Anton-Van-Dyck

Van Dyck: nasceva oggi il grande pittore fiammingo

//
6 mins read

Di Nicola Venturini –

Ricorre oggi l’anniversario della nascita di Antoon van Dyck, pittore fiammingo formatosi nella bottega di Pieter Paul Rubens, principalmente ritrattista ma dotato di una poliedricità che ce lo fa ricordare anche per i suoi lavori di carattere religioso e mitologico. La sua vita, come quella di tanti altri geni dell’arte, fu intensa e fulminea. Van Dyck, come il grande Raffaello, morì ancora nel pieno delle sue forze, lasciando all’umanità una serie di opere immortali.

Van Dyck in Italia

Il museo civico di Vicenza conserva il quadro “Le quattro età dell’uomo” che è probabilmente il maggior pezzo di pregio di tutta la pinacoteca di palazzo Chiericati, e in generale uno dei pezzi maggiori del fiammingo. Van Dyck dipinse questa tela durante un suo lungo soggiorno in Italia, quando da Venezia si spostò a Mantova ospitato presso la corte dei Gonzaga. È ancora presente in questo capolavoro, opera di un artista ormai maturo e pienamente affermato, la lezione del maestro Rubens, evidente soprattutto nella resa delle figure e nei loro incarnati. La pennellata sobria e l’attenzione alla modulazione degli effetti di luce, tuttavia, spiccano quali tratti distintivi del linguaggio di Van Dyck, influenzato dalla pittura veneziana e in particolare da Tiziano.

Van Dyck

Per intendere la portata del dipinto, nel 2014 la tela summenzionata (Le Età dell’Uomo) partì della Pinacoteca di Palazzo Chiericati per Liverpool. L’opera era infatti stata richiesta dal Victoria Gallery & Museum dell’Università della città inglese, in reciprocità di scambio con un dipinto di J.M.W. Turner (L’eruzione delle Souffrier Mountains nell’isola di S. Vincenzo a mezzanotte) del Museo britannico.

Lo donò alla città la contessa Paolina Pigafetta Porto Godi Bissari (1760-1825) e conosceva benissimo il valore del quadro, che allora era stimato in 900 ducati della Repubblica Serenissima. Un quadro di Van Dyck più o meno di quelle dimensioni fu battuto all’asta 11 anni fa per nove milioni di euro. La contessa Paolina (si chiamava proprio così all’anagrafe, non era un diminutivo, quel nome era piuttosto in voga nella famiglia Piovene) nel suo legato testamentario lasciò 91 quadri alla Pinacoteca e 700 libri alla Bertoliana, dei quali solo pochi sono veramente importanti, esattamente alcuni messali manoscritti del XIV secolo.

La simbologia

Nel quadro la cromia parte dal candido bambino dormiente simboleggiante l’infanzia e l’innocenza, che però giace su un cuscino nero carbone. La giovinezza, fase emozionale dove avviene lo sviluppo naturale del corpo è rappresentata dal verde della veste della donna. Il vigoroso uomo armato a cui la donna si rivolge porgendo con gesto seducente delle rose bianche e rosate, frutto della giovinezza, insieme il metallo pesante della sua armatura e il rosso vivo del suo mantello rappresenta la maturità raggiunta e il piacere; la mano destra dell’uomo porta una verga, segno di potere. L’uomo curvo e canuto alle loro spalle, argenteo nei capelli e dorato nelle vesti, è simbolo invece della vecchiaia.

Da notare lo sfondo, scuro e terrigno dietro alla donna e in parte all’uomo, mentre candido e celeste dietro al vecchio e in parte al bimbo. Questo a simboleggiare l’immersione dei primi due nel mondo della vita terrena, della sensualità, degli averi, dei piaceri, mentre dei secondi due di quella celeste, pura e leggera. L’autore, l’artista, si pone come osservatore, come testimone di tutto questo processo, ed è questa una chiave importante per capire il significato di questo e molti altri dipinti dei grandi maestri.

Proprio in questo modo, nell’ Autoritratto con Girasoli, emblematico quadro nella copertina dell’articolo, il pittore esprime infatti il suo stato interiore. Una rinascita rinvigorita da nuova linfa vitale (solare), dall’amore che ritorna dopo un lungo periodo di oscurità, rappresentato dal giallo del girasole, e che raggiunge l’apoteosi del piacere e della stabilità della maturità con il rosso sanguigno del mantello dell’autore. Gioco cromatico questo che viene ripreso da tutti i grandi, esprimendo attraverso la sequela di colori che vanno dal “non colore” nero al colore più stabile ossia il rosso, l’opera della terra e dei cicli delle stagioni, terminando con l’argento e l’oro, colori fissi, immutabili, rappresentanti il mondo celeste.

Certo, fa sorridere leggere ancora le sterili descrizioni accademico-museali come “il giallo rappresenta la fedeltà alla monarchia olandese” o che l’orologio dorato “rappresenta la ricchezza economica”. Descrizioni fatte da menti ubriache di storia, che non provano nemmeno a comprendere la potenza atemporale di questi geni, da Arcimboldo a Dalì, dal Tintoretto a Van Eyck, da Bruegel a Giorgione, ecc. Uomini che dietro le loro opere nascondevano la cruda e immutabile immediatezza della vita e della natura che proprio perché così terribilmente semplici non penetrano e si fanno sempre meno svelare dalle nostre menti sempre più sofisticate.

In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.

Matteo 18,4

Fonti: LaPiazzaWeb, MuseiCiviciVicenza, VicenzaToday

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

Articolo Precedente

Prove di Guerra Fredda

Articolo Successivo

Dog Years: il primo film italiano di Prime Video

Ultime News

7 giorni con Virginia Raggi

di Virginia Rifilato e Gabriel Rifilato – Un’intervista esclusiva di Roman Walks in collaborazione con InsideMagazine. La versione integrale

“La Vignetta”