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Riapertura scuole, fondi europei e fine del lockdown

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Di Nicola Venturini –

I numeri giornalieri dell’epidemia parlano di quasi 19 mila casi, ma con un tasso di positività in calo al 5,6%. Se le vittime sono tantissime, preoccupano anche gli altri 317 ingressi in rianimazione e i +379 nei reparti ordinari. Il numero dei casi si sta livellando da 4 giorni, fanno notare gli esperti, la media dei casi la settimana scorsa era più alta.

Riapertura delle scuole

Il numero alto di decessi potrebbe essere dovuto a un accumulo di notifiche e la curva delle vittime è inferiore a quelle delle precedenti ondate. Abbastanza da sperare in un miglioramento dopo Pasqua.

L’orientamento sarebbe quello di riaprire le scuole e di far tornare in presenza gli studenti, non solo nella fascia da 0 a 6 anni, ma anche quelli fino alla prima media. A prevalere è l’obiettivo del rientro in classe dopo le festività di Pasqua e dopo il 6 aprile.

Il manifesto per le scuole in Veneto

Un vero e proprio “manifesto”: oltre 100 tra pediatri, neuropsichiatri ed educatori veneti (in gran parte padovani) hanno firmato un documento per chiedere la riapertura delle scuole e limitare così i danni psicologi che già affliggono molti ragazzi.
Riporta il documento: «Evidenziato un incremento di oltre il 50% dei casi di pubertà precoce registrati all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma durante il lockdown del 2020, rispetto allo stesso periodo del 2019. Lo studio è stato pubblicato sull’Italian Journal of Pediatrics. La seconda fase della ricerca, già avviata, ha l’obiettivo di accertare le cause di questo fenomeno. Tra le ipotesi, una combinazione di fattori coincidenti durante il lockdown: modifiche delle abitudini alimentari e uso prolungato di PC e Tablet».

Chiudono i firmatari: «Come professionisti dell’area medica e psicologica non possiamo più tacere. Non possiamo per ragioni etiche, non possiamo perché come professionisti abbiamo il dovere di tutelare le fasce fragili della popolazione, che comprendono bambini e ragazzi, il nostro futuro. Vogliamo essere una comunità che aiuta e sostiene bambini e adolescenti a riappropriarsi di una sana vita affettiva e relazionale come base essenziale per la costruzione del proprio benessere psico-fisico. Nel rispetto della normativa sul contenimento della pandemia, va studiata in tempi brevi una soluzione che consenta di riaprire le scuole di ogni ordine e grado o dovremo rassegnarci a riparare ai danni di questo black out relazionale ed educativo per molti, molti anni».

Draghi e i fondi europei

Draghi si è collegato in teleconferenza all’evento «Sud – Progetti per ripartire», organizzato dalla ministra per il Sud e la Coesione territoriale Mara Carfagna. Al centro del suo intervento i fondi europei e il timore che il sistema non sia in grado di spenderli e utilizzarli al meglio.

Si rischia di commettere gli “errori del passato” dice Draghi, bisogna «divenire capaci di spendere» i fondi Ue «e di farlo bene, è obiettivo primario di questo governo». «A fronte di 47,3 miliardi di euro programmati nel Fondo per lo Sviluppo e la Coesione dal 2014 al 2020, alla fine dello scorso anno erano stati spesi poco più di 3 miliardi, il 6,7 per cento», ha spiegato. Male anche la realizzazione delle opere. «Nel 2017, in Italia erano state avviate ma non completate 647 opere pubbliche. In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate era localizzato al Sud, per un valore di 2 miliardi». Anche la spesa pubblica per investimenti al Sud è diminuita. Tra il 2009 e il 2018 «si è infatti più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi». Ora con il Recovery Fund l’ultima chiamata per il Sud. «Le risorse di Next Generation Eu si aggiungono ad ulteriori programmi europei e ai fondi per la coesione, che mettono a disposizione altri 96 miliardi per il Sud nei prossimi anni», ha quantificato il premier.

Prolungamento del lockdown

“Nessuna decisione è stata assunta in questo momento, ci confronteremo nei prossimi giorni e prenderemo le decisioni. Oggi abbiamo analizzato la curva ma non abbiamo discusso di mìsure e non c’è alcuna decisione che va in questa direzione”, ha detto in serata il ministro della Salute alla trasmissione Cartabianca su Rai3, in merito all’ipotesi circolata di un prolungamento delle restrizioni dopo Pasqua.

Secondo quanto apprende l’Agi, al ministero dell’Istruzione si lavora su questo fronte tenendo sempre sotto controllo l’andamento dei contagi perché, viene ribadito a più riprese, la situazione è ancora troppo incerta e la prudenza resta la parola chiave.

Alla scadenza del Dpcm, se il CTS lo consentirà, resterà la suddivisione delle Regioni in colori a seconda del grado di rischio e gli istituti scolastici di ogni ordine e grado continueranno a restare chiusi nelle zone rosse. Potrebbero riaprire in zona arancione, gialla e bianca.

Fonti: IlGiornale, OrizzonteScuola, ANSA, PadovaOggi

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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