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Gettoni per respirare a scuola: la distopia antiCovid

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Di Nicola Venturini –

Aldilà della sua reale etimologia, la parola malattia evoca un binomio composto da male attia. Quest’ultima parola può essere tranquillamente sostituita con un’altra, di uso ben più comune: azione, perciò malattia suggerisce – a ben pensarci – azione malevola o più semplicemente azione cattiva. Il significato occulto e implicito della parola è un indizio a sostegno del fatto che nel linguaggio medico è stata introdotta, nel corso dei secoli, una terminologia che appartiene affatto alla medicina, ma alla religione.

Un’azione cattiva, infatti, è qualcosa che si oppone alla buona azione. Quindi la malattia è vista come una sorta di punizione. Purtroppo le conseguenze di questa enorme impostura, forse la più grande in assoluto nella società occidentale, trovano sfogo anche sui bambini, importunati dalle folli paure viscerali radicate nei genitori e negli insegnanti.

Parola ai bambini

“Nella mia classe abbiamo diritto a 3 gettoni al giorno per bambino: questi gettoni vengono utilizzati quando dobbiamo uscire e abbassare la maschera per respirare meglio. E tre non sono molti. Quindi al mattino cerco di stare un po’ attento in modo da averne almeno uno nel pomeriggio. E ancora, sono fortunato perché mio fratello maggiore, che in 2 media, non ha neanche un gettone per respirare“.

Succede in una scuola francese. Un bambino di 7 anni ci spiega il principio per il quale nel momento difficile che stiamo vivendo, alcuni insegnanti stanno mostrando iniziativa personale e sorprendente creatività nell’applicazione delle misure sanitarie: in diverse scuole, gli insegnanti hanno istituito un sistema di “gettoni per respirare”.

La scuola del Covid

Il tema legato alla scuola per come si sta vivendo è un argomento estremamente delicato. Si parte dal come la si vive, mascherine si mascherine no, DAD si DAD no, presenza alternata o meno, fino a finire alla parte più importante determinata da tutto ciò, la reale difficoltà che tutti i figli, bambini e ragazzi stanno vivendo in questo particolare momento storico. Cito a questo proposito le parole di un altro bambino della scuola francese:

“I 3 gettoni danno il diritto o di uscire per respirare o di andare a fare pipì “.

Com’è possibile essere arrivati a questo?

La scuola ha sempre rappresentato un punto di aggregazione, un confronto tra pari e con gli insegnanti. Tutto ciò sta diventando sempre più difficile, le problematiche degli alunni in termini psicologici aumentano e se ne vedono ampiamente gli effetti. Non possiamo permetterci di dire che va tutto bene, si dovrebbe pensare in termini più ampi più altruistici e soprattutto non guardare sempre e solo alla propria realtà particolare.

I giovani e il rischio suicidio

I giovani, che da quasi un anno vivono la pandemia, stanno soffrendo. E anche molto. Gli è stato tolto tutto, a molti lo studio in presenza e a quasi la totalità lo sport. Inoltre la maggior difficoltà anche a ritrovarsi con i coetanei, come da abitudine. E parte l’allarme dal Bambin Gesù di Roma: “I giovanissimi si tagliano e tentano il suicidio: mai così tanti”.

Se nel 2019 gli accessi al pronto soccorso erano stati 274, nel 2020 abbiamo superato quota 300. Mai come in questi mesi, da novembre a oggi, abbiamo avuto il reparto occupato al 100 per cento dei posti disponibili, mentre negli altri anni, di media, eravamo al 70 per cento. Ho avuto per settimane tutti i posti letto occupati da tentativi di suicidio e non mi era mai successo. Al pronto soccorso si registra un ricovero al giorno per ‘attività autolesionistiche’”.

La narrativa del potere

Lo storytelling che ci propone il potere, ormai ha portato a derive iper-sanitaristiche quasi distopiche, e siamo solo all’inizio. Ricordo quindi, in chiosa, le parole dell’onnipresente virologo Roberto Burioni:

«Dobbiamo stare attenti. Io vorrei sempre darvi delle buone notizie come quelle che ho dato sul vaccino, ma il motivo per cui sono qui non è per raccontarvi delle bugie tranquillizzanti, ma per dirvi esattamente come stanno le cose in modo che voi possiate comportarvi nel modo più corretto possibile per voi e per i vostri cari. […] Il pericolo non è passato, uno dei nostri sentimenti più belli è quello di stare con le persone che amiamo.

MA IL VIRUS È UN NEMICO PARTICOLARMENTE VILE CHE SFRUTTA QUESTO NOSTRO SENTIMENTO PER CONTAGIARE E PER FAR AMMALARE E UCCIDERE LE PERSONE A CUI VOGLIAMO BENE. DOBBIAMO TENERE DURO PERCHÉ TUTTO CI FA PENSARE CHE SIAMO VERAMENTE ALL’ULTIMO QUARTO D’ORA CONTRO QUESTO TERRIBILE NEMICO CHE CI HA ROVINATO LA VITA.

Insomma, il virus è il vile che sfrutta i nostri sentimenti.

Fonte: AmbienteBio, SimoneVenturini

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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