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Regioni: che colore usiamo oggi?

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Di Nicola Venturini –

In questo caos mediatico derivante dal continuo cambio di direttive (artistiche) dei vertici, capeggiati dall’intoccabile e dittatoriale Comitato Tecnico Scientifico, ormai ci si capisce gran poco, e quindi a costo di uscirne, si abbassa la testa. E questa è ora, ed è sempre stata, la strategia del potere: confondere per portare all’esasperazione e alla tacita accettazione e sottomissione a tutte le clausole dei vari decreti legge. I virologi prezzolati, i comitati tecnici prezzolati, i politici prezzolati, le tv prezzolate, tutti prezzolati dalle aziende farmaceutiche e dai “filantropi” dietro ad esse, forti dei loro algidi e incontrovertibili parametri riassunti nel noto indice RT, hanno carta bianca.

I primi colpiti da questa demenza virale? Spiace dirlo, ma sono i medici.

Così i vertici dei governi, invece di opporsi, per mantenere calda la poltrona si piegano e piegano il settore sanitario al diktat, e il popolo affoga nelle acque dell’angoscia. L’aumento, quello si pauroso, terrificante, di suicidi tra i giovani che da quelle acque torbide non sono più riemersi, ne sarebbe la prova provante… ma no, bisogna essere forti, coraggiosi, bisogna fare un sacrificio per tutti gli italiani! Bisogna essere bravi! Bravi bambini davanti a mamma medicina.

Le regioni in zona rossa

La maggior parte delle regioni sono entrate in zona rossa venerdì scorso, quando l’indice Rt era arrivato a 1.16 a livello nazionale, e sono attese da un’altra settimana nell’area con le misure più rigide. Chi può sperare nella ‘promozione’ in zona arancione è il Molise, che sembra aver superato la fase più critica ed ha ottenuto risultati nel controllo della curva: ieri, in particolare, il bollettino ha registrato 81 contagi. In teoria, secondo le tempistiche, l’uscita dalla zona rossa sarebbe ipotizzabile per la Campania, in rosso già da 15 giorni: i dati però non fanno apparire l’ipotesi praticabile. Punta a rimanere in zona arancione la Toscana, già caratterizzata da zone rosse a livello provinciale. Decisivi i dati relativi all’incidenza calcolata su 100mila abitanti.

L’attenzione si sposta già sul report del 26 marzo. Tra una settimana, dopo 15 giorni di zona rossa, per molte regioni arriverà il momento ‘clou’, con la possibilità concreta di tornare all’arancione, con la riapertura delle scuole come primo step. Scalda i motori, in questo senso, soprattutto il Lazio: “La stima dell’indice Rt è in calo”, ha detto l’assessore regionale alla Sanità, Alessio D’Amato.

La terza ondata: rallentamento?

La terza ondata ha una storia di 6 settimane. Bisogna guardarla a ritroso, a partire da oggi: negli ultimi 7 giorni i casi in Lombardia sono cresciuti del 5 per cento; la settimana prima erano aumentati del 15; il momento dell’esplosione risale però a tre e quattro settimane fa, quando i positivi in tutta la Regione erano aumentati di oltre il 40 per cento. Tradotto in grafico: la curva di crescita dell’epidemia sta rallentando in maniera massiccia, e vuol dire che si avvicina al picco, che dovrebbe arrivare entro 4-5 giorni, per poi iniziare a calare. «Il livellamento sui casi appare ormai consolidato ed evidente, in particolare a Brescia, dove questa fase è partita prima, e Milano», riflette l’epidemiologo e docente di Statistica medica della «Statale», Carlo La Vecchia.

Photo: UnSplash

Fonti: AdnKronos, Corriere

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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