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Draghi: dopo Speranza, lo scontro con Erdogan… e intanto l’Italia resta chiusa

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Di Nicola Venturini –

Sono tanti gli errori che vengono imputati a Speranza e Draghi in particolare non ha gradito le proteste di piazza degli ultimi giorni, che lo hanno messo nel mirino insieme al ministro. Nomi di possibili successori alla Salute non se ne fanno ancora, ma il Premier vuole rendere il meno traumatico possibile questo avvicendamento: da ciò nasce la ricerca di un incarico di livello per Speranza.

Le possibili riaperture

Questo, insieme allo scontro con Erdogan che verrà trattato successivamente, lo scenario di questi giorni. Si parlerà di riaperture nella prossima cabina di regia presieduta da Mario Draghi che, secondo fonti della maggioranza, dovrebbe riunirsi già venerdì. Già nella serata di mercoledì era emersa la probabilità che il premier convocasse la riunione dopo l’ultimo aggiornamento dei dati del contagio nel Paese che ha però registrato una risalita rispetto a una settimana fa. I dati permetteranno all’esecutivo di fare un primo punto sulle riaperture e nel corso dell’incontro sarà definito il nuovo pacchetto di misure, compreso il prolungamento dello stato di emergenza, probabilmente fino al 31 luglio. Proprio a Palazzo Chigi oggi si sono visti il portavoce del Comitato Tecnico Scientifico, Silvio Brusaferro, e il coordinatore Franco Locatelli.

Le regioni

Le Regioni spingono per riaperture progressive a partire da maggio e alla revisione dei parametri per i colori, ma pesa anche il tema scuola, perché tutti voglio gli studenti delle superiori in aula al 100%, per primo Draghi. Tutto naturalmente passa sempre per la curva dei contagi, che oggi hanno superato i 16 mila nuovi casi e 469 vittime.

La ministra degli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, auspica “l’uscita dall’incubo”. Il presidente della regione Veneto Luca Zaia parla di d-day per la ‘liberazione’, che potrebbe essere l’11 giugno, quando il pubblico potrà tornare per la prima volta allo stadio Olimpico, in occasione della gara d’esordio dell’Italia agli Europei contro la Turchia. E arriviamo all’argomento caldo di questo articolo.

Turchia, Erdogan e Draghi

“La dichiarazione del presidente del Consiglio italiano Mario Draghi è stata maleducata e impertinente”. Lo ha detto il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, replicando al primo ministro italiano che una settimana fa lo aveva definito “dittatore”. “Con le sue affermazioni, ha purtroppo danneggiato lo sviluppo delle relazioni Turchia-Italia.

Draghi è una persona che è stata nominata e non eletta”, ha aggiunto. E ha ragione, non c’è che dire.

“Prima di dire una cosa del genere a Tayyip Erdogan devi conoscere la tua storia, ma abbiamo visto che non la conosci”, ha detto ancora il presidente turco in un discorso davanti a un gruppo di giovani nella biblioteca del palazzo presidenziale di Ankara, riportato dall’agenzia Anadolu e dalla tv di Stato turca.

Cos’era successo l’8 aprile

L’incidente diplomatico tra Italia e Turchia risale all’8 aprile quando, in una conferenza stampa, il capo del governo italiano, si era riferito al «sultano» chiamandolo «un dittatore» con il quale comunque è necessario avere delle relazioni. Draghi in quella circostanza aveva risposto a una domanda riguardante il trattamento riservato alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che, il 6 aprile, nel sontuoso palazzo presidenziale di Ankara era stata lasciata senza sedia durante il colloquio, cui partecipava anche il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, per far ripartire il dialogo tra la Ue e la Turchia. alla quale non era stato consentito di sedersi accanto ad Erdogan. «Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio» aveva detto il premier italiano.

La verità sta nel mezzo

Erdogan non è certo uno stinco di santo, e questo l’astuto Draghi lo ben sa. Per questo motivo è libero di rivolgersi al leader turco con la sua tipica e disinvolta sicurezza, forza enorme questa che riceve direttamente dalla stessa Unione Europea. Questo ovvio flusso di potere mi rievoca nella mente il famoso verso apocalittico “La bestia è il falso profeta che riceve il suo potere dal drago”, ma non vorrei essere troppo drastico. Con una struttura del genere alle spalle, è il minimo che Draghi, come dice Erdogan, non sia stato eletto dal popolo per diventare Presidente del Consiglio italiano.

Erdogan è un dittatore, su questo Draghi ha ragione, ma anche Draghi è un politico discusso. La verità sta nel mezzo, e comunque a mio parere Erdogan fa molto bene a sottolineare la vera natura di Draghi, che il mago della finanza internazionale a capo dell’Italietta del Covid tiene nascosta molto molto bene. E na ha ben donde.

Photo: UnSplash

Fonti: Corriere, Quotidiano, TGCOM24, IlFattoQuotidiano,

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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