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Israele e Pfizer: clausole secretate su privacy dei vaccinati

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Di Nicola Venturini –

Benjamin Netanyahu, primo ministro di Israele, già vaccinato contro il Covid, porta avanti a spron battuto la campagna di immunizzazione insieme alla campagna elettorale. Il 23 marzo gli israeliani tornano a votare e il capo del governo vuole restare tale ripetendo ai comizi e nei corridoi degli ospedali che «Israele sarà il primo Paese a sconfiggere il Coronavirus».

Il vantaggio di Israele

In pratica Israele, come al solito primo della classe per quanto riguarda politiche sanitarie e militari, diventa modello da imitare e da esportare nel mondo. Prima la vaccinazione di massa, a ritmi esorbitanti, nettamente diversa dal programma vaccinale di Stati Uniti e di altri paesi che hanno visto una lenta introduzione del vaccino. Poi la digitalizzazione completa, ed efficiente, dei registri vaccinali di tutto il Paese.

Il 5 gennaio il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu ha dichiarato che il paese è “in uno stato di emergenza”. I ministri hanno concordato un blocco di due settimane che è iniziato venerdì 8 gennaio. Il Direttore Generale Associato del Ministero della Salute, il Dr. Itamar Grotto, ha sottolineato il vantaggio iniziale di Israele dichiarando che: “Abbiamo un registro nazionale delle vaccinazioni in Israele che è stato istituito alcuni anni fa. L’intero paese è su un database”.

Insieme a Pfizer il ministro ha firmato un accordo, come ha reso noto il ministero della Salute dopo le sollecitazioni delle organizzazioni che lottano per la protezione della privacy, secondo il quale il Paese avrebbe fornito alla casa farmaceutica tutti i risultati delle vaccinazioni, compresi i dettagli di ogni singola puntura fino al braccio di inoculazione, in cambio di 10 milioni di dosi del vaccino contro il Coronavirus, compresa la promessa di spedizioni di 400.000-700.000 dosi ogni settimana.

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dalle statistiche di inizio gennaio già emerge il “vantaggio” di israele

L’allarme privacy

La notizia ha messo in allarme le organizzazioni che lottano per la protezione della privacy, questione nodale visto lo straripante mercato dei big data. L’esperimento che vede Israele diventare un laboratorio su scala nazionale preoccupa: il governo assicura che a Pfizer vengono fornite solo statistiche generali, senza dati personali. Tehilla Shwartz Altshuler, esperta dell’Israel Democracy Institute, ha spiegato che «Questa enorme quantità di informazioni può essere hackerata. A quel punto nessuno potrebbe controllare nelle mani di chi finirebbe e potrebbe essere sfruttata in futuro dalle assicurazioni o dai datori di lavoro».

Netanyahu ha contattato di persona Albert Bourla, l’amministratore delegato di Pfizer, per farsi garantire la fornitura. Secondo alcune fonti, lo Stato ebraico ha pagato molto di più per accaparrarsi le dosi, fino al doppio di americani ed europei. Il governo ha assicurato che a Pfizer vengono fornite solo statistiche generali e pubbliche, senza dati personali o che comunque potrebbero far identificare i soggetti a cui è stata somministrata la dose di vaccino.

Il programma vaccinale

Dal 20 di dicembre sono state vaccinate oltre 2 milioni e mezzo di persone e da ieri possono ricevere il vaccino anche i ragazzi tra i 16 e i 18 anni. Le fiale in Europa scarseggiano, eppure non sono mai mancate in Israele. L’obiettivo è coprire entro la fine di marzo i due terzi della popolazione (in totale 9,2 milioni) senza contare i più giovani.

Il ministero della Sanità ha firmato con Pfizer, e similmente con Moderna, un accordo di venti pagine e ha garantito di fornire tutti i risultati delle vaccinazioni, compresi i dettagli di ogni singola puntura fino al braccio di inoculazione.

L’accordo, che una petizione richiede sia rivelato, mantiene alcuni passaggi secretati: «L’obiettivo è analizzare i dati epidemiologici per determinare se l’immunità di gregge viene raggiunta dopo una certa percentuale di vaccinati». Per velocizzare le operazioni il documento è stato approvato senza il parere della commissione Helsinki deputata a definire le regole per le sperimentazioni mediche sugli esseri umani.

Nel caso in cui vengano fornite accidentalmente informazioni che rendono identificabile l’identità di un paziente, il contratto richiede a Pfizer di trattarle come riservate e di restituirle al mittente.

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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