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Draghi, CTS ed Europa: la distopia continua

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Di Nicola Venturini –

Il CTS (comitato tecnico scientifico) suggerisce di mantenere le linee del Dpcm in scadenza il 5 marzo, il leit motiv è quello di mantenere la chiusura e quindi la tensione alta.

Draghi e il CTS

Il CTS non ha ancora preso in considerazione alcuna modifica dei parametri di rischio come chiesto dalle regioni il cui documento non è stato ancora esaminato.
Non abbiamo parlato di riaperture, se ne parlerà in un’altra occasione. Venerdì ci sarà una nuova fotografia della situazione, poi vedremo”, ha detto il coordinatore del CTS, Agostino Miozzo, dopo aver partecipato alla riunione operativa. “Abbiamo rappresentato al presidente Draghi i dati e i numeri dal punto di vista scientifico noi siamo prudenti, ma non abbiamo descritto una situazione di catastrofe imminente”.

Miozzo poi chiosa con una frase apparentemente innocua, ma che nasconde bene il gioco di potere dietro a tutta questa situazione: “Draghi non è aperturista o rigorista, ascolta e ci ha ascoltati con attenzione”.

Draghi e il nuovo DPCM

La principale decisione riguarda il divieto di spostamento tra le Regioni, anche in zona gialla: la norma sarà prorogata per altri 30 giorni. Si va verso la conferma anche del limite di due persone — senza contare i minorenni — per le visite ai parenti: perché «purtroppo» — spiega Speranza — «con le varianti in circolazione continuare con le restrizioni è indispensabile».

Le Regioni hanno anche chiesto che «in via strutturale, lo stesso provvedimento che introduce restrizioni per il Paese e poi restrizioni particolari per singoli territori attivi gli indennizzi».

Draghi e il dogma europeista

Mario Draghi, come richiesto da un capo tecnico di governo, resiste bene a tutte le critiche. Lo abbiamo visto anche al parlamento europeo difendersi in maniera decisa seppur discreta ripetendo sotto le righe lo stesso dogma: dite quello che volete tanto l’Europa non si tocca.

Come riporta Il Fatto Quotidiano Draghi concepisce l’Europa come la panacea di tutti i mali e afferma con forza che l’Italia sarà europeista e atlantista. Cito:

«Questo governo nasce nel solco dell’appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all’Unione europea, e come protagonista dell’Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori. Sostenere questo governo significa condividere l’irreversibilità della scelta dell’euro, significa condividere la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione.
Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa.
Anzi, nell’appartenenza convinta al destino dell’Europa siamo ancora più italiani, ancora più vicini ai nostri territori di origine o residenza. Dobbiamo essere orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell’Unione europea».

Ma la realtà è che i mali italiani derivano soprattutto dalle diseguaglianze economiche fra i Paesi europei, tra cui primeggiano Francia e Germania, con i quali Draghi intende stringere più stretti rapporti, dimenticando che questi due Paesi si sono impossessati di gran parte delle fonti di produzione di ricchezza italiana.

Questa fideistica affermazione di europeismo italiano non ha senso con gli attuali (in realtà da lungo tempo) manovratori d’Europa, tra i quali, purtroppo, dobbiamo inserire il nostro Presidente del Consiglio dei ministri. In questo modo Draghi ci porta alla rovina e non alla salvezza dell’Italia. Già nel 1992, il vecchio Bettino Craxi, non certo uno stinco di santo, eppur parlava a chiare lettere di quello che avrebbe portato alla rovina dell’Italia. Nel farlo citava un nome molto familiare a Draghi e compagnia cantante: lo squalo della finanza George Soros.

Dietro alle scene dell’Europa

Bisogna fare qualcosa velocemente, urgentemente per arginare un’epidemia devastante che sta mandando in crisi le economie di mezzo mondo. Come fare quindi secondo i “finanzieri”?

Fare quello che si è sempre fatto in finanza: fare leva.

Peccato che ciò su cui si farà leva (uso il futuro perché queste persone quando parlano esprimono scenari già decisi da tempo) lo si farà su qualcosa che tangibilmente non esiste e che viene quindi facilmente strumentalizzato: Il debito pubblico.

L’Europa così com’è non funziona e deve essere riformata. Occorre mettere su un piano di parità economica e sociale tutti gli Stati membri e realizzare un effettivo mercato interno dove non ci siano paradisi fiscali, come Olanda e Lussemburgo, e solo allora si potrà parlare di condizione di parità tra gli Stati membri, come prescrive l’articolo 11 Cost.

Lo stato della pandemia

Le varianti spingono la diffusione del Covid – oltre il 30% delle infezioni in Italia è dovuto a quella inglese e a metà marzo sarà predominante in tutto il Paese, hanno detto gli esperti di ISS e CTS al premier Mario Draghi – e in diverse zone si materializza la temuta terza ondata.

Le ormai esotiche mutazioni (oggi la nuova “variante brasiliana”) impauriscono la gente: quella inglese, ma soprattutto quelle sudafricana e brasiliana ormai presenti in numerosi luoghi d’Italia.

Il ministero della Salute registra un’incidenza al 18% della pericolosa variante inglese e sottolinea come stia aumentando il numero dei malati per la variante sudafricana, soprattutto a nell’area di Bolzano, e quella brasiliana, trovata in Umbria e in Toscana.

Intervistato da Radio CapitalWalter Ricciardi, non ha dubbi: «Soltanto l’Italia in Europa rifiuta il lockdown e non capisco perché. Dobbiamo chiudere subito le attività non essenziali». Cosa questa che ricorda molto da vicino le dichiarazioni di Monti e la tattica europeista di Draghi, sempre più chiara dopo i divieti di riapertura anche degli impianti sciistici. E infatti, prova del nove, anche secondo Ricciardi, è sbagliato far partire la stagione sciistica.

Allarme alto, in particolare, nella provincia di Brescia, che diventa così zona “arancione rafforzata”, al pari di 14 comuni dell’Emilia Romagna; crescono poi le zone rosse in diversi territori mentre nelle ultime 24 ore si registrano altri 356 morti, ben 82 più di lunedì, mentre i pazienti ricoverati in terapia intensiva aumentano di 28.

Intanto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto recante “ulteriori disposizioni urgenti in materia di spostamenti sul territorio nazionale per il contenimento dell’emergenza epidemiologica da Covid-19” varato dal Consiglio dei ministri…

Conclusioni distopiche

Più la situazione avanza nel caos, più immagini cinematografiche si rievocano nella mia mente. O questo fantomatico CTS, che non si capisce bene a chi faccia capo, ha molta più forza di quello che pensiamo oppure Draghi, da bravo politico, è bravo a fingere di accondiscendere alle sue decisioni di buon grado.

Comunque sia, Kubrick ne Il dottor Stranamore – Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba ci aveva preso parecchio. Quell’immagine di copertina, quel cerchio di uomini chiusi nella “stanza dei bottoni” e completamente rimossi dall’umanità, è un segno dei tempi che stiamo vivendo. Vorrei dire ancora per poco, ma non credo le cose siano destinate a finire entro breve. La speranza rimane comunque l’ultima a morire… non praevalebunt!

Fonte: LaRepubblica, IlFattoQuotidiano, ANSA

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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