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Big Data: Facebook “ci casca” ancora

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DI Nicola Venturini –

Nomi, indirizzi e-mail e numero di telefono rubati e messi a disposizione di possibili malintenzionati. È questa la fine che hanno fatto 533 milioni di big data di utilizzatori di Facebook, tra cui ben 35 milioni di italiani. Un enorme furto di dati che risale al 2019 e che ancora oggi continua ad avere dei risvolti negativi. Tante, troppe, infatti le persone coinvolte nella vicenda. Proprio per questo motivo sono in molti a temere di essere finiti anche loro in trappola, senza essersene nemmeno reso conto.

I pregressi di Facebook

Lo avevamo scritto più volte, giusto la scorsa settimana Giacomo Torresi lo aveva riportato nel suo articolo: Facebook ha ingannato i propri utenti, proponendo come servizio gratuito ciò che invece è uno scambio basato sul commercio dei dati personali degli utenti a scopo pubblicitario. E da notare bene che queste sono le parole del Consiglio di Stato, la sentenza risale a qualche giorno fa, e risponde, bocciando, il ricorso presso il TAR del Lazio che Facebook Ireland aveva presentato contro una sanzione erogata dall’Antitrust nel 2018 proprio per lo stesso motivo.

La Federal Trade Commission americana aveva già citato in giudizio Facebook per aver mantenuto un monopolio illegale sui social network in anni di condotta anticoncorrenziale.

Facebook è accusata di portare avanti una strategia sistematica per eliminare le minacce al suo monopolio, che include l’acquisizione di Instagram nel 2012 e l’acquisizione di WhatsApp nel 2014.

Ma la questione privacy e big data si dibatte da lungo tempo, non è certo una novità in casa Zuckerberg.

Nella nuova informativa privacy di Whatsapp (marchio sotto l’egida del colosso di Menlo Park) non è più presente questo riferimento che invece è presente nella precedentegli utenti che sono già utenti attuali possono scegliere di non condividere le informazioni del proprio account WhatsApp con Facebook per migliorare le proprie esperienze con le inserzioni e i prodotti di Facebook. Questa condivisione è obbligatoria e non più solo facoltativa. La pena? L’impossibilità di utilizzare l’applicazione.

Si parla di informazioni, autorizzazioni, posizioni, insomma si parla di dati metadati. Questo è infatti il nuovo “oro del Klondike”, la moneta di scambio più sottile e inconsistente del pianeta è quella del mercato del Big Data, parte del grande Reset (qui) attualmente in atto.

A distanza di quasi 7 anni, si è passati in maniera silenziosa dall’originale promessa che WhatsApp avrebbe continuato ad operare in modo del tutto indipendente da Facebook, all’obbligo di sottostare a questo nuovo “regime informatico”. Il signor Zuckerberg, ovviamente sempre in mezzo alla bagarre e sempre manipolato dai poteri forti, sicuramente potrebbe dare delle spiegazioni più accurate a riguardo.

Qual’è il problema dei big data oggi?

Il problema, come facilmente intuibile, non è tanto nel vedere i propri dati online, bensì nel possibile utilizzo che potrebbe farne qualche hacker. Basti pensare a quando, qualche mese fa, dei cyber criminali sono riusciti a colpire l’operatore Ho.mobile. Combinando i suoi dati, assieme a quelli rubati su Facebook, ad esempio, è possibile ottenere anche l’indirizzo di casa. Una situazione che mostra come sia estremamente importante difendersi, onde evitare di dover fare i conti con possibili inconvenienti.

Sempre più spesso, purtroppo, capita di imbattersi in tentativi di raggiri, come ad esempio finti messaggi attraverso i quali dei malintenzionati riescono a rubare gli account del malcapitato di turno. Se tutto questo non bastasse, di recente, a destare particolare interesse è una vicenda che non può passare di certo inosservata. Ben 533 milioni di utenti Facebook in 106 Paesi, infatti, si sono visti rubare i propri dati, con quest’ultimi che sono stati pubblicati online, rendendoli così facilmente disponibili ai ladri di identità digitale.

Cosa fare?

Controlla i tuoi dati

Ci sono un paio di siti utili per scoprire se i tuoi dati sono stati compromessi. Il più famoso è Have I Been Pwned. Basta andare a questo indirizzo e inserire la propria mail o il proprio numero di telefono per scoprire se e quante volte queste informazioni sono state violate. Per esempio potreste ritrovarvi parte di un breach di siti che ormai non utilizzate più da tempo, non solo quello di Facebook.

Il sito vi dirà anche se è stato registrato solo l’indirizzo di posta o anche la password. Un’altra possibilità è un sito chiamato The News Each Day, che si concentra sul destino del vostro numero di telefono. Secondo David Johnstone, il creatore del sito, per proteggere la tua privacy, il sito genera numeri di telefono casuali che iniziano con le stesse cinque cifre del tuo numero e invia 99 numeri falsi e uno reale al server, così non può sapere qual è il numero autentico.

Cambia i tuoi dati

Se scoprite che i vostri dati sono stati violati , l’unica cosa da fare è cambiare le password legati ai siti compromessi e gestirle al meglio – magari con un password manager – così da avere un codice diverso per ogni piattaforma. Gli esperti consigliano, comunque, di non usare più il numero di telefono associato a Facebook per la verifica a due fattori. Potrebbe già essere stato clonato oppure sfruttato per inviarci truffe.

Photo: UnSplash

Fonti: Corriere, CConline

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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