Prove di Guerra Fredda

/
7 mins read

di Follotitta – from USA –

La globalizzazione è in pieno corso. E la pandemia da Covid dimostra come l’interconnessione a livello globale è totale e non sono solo i capitali a cambiare di continente con il battere di una palpebra. Infatti, anche ipotizzando in modo piuttosto superficiale, che l’immunità di gregge possa finire con l’annullare i contagi,  questo risultato si potrebbe raggiungere solo se una intera comunità si potesse chiudere in se stessa annullando ogni contatto con l’esterno. Possibile nel Medioevo, non certo oggi. 

Oggi si potrebbe solo giocare di anticipo ed intervenire in Africa, come a suo tempo ha fatto Obama, quando l’epidemia da Ebola era appena iniziata, stroncandola sul nascere ed evitando così che da locale, diventasse globale. Sfortunatamente, con il Covid questo non è avvenuto; a dimostrazione palese che lo sviluppo illimitato promesso dai processi di globalizzazione, non è poi così scontato, né tantomeno permanente.

E si è in colpevole, ingiustificato ritardo, con il processo di sostituzione dell’energia fossile con nuove forme di energia meno inquinanti. E quando fra poche decine di anni, il riscaldamento globale entrerà in una fase di accelerazione incontrollabile, la promessa di uno sviluppo illimitato subirà una brusca frenata ed entrerà, probabilmente, in una crisi irreversibile. Già oggi fenomeni legati al riscaldamento globale quali uragani ed incendi, sono diventati statisticamente più numerosi e distruttivi; ed insieme all’aumento delle temperature e del livello dei mari, sono una indicazione che non lascia margini all’ottimismo. 

Il pessimista, si sa, è un ottimista un po’ più informato, e si può sempre sperare che le notizie che, nostro malgrado, siamo costretti ad assimilare, siano sbagliate. Ma certe notizie le forniscono direttamente gli scienziati, e si deve essere in cattiva fede per ignorarle.

Il fatto è che la globalizzazione si è appoggiata solo su due stampelle: lo sviluppo economico e quello tecnologico. Mentre ha ignorato le conseguenze che un tale paradigma, a medio ed anche breve termine come per la pandemia da Covid, avrebbe avuto sulla tenuta sanitaria ed ecologica su cui si basa, o si dovrebbe basare, la qualità della nostra vita.  

Finita la Guerra Fredda alla fine degli ‘80, da un lato è caduto il muro della diffidenza reciproca fra le due superpotenze che sino ad allora si erano diviso il mondo in due sfere di influenza, dall’altro con l’esplodere di sistemi informatici capaci di condividere dati e capitali in maniera immediata, si sono aperte le menti e le frontiere ad uno scambio illimitato di merci e lavoro. I paesi che allora erano conosciuti come BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) sono stati quelli che maggiormente hanno beneficiato, soprattutto India e Cina, di uno sviluppo senza precedenti nella storia dell’umanità. Centinaia di milioni di persone sono uscite fuori dalla morsa della povertà nel giro di pochi anni e si sono formate solide classi medie capaci di bilanciare l’azione dei governi verso sistemi più democratici.

Questo in superficie e sino a quando gli equilibri di potere si sono mantenuti su livelli compatibili con le ambizioni politiche ed economiche dei vari governi. Ma a livello globale gli equilibri sono instabili e quello che andava bene ieri, oggi scricchiola e domani è da buttar via. Da questo la diffidenza reciproca, apparentemente scomparsa, ritorna a far capolino con Sovranismo e desideri estremi di autarchia. 

Finita l’era Clintoniana di crescita economica ed equilibrio di bilancio, è incominciato lo stillicidio dei conti con due guerre destabilizzanti, interminabili e sostanzialmente inutili, se non controproducenti, dell’era Bush; e se poi aggiungiamo a queste l’ulteriore stillicidio di denaro federale dovuto al taglio delle tasse alla fascia più ricca della popolazione, il cavallo di battaglia su cui corre la politica dei Repubblicani, ecco che la ricetta del disastro è completa. E dato che, nel bene quanto nel male, l’interconnessione globale fa si che uno sternuto della Borsa di New York, si possa trasformare in una polmonite in quella di Tokyo, ecco che tutto l’Occidente alla fine degli anni ‘10 di questo secolo entra in una recessione che, senza il Recovery Plan di Obama, si sarebbe rapidamente trasformata in una depressione economica incontrollabile. 

Malgrado questo, l’Europa ha agito in controtendenza e, sposando la tesi economica Merkeliana dell’Austerity, ha ritardato la ripresa sino allo scoppio della bomba Covid. Creando incertezza ed una impasse economica foriera di cattivi consigli, quali violenza, avidità, corruzione, intolleranza, nazionalismo, razzismo ed ogni altro possibile ismo, sino al Sovranismo. E non c’è da meravigliarsi perché l’incertezza conduce alla paura e questa alla rabbia, che negli Stati Uniti ha portato ad una Presidenza sciagurata come quella di Trump, alla abilitazione della White Supremacy, ed al tentato colpo di stato dell’1/6. A dimostrazione ulteriore di quanto i nostri destini siano legati e le scelte, avventate o ragionevoli che siano, non abbiano più soltanto una influenza locale o scontata.

Oggi, con la nuova Presidenza Biden, la politica americana ha virato di 360 gradi e cambiato marcia. E dopo 4 anni in cui si è ignorata l‘interferenza della Russia in due elezioni, e si è guardato a Putin come ad un esempio da seguire, Biden lo ha accusato, in una intervista alla stazione televisiva ABC, di essere un assassino. Inaudito! Non si era permesso Churchill con Hitler, o Truman con Stalin, o Bush con Saddam Hussein.

Prove di guerra fredda?                    

Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

Instagram
Articolo Precedente

Allo studio una versione di Instagram per gli under 13

Articolo Successivo

Dog Years: il primo film italiano di Prime Video

Ultime News