Vegetariani subito

Cosa succederebbe se diventassimo tutti improvvisamente vegetariani?

///
12 mins read

Eliminare la carne dalla nostra dieta e diventare improvvisamente vegetariani porterebbe una gran quantità di benefici sia alla nostra salute che a quella del pianeta, ma potrebbe anche danneggiare milioni di persone, almeno nel breve e nel medio termine.

Le persone diventano vegetariane per una serie di motivi. Alcuni lo fanno per alleviare la sofferenza degli animali, altri perché vogliono perseguire uno stile di vita più sano. Altri ancora sono fan della sostenibilità o desiderano ridurre le emissioni di gas serra.

Non importa quanto i loro amici carnivori possano negarlo, i vegetariani hanno un punto forte dalla loro: eliminare la carne dal menù offre molteplici benefici. E più sono le persone che effettuano questo passaggio, più quei vantaggi si manifesterebbero su scala globale.

Ma se tutti diventassero vegetariani convinti, ci sarebbero seri inconvenienti per milioni, se non miliardi, di persone.

Fattore clima

“È davvero la storia di due mondi”, afferma Andrew Jarvis del Centro internazionale per l’agricoltura tropicale della Colombia. “Nei paesi sviluppati, il vegetarianismo porterebbe tutti i tipi di benefici ambientali e per la salute. Ma nei paesi in via di sviluppo ci sarebbero effetti negativi in ​​termini di povertà “.

Se il vegetarianismo fosse adottato entro il 2050, eviterebbe circa 7 milioni di morti all'anno, mentre il veganismo ridurrebbe tale stima fino a 8 milioni (Credit: iStock)

Jarvis e altri esperti del centro hanno ipotizzato uno scenario mondiale senza carne.

In primo luogo, hanno esaminato il cambiamento climatico. La produzione alimentare rappresenta da un quarto a un terzo di tutte le emissioni di gas serra di origine antropica nel mondo e il peso maggiore di tali numeri ricade sull’industria del bestiame. Nonostante ciò, il modo in cui le nostre scelte alimentari influenzano il cambiamento climatico è spesso sottovalutato. Nel nord industrializzato una famiglia media di quattro persone emette più gas a effetto serra a causa della carne che mangia rispetto all’uso giornaliero di due auto, ma sono le auto, non le bistecche, che vengono regolarmente demonizzate nelle discussioni sul riscaldamento globale.

La maggior parte delle persone non pensa alle conseguenze del cibo sul cambiamento climatico – Tim Benton

“La maggior parte delle persone non pensa alle conseguenze del cibo sul cambiamento climatico”, afferma Tim Benton, esperto di sicurezza alimentare presso l’Università di Leeds. “Ma anche solo mangiare un po’ meno carne in questo momento potrebbe migliorare le cose per i nostri figli e nipoti.”

Marco Springmann, ricercatore presso il programma Future of Food della Oxford Martin School, insieme ai suoi colleghi ha costruito modelli al computer che predicono cosa succederebbe se tutti diventassero vegetariani entro il 2050. I risultati indicano che – in gran parte grazie all’eliminazione della carne rossa – le emissioni legate al cibo diminuirebbero di circa il 60%. Se invece il mondo diventasse vegano, il calo delle emissioni sarebbe intorno al 70%.

“Abbiamo scoperto che è possibile stabilizzare il rapporto tra le emissioni legate al cibo e tutte le emissioni se tutti adottassero una dieta a base vegetale”, afferma Springmann. “Questo scenario non è molto realistico, ma sottolinea l’importanza che le emissioni legate al cibo giocheranno in futuro”.

Il vegetarianismo globale potrebbe avere un impatto maggiore sugli agricoltori del mondo in via di sviluppo (Credit: iStock)

D’altra parte, il vegetarianismo globale potrebbe avere un impatto maggiore sugli agricoltori del mondo in via di sviluppo (Credit: iStock)

Anche il cibo, in particolare il bestiame, occupa molto spazio – una fonte di emissioni di gas serra dovute alla conversione del suolo e alla perdita di biodiversità. Dei circa cinque miliardi di ettari (12 miliardi di acri) di terreno agricolo del mondo, il 68% è utilizzato per il bestiame.

Se tutti diventassero vegetariani entro il 2050, le emissioni legate al cibo diminuirebbero del 60%

Se dovessimo diventare vegetariani, idealmente dedicheremmo almeno l’80% di quei pascoli al ripristino di praterie e foreste, che catturerebbero il carbonio e allevierebbero ulteriormente il cambiamento climatico. Il restante 10-20% dell’ex pascolo potrebbe essere utilizzato per coltivare più raccolti per colmare le lacune nell’approvvigionamento alimentare. Un dato: un terzo della terra attualmente utilizzata per i raccolti è dedicata alla produzione di cibo per il bestiame, non per l’uomo.

In questo scenario va introdotto un aspetto non di poco conto però, quello economico. La vita di molte persone, soprattutto nel sud non industrializzato, dipende in larga misura dagli allevamenti di bestiame.

Carriere carnivore

Le persone attualmente impegnate nell’industria del bestiame, nello scenario proposto, avrebbero bisogno di assistenza per la transizione verso una nuova carriera. La cosa sarebbe possibile sostituendo i pascoli con il rimboschimento o producendo bioenergia dai sottoprodotti delle colture attualmente utilizzati come mangime per il bestiame.

Alcuni agricoltori potrebbero anche essere pagati per mantenere il bestiame a fini ambientali. “Qui in Scozia l’ambiente delle Highlands è artificiale perché basato in gran parte sul pascolo delle pecore”, dice Peter Alexander , un ricercatore in modellazione dei sistemi socio-ecologici presso l’Università di Edimburgo. “Se portassimo via tutte le pecore, l’ambiente sarebbe diverso e ci sarebbe un potenziale impatto negativo sulla biodiversità”.

