemente è meno impegnativo soffermarsi allo sciamano con le corna, che approfondire il significato destabilizzante di un assalto unico nella storia e, per traslato, alle sue conseguenze a livello internazionale.

Ma per chi considera Trump un presidente degno ancora di essere citato, vorrei, “for the record”, annotare alcuni punti, con la speranza di non dovere mai più tornare sul personaggio.

Trump è il presidente per il quale i messicani sono tutti “stupratori e spacciatori”; è il narcisista che affermò che l’elezione del 2016 era truccata per aver perso il voto popolare; il lunatico che ha propagato 25 mila menzogne certificate; il fallito uomo d’affari con una inspiegabile deferenza per Putin e compagnia autocratica; che ha dichiarato i media nemici del popolo; che se ne è fregato dell’assassinio di Jamal Khashoggi; il razzista che ha interdetto ai musulmani di entrare negli SU; che ha separato famiglie al confine ed ha imprigionato bambini; che dopo i fatti di Charlottesville, ha assicurato vi fossero anche fra i neonazisti brave persone; il genio per il quale la pandemia sarebbe sparita a breve, come per miracolo e che, per aver sottostimato le contromisure, si è reso responsabile in una certa misura per la morte di 400 mila americani per covid; il sedizioso che per 2 mesi e mezzo ha cercato in tutti i modi di sovvertire il volere del popolo, incitando persino una insurrezione di estrema destra. A causa di ciò, è stato anche cacciato da tutti i principali social media (QUI, QUI e QUI). Senza contare il primo “impeachment”, sempre col vizietto di abusare di un potere mal riposto.

Questo è Trump ed una minima parte dei fatti che lo riguardano e lo squalificano. Che in Italia ancora vengano riportati i suoi discorsi come se fossero una cosa seria è semplicemente inconcepibile. Anzi, tornando alla presunta funzione del giornalismo, decisamente un mistero.                     

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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