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Gabardini: LGBT, Orban, Bibbia e omosessualità

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Di Nicola Venturini –

Tratto da un post di Carlo Giuseppe Gabardini, conosciuto dal grande pubblico per aver vestito i panni di Olmo Ghesizzi della celebre sitcom Camera Cafè nonché per essere lo screenwriter della docuserie SanPa – Luci e Tenebre di San Patrignano.

Il post

Ho letto che Orban (presidente ungherese, ndr)– che è quel signore che legifera e governa da solo l’Ungheria essendosi assegnato pieni poteri e davvero non si capisce come noi europei si possa accettare tutto ciò in silenzio – ha imposto che sui libri di favole LGBT venga apposto in evidenza un disclaimer che allerti che quel volume DESCRIVE UN COMPORTAMENTO INCOERENTE CON I RUOLI DI GENERE TRADIZIONALI.
Quindi ci sta dicendo che fanno invece coerentemente parte della tradizione della sua famiglia: far ingrassare bambini in gabbia per poi mangiarli, gettare vecchiette nel forno, abbandonare nel bosco ragazze bellissime nel letto di sette minatori nani, limonare con fanciulle in coma farmacologico.
Ma soprattutto, nell’accogliere la sua proposta, direi a questo punto di allargarla a tutto. Non vogliamo mettere un disclaimer su “Morte a Venezia” di Thomas Mann? E Lolita? Ma anche Raskolnikov è fuori legge nel suo delitto precedente al castigo, perché non bollare la copertina con: CONTIENE REATO? E sulla Bibbia? Credo serviranno copertine giganti se corresse l’obbligo di apporre un chiaro disclaimer per ognuno degli orrori descritti in quei testi.
Senta, signor Orban, pensavo che anche la bollinatura LGBT a questo punto pretendiamo che sia completa, affinché tutti sappiano: un disclaimer su ogni disco di Chopin che ricordi la sua omosessualità sempre negata; un disclaimer su tutti i libri di Hans Christian Andersen (sì, quello della Sirenetta, che infatti – le svelo un segreto – parla di diversità, non di pesce); un bel disclaimer su ogni computer con su scritto: “Io esisto grazie a Turing, gay”.
Domanda: che tipo di disclaimer intende apporre sul suo grande amico Jozsef Szajer, omofobo esemplare che ha approvato assieme a lei leggi vergognose contro i gay, prima di farsi beccare in un’orgia a Bruxelles a giocare a incularello con 23 uomini e tentare la fuga dalla grondaia? Come segnaliamo questo a tutti gli ungheresi prima che ci caschino di nuovo?
Idea: forse potreste, tutti voi del vostro partito, tatuarvi in fronte – con quel bel carattere romano di una volta che vi piace tanto – l’elegante disclaimer FSNVMP, il semplice acronimo di Faccio Schifo Non Votarmi Mai Più.

Queste le parole di Gabardini, attore, screenwriter e scrittore. L’ex Olmo di Camera Cafè, forse il personaggio per me più simpatico della serie, nel 2013 a seguito del suicidio, a Roma, di un ventunenne omosessuale che si sentiva discriminato a causa del proprio orientamento sessuale, ha scritto una lettera aperta, poi pubblicata dal quotidiano la Repubblica, condannando l’omofobia e facendo egli stesso coming out. Da quel momento è stato molto attivo contro il bullismo omofobico e la patologizzazione/depatologizzazione dell’omosessualità attraverso la produzione di diversi video e libri, partecipando in tutta Italia come ospite a numerosi eventi, manifestazioni e Pride a tematica LGBT.

L’ossessione della parità

Ora, non si può non dissertare sul pasticcio che è questo post. Ovviamente in questo tempo di universalismo, LGBTismo e tuttovabenismo i temi caldi, che è meglio non trattare se non in ottica sciovinista, sono ormai tantissimi. Viviamo l’epoca della censura democratica, un paradosso in termini. Tra Facebook, Instagram e Twitter che censurano senza pietà, Whatsapp che fa il furbo con i big data, Youtube che chiude canali scomodi, Hollywood che stabilisce una “quota LGBT” in ogni produzione, Disney + che blocca la visione sotto i 7 anni di classici come Dumbo, Aristogatti e Peter Pan per istigazione al razzismo, la censura sta ormai entrando di nascosto nelle nostre menti, indorata dal buonismo e dal pietismo verso una non ben chiara entità chiamata “diversità”.

Ovviamente lo sfogo ricade poi, come nel caso di Gabardini e di migliaia d’altri, su Bibbia, Cristianesimo, famiglia. Questi sono i sacrosanti valori che si vogliono stirare, allargare, sverginare fino alla loro totale perdita e annacquamento. Questa “ossessione per la parità” in ogni ambito della vita, è forse la deriva mentale più dannosa di tutte. Per fare il bene si fa il male, e la storia si ripete. La diversità è fonte di vita, come lo è il divertimento, il divertere latino ossia il vivere un qualcosa di diverso, nuovo, ma sempre nella nostra unità e integrità di esseri umani, creati in questa maniera e non in un modo “diverso”. Qui non si demonizza l’omosessualità o altre diversità di genere, qui si demonizza la mentalizzazione e la forzata esteriorizzazione di aspetti profondamente biologici e quindi intimi dell’essere umano, aspetti non aperti alla discussione, a meno che non ci si faccia idoli di se stessi. E purtroppo è questa la crepa nel cuore della società moderna, il nascisismo patologico e luciferino che ci separa in noi stessi e dagli altri tramite stupide insegne e manifesti, quando invece siamo esseri maschi e femmina insieme.

Gabardini si scaglia anche contro il presidente ungherese Orban, ed è ovvio visto che nel suo intervento volto a difendere l’Europa dall’avvento della open society preconizzata da Popper e attuata da Soros, si è fatto forte della tradizione cristiana. Civiltà, ricordo, dalle cui radici tutti noi siamo venuti al mondo e siamo stati cresciuti, volenti o nolenti. L’ateismo e il tiepido laicismo, sono spesso la principale arma di combattimento dei movimenti politici, di genere, di liberazione e antidiscriminatori, ma non è nient’altro che l’altro lato della medaglia. Il lato buonista del narcisismo patologico, fondato esclusivamente sul fragile edificio mentale dell’individualismo e del nichilismo, iperalimentati dalla dipendenza tecnologica. Un edificio senza solide radici, senza legami con la realtà, con chi è venuto prima di noi, e quindi destinato a cadere.

La sana diversità

La donna non è uguale all’uomo, il matrimonio gay non è uguale a quello tra uomo e donna, la famiglia omogenitoriale non è uguale quella classica. Ma siamo tutti degni allo stesso modo davanti a chi ci ha fatti.

Lungi da me il giudicare, non è mio compito né quello di nessun altro uomo. Ma tacere su un’evidente impostura mentale, che impegnata nel processo di auto-divinizzazione di noi stessi travalica superbamente ogni limite biologico, ritengo non sia cosa da farsi.

“Godi la vita con la donna che ami,
per questi vuoti e brevi anni
che Dio ti lascia vivere.
In mezzo alle tante fatiche della vita
questa è la tua parte di soddisfazione”.

(Qohelet 9,9)

“Perciò, godi la vita, ragazzo!
Sii felice, finché sei ancora giovane.
Fà tutto quello che ti piace
e segui i desideri del tuo cuore.
Ma non dimenticare che Dio
ti chiederà conto di tutto”.

(Qohelet 11,9)

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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