Se non dovessimo fornire chiare alternative di carriera e sussidi agli ex dipendenti legati al bestiame, nel frattempo, dovremmo probabilmente affrontare una significativa disoccupazione e sconvolgimenti sociali, specialmente nelle comunità rurali con stretti legami con questa industria.

Se la carne fosse eliminata dai menu, gli effetti economici in tutto il mondo sarebbero profondi (Credit: iStock)

Se la carne fosse eliminata dai menu, gli effetti economici in tutto il mondo sarebbero profondi, quindi. (Credit: iStock)

Ma anche i piani meglio preparati probabilmente non sarebbero in grado di offrire mezzi di sussistenza alternativi per tutti. Circa un terzo della terra del mondo è composta da pascoli aridi e semi-aridi che possono sostenere solo l’agricoltura animale. In passato, quando le persone hanno tentato di convertire parti del Sahel – un’enorme striscia di Africa est-ovest situata a sud del Sahara a nord dell’equatore – dal pascolo del bestiame ai terreni coltivati, ne sono seguite desertificazione e perdita di produttività. “Senza il bestiame, la vita in determinati ambienti sarebbe probabilmente impossibile per alcune persone”, dice Ben Phalan, che ricerca l’equilibrio tra la domanda alimentare e la biodiversità presso l’Università di Cambridge. “Parleremmo di un’enorme quantità di perturbazioni economiche”.

Inoltre, anche coloro la cui intera sussistenza non dipende dal bestiame ne soffrirebbero. Basti considerare che la carne è comunque una parte importante della storia, della tradizione e dell’identità culturale. 

Effetti sulla salute

Il dato: il vegetarianismo mondiale entro il 2050 porterebbe a una riduzione della mortalità globale del 10%

Lo studio del modello computerizzato di Springmann ha mostrato che, se tutti diventassero vegetariani entro il 2050, vedremmo una riduzione della mortalità globale del 6-10%, grazie a una diminuzione delle malattie coronariche, del diabete, dell’ictus e di alcuni tipi di cancro. Siamo ben oltre i livelli comunque allarmanti di una pandemia, come quella che stiamo vivendo a causa del Covid-19. Ma l’alimentazione a base di carne è talmente tanto parte della nostra cultura e delle nostre abitudini, che non ci allarmiamo più di tanto per questi dati. Alcune malattie sono semplicemente accettate.

L’eliminazione della carne rossa rappresenta solo la metà della soluzione. I restanti benefici sono dovuti alla riduzione del numero di calorie che le persone consumano e all’aumento della quantità di frutta e verdura che mangiano. Il vegetarianismo globale eviterebbe circa 7 milioni di morti all’anno, mentre il veganismo ridurrebbe tale stima fino a 8 milioni. Un minor numero di persone affette da malattie croniche legate al cibo significherebbe anche una riduzione delle spese mediche, e un risparmio di circa il 2-3% del prodotto interno lordo globale. 

Anche i piani meglio preparati probabilmente non sarebbero in grado di offrire mezzi di sussistenza alternativi per tutti (Credito: iStock)

Ma realizzare questi benefici previsti richiederebbe la sostituzione della carne con sostituti nutrizionalmente appropriati. I prodotti animali contengono più nutrienti per caloria rispetto ai prodotti vegetariani di base come i cereali e il riso, quindi sarebbe importante scegliere il giusto sostituto, soprattutto per gli oltre due miliardi di persone denutrite. 

La soluzione moderata

Fortunatamente, il mondo intero non ha bisogno di convertirsi al vegetarianismo o al veganismo per raccogliere molti dei benefici descritti.

E’ la moderazione nella frequenza del consumo di carne e nella dimensione delle porzioni la chiave. Uno studio ha rilevato che semplicemente conformarsi alle raccomandazioni dietetiche dell’Organizzazione mondiale della sanità ridurrebbe le emissioni di gas serra del Regno Unito del 17%, una cifra che diminuirebbe di un ulteriore 40% se i cittadini evitassero gli snack trasformati che contengono prodotti animali. “Questi sono cambiamenti nella dieta che i consumatori noterebbero a malapena, come avere nel piatto un pezzo di carne leggermente più piccolo”, dice Jarvis. “Lo scenario non deve essere per forza o vegetariano o carnivoro.”

Alcune modifiche al sistema alimentare incoraggerebbero anche tutti noi a prendere decisioni alimentari più sane e più rispettose dell’ambiente, afferma Springmann, come mettere un prezzo più alto sulla carne e rendere frutta e verdura fresca più economiche e più ampiamente disponibili. Eviteremmo, tra l’altro lo spreco dovuto all’eccesso di cibo.

“C’è un modo per avere sistemi a bassa produttività che sono ad alto benessere animale e ambientale – oltre che redditizi. Produrre meno carne ma produrla meglio” dice Benton. “In questa visione, gli agricoltori ottengono lo stesso identico reddito. Stanno solo crescendo animali in un modo completamente diverso. Migliore”.

In effetti, esistono già soluzioni chiare per ridurre le emissioni di gas serra dall’industria del bestiame. Quello che manca è la volontà di attuare questi cambiamenti.

Articolo Precedente

Il Vessel di New York chiude dopo il terzo suicidio

LGBT
Articolo Successivo

Gabardini: LGBT, Orban, Bibbia e omosessualità

Ultime News

E’ buono per me?

di Chiara Narracci – Sociologa – Il “WORLD HAPPINESS REPORT” è una classifica dei Paesi più