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Speranza usa e getta: Draghi ha altri piani

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Di Nicola Venturini –

Mario Draghi, il geniale stratega paneuropeo, colpisce ancora. Dopo aver utilizzato l’ingenuo e terrorizzato Roberto Speranza come burattino per mesi, ora tira il freno a mano e inverte la marcia. Il risultato? Speranza completamente (e giustamente) screditato nelle sue azioni di terrorismo sanitario e Draghi (ingiustamente) elevato a parziale liberatore dell’Italia del Covid. Geniale, non c’è che dire, ma da lui c’è da aspettarsi questo e altro. Già la totale censura oggi, anzi la negazione in partenza della manifestazione contro le chiusure a Roma, fa capire che i giochi di potere sono appena iniziati…

Speranza messo alla berlina

Sembrava assolutamente improbabile e invece ora è diventata una possibilità che potrebbe verificarsi nei prossimi giorni: il premier Mario Draghi, che da presidente del Consiglio non può dimissionare i ministri e perciò – stando a quanto appreso e riportato da Il Messaggero – starebbe tentando di convincere Roberto Speranza a dire addio al suo attuale ruolo per accettare poi un nuovo incarico. Il presidente del Consiglio teme che la questione possa surriscaldare gli animi all’interno della maggioranza e, prima che il pressing del centrodestra diventi insostenibile, vorrebbe porre rimedio. Infatti Forza Italia e Lega da sempre hanno espresso più di qualche perplessità sulla conferma dell’attuale ministro della Salute. Speranza non intende mollare, ma l’ex numero uno della Bce si sarebbe ormai rassegnato in seguito a una serie di errori replicati anche nel corso dei primi mesi del nuovo esecutivo.

Cosa non ha gradito Draghi

Sono tanti – spiega sempre Il Messaggero – gli errori che vengono imputati a Speranza e Draghi in particolare non ha gradito le proteste di piazza degli ultimi giorni, che lo hanno messo nel mirino insieme al ministro. Nomi di possibili successori alla Salute non se ne fanno ancora, ma il Premier vuole rendere il meno traumatico possibile questo avvicendamento: da ciò nasce la ricerca di un incarico di livello per Speranza. “A Salvini ho detto che l’ho voluto nel mio governo e che lo stimo molto”, le parole di Draghi dopo l’incontro con il leader della Lega, che ha sparato a zero su Speranza, difeso però a Palazzo Chigi. La presenza di Speranza però è motivo di subbuglio all’interno del Governo e la volontà è quella di evitare scossoni, sacrificando quindi la testa del ministro della Salute.

Ma tutto questo dovrà avvenire sempre garantendo prima di tutto la salute dei cittadini. E in serata a palazzo Chigi si è svolto un vertice tra Draghi, il commissario all’emergenza Francesco Paolo Figliuolo, il coordinatore del Cts, Franco Locatelli e il ministro della Salute Roberto Speranza. Un «passo avanti» è stato fatto anche per quanto riguarda il settore degli spettacoli. Il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, è stato infatti ascoltato ieri dal dittatoriale Comitato Tecnico Scientifico per discutere del riavvio delle attività legate a questo settore. Nel corso del suo intervento, Franceschini ha presentato alcune proposte per consentire che la riapertura di teatri, cinema e sale da concerto, già prevista nelle zone gialle, possa avvenire con una maggiore presenza di pubblico.

Gli errori di Speranza

In merito al piano vaccinale stiamo assistendo al caos generato dalla dose anglo-svedese di AstraZeneca su cui lo stigma dei nocivi effetti collaterali ha preso il sopravvento. Manca un chiaro nesso causale fra la somministrazione del siero di Oxford e i rarissimi casi trombotici, purtuttavia si registrano disdette di massa a causa della suggestione mediatica che lo ha avvolto nel pregiudizio. Il balletto delle autorizzazioni dell’Agenzia italiana del farmaco (Alfa), con il passivo contributo del ministro Speranza, ha disorientato i cittadini. Il 30 gennaio scorso l’Ente del farmaco autorizza l’inoculazione dai 18 anni, per poi il 2 febbraio limitarne l’uso alle persone fino a 55 anni. Il 23 febbraio il ministero della Salute estende la somministrazione fino ai 65enni per poi, il 19 marzo di concerto con l’Aifa, revocare i limiti di età. Ma ancora l’Agenzia del farmaco interviene il 7 Aprile proponendo l’uso preferenziale dai 60 anni, conferendo ulteriore incertezza ad una materia che dovrebbe essere maneggiata dalla stabilità cognitiva.

Photo: UnSplash

Fonti: IlGiornale, IlTempo, IlMessaggero

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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