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Draghi: immigrazione, lockdown e pandemia

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Di Nicola Venturini –

Oggi si è riunita la «cabina di regia» per iniziare a discutere i dettagli. L’idea prevalente, in origine, sembrava essere quella di procedere quanto prima alla correzione del Dpcm, in modo che le nuove regole entrassero in vigore già nel prossimo fine settimana, il 13 e 14 marzo. Ma questa tempistica non è certa: i nuovi divieti potrebbero dunque entrare in vigore solo dal weekend successivo (20-21). Resta inoltre ancora da decidere se impedire gli spostamenti delle persone come avviene in fascia rossa — ad eccezione di quelli per lavoro, salute e urgenza — oppure lasciare maggiore libertà di movimento, come era accaduto durante le festività natalizie, quando si era optato per la fascia arancione che impedisce di uscire dal proprio Comune ma consente di uscire di casa dalle 5 alle 22.

Il tema immigrazione

Il governo Conte II si è caratterizzato per aver intrapreso una politica all’insegna dell’accoglienza dei migranti in controtendenza rispetto alla linea del Conte I, quando la maggioranza assumeva i colori giallo-verdi. In quell’ultimo contesto erano stati particolarmente incisivi i decreti sicurezza di Matteo Salvini per frenare l’impennata degli arrivi e, numeri alla mano, il trend era notevolmente diminuito. Il governo con a capo Mario Draghi si è insediato da nemmeno un mese e il suo orientamento in materia di immigrazione non è ancora ben delineato. Al momento quello che si denota è la volontà di mantenere un certo equilibrio tra i partiti che compongono l’esecutivo e, in particolar modo, tra Pd e Lega entrambi agli antipodi proprio su questo argomento.

Contestualmente a tutto questo l’inquilino di Palazzo Chigi ha sposato anche l’orientamento del leader del Carroccio Matteo Salvini su “una politica seria di controllo e verifica di chi entra nel Paese” con delega all’Europa di essere più presente per l’Italia al contrario degli ultimi mesi. Nel frattempo però i flussi migratori fanno registrare una notevole accelerata verso il nostro Paese: cosa ci aspetta nei prossimi mesi?

Draghi e le ONG

Le inchieste che coinvolgono le Ong sono soltanto alle prima battute, ma potrebbero avere importanti effetti politici.

Il presidente del consiglio è ben consapevole dei rischi incombenti sui punti di equilibrio trovati nei giorni dell’insediamento del nuovo governo. Da un lato c’è la questione delle Ong, dall’altro il continuo aumento dei flussi migratori autonomi verso le coste siciliane. Due campanelli d’allarme importanti, specialmente perché dall’altra parte del Mediterraneo si continua a partire. I tempi stringono e aumentano le pressioni per capire quale strategia tirerà fuori dal cilindro Mario Draghi. Piano europeo sui rimpatri e maggiori controlli potrebbero essere gli elementi da cui ripartire.

Lockdown?

Mario Draghi ha sul tavolo il verbale del Comitato Tecnico Scientifico dopo l’incontro di venerdì con il governo in cui i tecnici mettono nero su bianco che consigliano “la riduzione delle interazioni fisiche e della mobilità” e “analogamente a quanto avviene in altri paesi europei” il rafforzamento delle misure su tutto il territorio nazionale. Il Cts ricorda anche che chiudere le scuole quando l’incidenza supera i 250 casi ogni 100mila abitanti a settimana non basta: bisogna imporre una serrata anche ad altri servizi, compresi i centri commerciali e i luoghi di assembramento.

Venerdì 12 marzo

Il Corriere della Sera scrive oggi che venerdì, sulla base del monitoraggio, altre Regioni potranno entrare in zona rossa e a quel punto gran parte dell’Italia sarà sottoposta a forti misure di contenimento. Eppure potrebbe non bastare, perché se si vuole far correre la campagna vaccinale bisogna tenere a freno i nuovi contagi. Per questo il governo potrebbe varare la stretta proprio entro venerdì 12 marzo, per farla entrare in vigore insieme alle ordinanze sulle regioni in zona arancione e rossa da lunedì 15 marzo. Che tipo di stretta? Repubblica scrive oggi che la parola “zona rossa” per tutta l’Italia non è più un tabù.

Se dovesse essere necessario un lockdown per vaccinare più in fretta, ragionano fonti di governo, «siamo pronti».

Al termine della riunione il presidente Draghi farà un punto con la cabina di regia di maggioranza per decidere il da farsi. L’ipotesi ricorda molto quella circolata già ai tempi del governo Conte e che prevedeva cento giorni di zona rossa per chiudere l’emergenza e vaccinare in tranquillità. L’ipotesi è di “un rosso globale per tre settimane, vedremo…

Fonti: Corriere, VicenzaToday, IlGiornale

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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