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Terza ondata: nuovo lockdown all’orizzonte?

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Di Nicola Venturini –

«Bisogna prevenire la terza ondata», questo il timore degli scienziati.

Più che le contingenze reali, sono infatti i timori legati all’espansione del Covid-19 determinata dalle varianti del virus, a provocare l’allargamento delle zone rosse. In attesa dei dati, scattano comunque provvedimenti più restrittivi.

Le nuove misure

Venerdì il governo si riunirà per pianificare nuove misure in vista della scadenza del Dpcm fissata al 5 marzo. La linea suggerita dagli scienziati per prevenire una «terza ondata», che a quanto sembra potrebbe essere addirittura più aggressiva della seconda, è una linea dura.

Le ormai esotiche mutazioni (oggi la nuova “variante brasiliana”) impauriscono la gente: quella inglese, ma soprattutto quelle sudafricana e brasiliana ormai presenti in numerosi luoghi d’Italia.

Il ministero della Salute registra un’incidenza al 18% della pericolosa variante inglese e sottolinea come stia aumentando il numero dei malati per la variante sudafricana, soprattutto a nell’area di Bolzano, e quella brasiliana, trovata in Umbria e in Toscana.

Intervistato da Radio Capital, Walter Ricciardi, non ha dubbi: «Soltanto l’Italia in Europa rifiuta il lockdown e non capisco perché. Dobbiamo chiudere subito le attività non essenziali». Cosa questa che ricorda molto da vicino le dichiarazioni di Monti e la tattica europeista di Draghi, sempre più chiara dopo i divieti di riapertura anche degli impianti sciistici. E infatti, prova del nove, anche secondo Ricciardi, è sbagliato far partire la stagione sciistica.

Comunque, si guarda con apprensione al bollettino quotidiano che anche ieri registrava 12.074 nuovi contagiati e 369 vittime. Si attendono i dati delle Regioni, l’indicazione dell’Rt che fa scattare il cambio di fascia. E si monitora la tenuta delle strutture ospedaliere per non superare la soglia critica del 30% di posti occupati nelle terapie intensive.

Comuni in lockdown


Aumentano i luoghi in «zona rossa», dopo Pescara e Ancona altre città rischiano di essere chiuse. L’indicazione per sindaci e governatori è infatti quella di mandare in lockdown anche i centri limitrofi a quelli a rischio. Il regime deve essere simile a quello scattato in tutta Italia nel marzo scorso: chiuse le scuole e i negozi — ad eccezione di alimentari, farmacie, edicole e tabaccai — consentito uscire solo per motivi di necessità e urgenza. Questi sono i provvedimenti eccezionali per evitare di chiudere l’Italia intera, un’eventualità che si cerca di scongiurare ma che in realtà si sta sempre più alimentando e fomentando ad arte.

Zone rosse allargate


Oggi le Regioni trasmetteranno i dati e domani saranno firmate le ordinanze che fanno scattare la fascia arancione. Lazio, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche e Piemonte sono ad altissimo rischio e potrebbero aggiungersi a Basilicata, Liguria, Molise, Umbria e Provincia di Trento. L’Abruzzo potrebbe invece finire nuovamente in fascia rossa. La Lombardia è in bilico ma ancora spera di rimanere in giallo. Isola felice appare la Val d’Aosta che tiene l’Rt ancora basso tanto da poter sperare addirittura nella fascia bianca.

Fonti: IlCorriere, FanPage

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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