Il Coni paga il calcio, poi meno di un terzo dei contributi va all’atletica leggera. Ma oggi l’effetto Olimpiadi cambia le cose

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I risultati, i podi, gli ori conquistati a Tokio stanno cambiando le cose. Non ci aspettiamo un rivoluzione, ma una maggiore attenzione anche per altri sport nei quali gli atleti italiani riescono a distinguersi nonostante i pochi fondi erogati dal Coni.

L’atletica leggera italiana ha riscattato anni di delusioni grazie a Gianmarco Tamberi e Marcell Jacobs, vincitori di due ori straordinari in due discipline che fanno sognare: il salto in alto e i 100m. Non due semplici ori quelli conquistati alle Olimpiadi di Tokyo 2020, tra l’altro nell’arco di meno di un  quarto d’ora l’uno dall’altro. Tamberi aveva appena finito di saltare quando Jacobs terminava in prima posizione la sua corsa da record. Il dato che stride: la federazione italiana atletica leggera è solo quarta per finanziamenti ricevuti dal Coni. Calcio, nuoto e pallavolo prendono di più.

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Di cosa parliamo in questo articolo

Senza inno e bandiera

Alle varie federazioni arrivano la maggior parte delle risorse statali da Sport e Salute, una società pubblica di diretta emanazione governativa cui l’esecutivo due anni fa ha affidato parte delle funzioni del Comitato Olimpico nazionale. La vicenda che ha portato alla nascita di questa società inizia nel dicembre del 2018, ai tempi del Conte 1, con l’approvazione della Legge di Stabilità attraverso cui cessava di esistere la Coni Servizi, ovvero l’azienda pubblica che si occupa dello sviluppo dello sport.

Venne così creata Sport e Salute. Non tutto pareva in ordine, però, nel progetto di riforma firmato dall’allora sottosegretario alla presidenza del consiglio con delega allo sport, il leghista Giancarlo Giorgetti. Sporte e Salute evidenziava una stretta dipendenza del Coni dall’esecutivo. La cosa violava la carta olimpica e ha rischiato di far andare gli atleti italiani a Tokyo senza inno e bandiera, perché il Cio – Comitato olimpico internazionale – aveva giudicato tale operazione una minaccia all’indipendenza dello sport dal governo.

Atletica, cigno nero

Sport e Salute, dopo aver risolto in una corsa contro il tempo, la questione, ha deciso nel 2020 come suddividere i 250 milioni di euro. Così, i fondi sono andati rispettivamente al calcio, al nuoto, alla vela, al tennis, al canottaggio, e via di seguito, fino a raggiungere tutte le discipline, anche quelle più di nicchia come la danza sportiva o l’hockey su prato. Tra quelle nel fanalino di coda compare anche l’atletica.

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Secondo truenumbers.it, sito che riporta numeri e principali dati nelle diverse aree tematiche (anche sul canale Telegram), “tutte le discipline dell’atletica leggera, in base agli stanziamenti decisi finora per il 2021, riceverà 11.046.923 euro complessivamente, circa il 4,4% del totale.

Si tratta di risorse fondamentali per il funzionamento della federazione – continua truenumbers.it – Osservando il suo bilancio del 2019 si nota come dei 29,3 milioni di entrate quasi metà provenivano da fonti pubbliche. Oltre al contributo di Sport e Salute, che allora era stato di circa 12,2 milioni. L’atletica leggera risulta essere il quarto sport a livello di contributi statali. Viene dopo il calcio, che domina incontrastato al primo posto con i suoi 36,2 milioni di finanziamento alla FIGC, ma anche il nuoto e la pallavolo, rispettivamente con 13,4 e 11,8. Le federazioni elencate dal documento di Sport e Salute che dettaglia le risorse stanziate per ognuna di essere però sono ben 44. E nessuna riceve meno di un milione.”

Circa 3,8 milioni vanno anche alla Fig – Federazione Italiana Golf, e ci si aspetterebbe qualcosa in più considerata l’imminente Ryder Cup che si svolgerà in Italia nel 2023. Ogni sport riceve comunque una qualche forma di sostegno, non sempre però sufficiente a colmare le lacune che ci separano da altri Paesi ben più preparati, organizzati, foraggiati.

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Ora ci aspettiamo che le imprese di Jacobs e Tamberi distribuiscano le priorità, fruttando all’atletica leggera maggiori trasferimenti.

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