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Recovery Plan: con il Pnrr Italia capofila della “nuova stagione europea”

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Di Nicola Venturini –

Mario Draghi ha presentato alla Camera il Pnrr (da 191,5 miliardi) e i principali assi entro cui viaggerà il progetto: “Sud, Digitalizzazione e Green, ma anche riforma della giustizia e puntare su donne e giovani”. Il premier ha dichiarato che “Questi cambiamenti si possono attuare solo se c’è accordo, volontà di successo e non di sconfitta”.

Il Pnrr approvato a Palazzo Madama

Dopo il discorso di Draghi Palazzo Madama ha votato a favore della risoluzione di maggioranza con 224 sì, 16 no e 21 astenuti. I senatori di Fratelli d’Italia si sono astenuti. In mattinata, è arrivato anche il via libera della Camera dei deputati con 442 voti a favore, 19 contrari e 51 astenuti. Alle 15, il premier ha tenuto la sua presentazione in Senato, sbagliando per due volte l’incipit del suo intervento, ha poi sostanzialmente riletto il testo pronunciato ieri alla Camera. Prossima tappa il Consiglio dei ministri – previsto tra domani e giovedì – che licenzierà il Piano per la trasmissione a Bruxelles.

Cosa cambia con il Pnrr?

“Il Pnrr affronta debolezze che affliggono la nostra economia” afferma il Premier “Ringrazio Regioni, Province e Comuni, gli enti locali sono stati determinanti per la riuscita del Piano”, e successivamente evidenzia: “Sono infatti responsabili della realizzazione di quasi 90 miliardi di investimenti, circa il 40 percento del totale, in particolare con riferimento alla transizione ecologica, all’inclusione e coesione sociale e alla salute. Con una prospettiva più di medio-lungo termine, il Piano affronta alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico. Infine, le risorse del Piano contribuiscono a dare impulso a una compiuta transizione ecologica”.

Il Pnrr visto dall’Europa

Il Pnrr è una sfidasulla capacità di spendere il denaro” che arriva dalla Ue, è una sfida “che non si può perdere”, ha detto il premier Mario Draghi nel suo intervento di replica al Senato sul Pnrr. “Noi saremmo responsabili del successo o della perdita di questa scommessa. Una sconfitta sarebbe grave per noi e per il futuro dell’Europa. Non ci sarebbe un’altra occasione per una politica fiscale comune. Una politica fiscale comune è a nostro beneficio, perché siamo uno dei Paesi più fragili in Europa – ha affermato Draghi – Il nostro obiettivo con il piano è ridurre i divari che l’Ue chiede di superare”.

Pnrr scommessa per l’Italia, in caso di sconfitta perde tutta l’Ue “Sono stato spesso rimproverato avendo promosso una politica più espansiva ad aver rimosso lo stimolo per i Paesi a fare riforme. Non è vero, non c’è nessuna relazione. Tanto è vero che ora le faremo, perché c’è il Pnrr che inaugura una nuova stagione a livello europeo. Questa è una scommessa sulla capacità di spendere e spendere bene. E’ una scommessa che vede l’Italia in prima fila: noi saremo responsabili del successo o della perdita di questa scommessa, e una sconfitta sarebbe grave perché i primi a pagarne il prezzo saremmo noi ma anche perché a pagarne il prezzo sarebbe l’Europa, non ci sarebbe più la possibilità di convincere gli europei a fare una politica fiscale comune, a mettere i soldi insieme”, è il monito lanciato da Draghi sulla buona riuscita del piano.

Il piano, che capta i prestiti Ue, sarà “articolato in progetti di investimento e riforme – afferma – L’accento sulle riforme è fondamentale. Queste non solo consentono di dare efficacia e rapida attuazione agli stessi investimenti, ma anche di superare le debolezze strutturali che hanno per lungo tempo rallentato la crescita e determinato livelli occupazionali insoddisfacenti, soprattutto per i giovani e le donne.

Dopo la transizione ecologica, quella tecnologica

Il premier dichiara anche l’arrivo della banda ultralarga ovunque entro il 2026. “Sulla banda larga il governo intende stanziare 6,31 miliardi per le reti ultraveloci, banda larga e 5g. Vogliamo portare entro il 2026 reti a banda ultralarga ovunque”, ha quindi spiegato Draghi, che ha parlato della “mappatura dei piani di investimento” e della necessità che “le scelte dei cittadini e la concorrenza vengano tutelate”. “Intendiamo ammodernare la nostra amministrazione, connettere tutte le scuole e gli ospedali, incentivare le imprese a digitalizzarsi”, ha concluso.

Europa salvatutto

Il 25 marzo scorso, Mario Draghi scrisse una specie di programma per  il Financial Times, che il grande Maurizio Blondet (“l’ultimo dei giornalisti” lo chiamo io) ha cortesemente tradotto e ripubblicato. La linea rossa che passa per tutto il suo “vademecum” è sempre quella di fare leva sul debito pubblico e sullo strapotere dell’EU (creatura che in parte è dello stesso Draghi). Come tutti i grandi “salvatori finanziari”, vedi Monti, tutto è puntato sul far percepire il valore di qualcosa che valore non ha, perché non sussiste. Il debito è un fantasma, e i fantasmi fanno paura. Cito i passi più rilevanti della lettera per chiarire questo punto:

Per alcuni aspetti, l’Europa è ben attrezzata per affrontare questo shock fuori del comune, in quanto dispone di una struttura finanziaria capillare, capace di convogliare finanziamenti verso ogni angolo dell’economia, a seconda delle necessità. L’Europa dispone inoltre di un forte settore pubblico, in grado di coordinare una rapida risposta a livello normativo e la rapidità sarà assolutamente cruciale per garantire l’efficacia delle sue azioni.

Davanti a circostanze imprevedibili, per affrontare questa crisi occorre un cambio di mentalità, come accade in tempo di guerra. Gli sconvolgimenti che stiamo affrontando non sono ciclici. La perdita di reddito non è colpa di coloro che ne sono vittima. E il costo dell’esitazione potrebbe essere fatale. Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni Venti ci sia di avvertimento.

La velocità del tracollo dei bilanci delle aziende private – provocate da una chiusura economica al contempo doverosa e inevitabile – dovrà essere contrastata con pari celerità dal dispiegamento degli interventi del governo, dalla mobilitazione delle banche e, in quanto europei, dal sostegno reciproco per quella che è innegabilmente una causa comune.

Photo: UnSplash

Fonti: TGCOM24, Repubblica

Veneto. Ex curatore di magazine e libri, approfondisce ora il mondo dell’editoria digitale e del web marketing. Ama la montagna e le lunghe camminate. Frase preferita: “chi no ga testa, ga gambe”.

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