Aqualis

Aqualis, la semplicità che rivoluziona la pulizia di mari e laghi

Dicembre 12, 2025
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Un progetto nato sott’acqua, dalla passione di un ragazzino di 14 anni che esplorava il mondo marino con una bombola e un sogno. Oggi quella passione ha preso forma in Aqualis, un dispositivo pensato per intercettare rifiuti galleggianti, microplastiche e idrocarburi nei porti, contribuendo a proteggere gli ecosistemi acquatici con una tecnologia silenziosa ma determinante. L’intuizione è di Alessandro Barbiero, CEO & Founder di Aquageo, che ha trasformato un percorso accademico e professionale votato alla sostenibilità in un progetto che punta a ridisegnare il modo in cui gli approdi affrontano l’inquinamento.

Ma dietro l’innovazione c’è anche la competenza tecnica di chi ha conosciuto da vicino i limiti dei sistemi attualmente presenti sul mercato. Tra questi, Enrico Marchiori, responsabile tecnico del progetto, che abbiamo intervistato per capire come Aqualis stia cercando di cambiare le regole del gioco.

La semplicità come punto di forza

Per comprendere il valore di questo dispositivo bisogna partire dalla sua natura. Un dispositivo modulare in polietilene, ancorato ai pontili, capace di trattare fino a 35.000 litri d’acqua all’ora. Al suo interno, un cestino con filtri in poliuretano espanso reticolato in grado di catturare microplastiche fino a 1,6 mm e una spugna ecologica FoamFlex, riutilizzabile fino a 200 volte, che assorbe oli e idrocarburi.

Marchiori racconta come il cuore del progetto sia sempre stato la semplicità. “Il nostro apparecchio nasce peressere utilizzato da chiunque, senza competenze tecniche avanzate”, spiega. “Venivamo da anni di manutenzione su altri macchinari simili, spesso troppo complessi, pesanti, difficili da gestire. Il risultato era che venivano abbandonati, lasciati spenti perché richiedevano troppo tempo per essere svuotati o puliti. Volevamo togliere ogni scusa a chi deve realmente utilizzarli”.

Ed è da questa frustrazione che il dispositivo ha iniziato a prendere forma. Nasce così un sistema leggero, intuitivo e pratico, progettato per essere movimentato da una sola persona, installato in poche ore e gestito in pochi minuti.

Dal problema al progetto

Marchiori ricorda bene le criticità dei macchinari esistenti. “Richiedevano due o tre operatori per essere sollevati, manutenuti o svuotati, e la loro complessità scoraggiava qualsiasi utilizzo costante. Da questo nasce l’idea, condivisa con Barbiero, di creare qualcosa di diverso – racconta – Eravamo stufi di vedere strumenti spenti o dimenticati nei porti, quando invece avrebbero potuto davvero fare la differenza. Così abbiamo deciso di progettare noi stessi un macchinario che rendesse tutto più semplice”.

Aqualis infatti ha un obiettivo chiaro, quello di funzionare, sempre, e senza richiedere risorse umane o tecniche sproporzionate. Da qui anche la scelta dei materiali, della modularità del cestino, della spugna riutilizzabile e di una struttura che possa essere tirata fuori dall’acqua, pulita e rimessa in funzione nel giro di pochi minuti.

Manutenzione e utilizzo

Gli apparecchi attualmente sul mercato richiedono una manutenzione quotidiana o settimanale molto complessa. Aqualis semplifica ogni passaggio. Lo svuotamento del cestino è quotidiano o “al bisogno”, come spiega Marchiori, con la stessa naturalezza con cui si svuoterebbe un cestino urbano. La pulizia esterna invece, quella che tecnicamente costituisce la manutenzione ordinaria, segue le caratteristiche dell’ambiente in cui si trova.

“Ogni contesto ha una crescita biologica diversa. Mare, laguna e lago non presentano le stesse condizioni”, chiarisce. “In generale, una manutenzione ogni uno o due mesi è sufficiente. Si tira fuori l’apparecchio, si lava e si rimette in acqua”.

Una filosofia che risponde direttamente alle esigenze dei porti e delle darsene, dove spesso il personale non è specializzato e non può dedicare ore al mantenimento di un dispositivo.

Posizionamento strategico

A sorpresa, la quantità di dispositivi necessari non dipende tanto dalle dimensioni del porto quanto dall’intelligenza del posizionamento. Marchiori chiarisce un aspetto fondamentale: “Un apparecchio montato a caso lungo un pontile serve a poco. Ma se posizionato dove le correnti naturali tendono ad accumulare i rifiuti, la sua efficacia aumenta enormemente”.

La logica è semplice. Nei porti, come in ogni corpo d’acqua, esistono correnti interne che creano zone di accumulo. Basta individuarle per permettere anche a pochi cestini di avere un impatto importante. Per entrare nel merito del discorso, il tecnico cita il caso delle navi da crociera, che ormeggiano sempre negli stessi punti e generano dinamiche prevedibili nella diffusione degli inquinanti. “Con uno studio accurato, si può arriva a una raccolta molto più significativa del previsto”.

La differenza rispetto al mercato

Uno dei temi centrali riguarda la vera differenza tra Aqualis e i sistemi preesistenti. Marchiori non ha dubbi: “La semplificazione. Tutto qui. Se un macchinario è semplice da usare, verrà usato. E se viene usato, funziona, raccoglie rifiuti, migliora la qualità dell’acqua. Questo è l’impatto reale”.

Ma non si tratta solo della comodità operativa. L’azienda ha infatti scelto di investire anche sulla raccolta dati, trasformando in futuroil cestino in uno strumento che non solo pulisce, ma rileva e classifica i rifiuti, fornendo informazioni cruciali su microplastiche, tipologia di inquinanti e criticità delle aree portuali. Un valore aggiunto, questo, che si integra perfettamente con le collaborazioni con enti scientifici come l’Università di Chieti-Pescara e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale.

Il mercato risponde

A soli pochi mesi dal lancio, il mercato sembra aver compreso rapidamente il potenziale del dispositivo. “Siamo nelle prime fasi di commercializzazione, ma le risposte sono più che positive”, afferma Marchiori. “Porti, amministrazioni comunali e aziende sono in cerca di soluzioni concrete e subito operative. E il nostro prodotto risponde a questa esigenza”.

Nonostante le dimensioni relativamente contenute del cestino – si parla di un massimo di 20-25 kg di rifiuti galleggianti alla volta – l’efficacia è alta, soprattutto per quanto riguarda idrocarburi e microplastiche.

Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’evoluzione del progetto. Aqualis nasce come un sistema standard, ma è già chiaro la volontà dideclinarlo in versioni differenti per adattarsi ai vari contesti. “Stiamo raccogliendo feedback dagli ambienti più diversi, e ciò che emerge è che ogni porto ha le sue peculiarità”, spiega Marchiori. “Dal porto di Trieste alla laguna di Venezia fino al Lago di Garda, cambia tutto: tipo di rifiuto, quantità, presenza di alghe, condizioni idrodinamiche. Un unico modello non basta per ottenere la massima efficacia”.

Cambiare direzione

L’obiettivo futuro è creare varianti del macchinario calibrate su queste differenze, in modo che ogni porto e contesto possa avere una soluzione ottimizzata. “Da soli non possiamo risolvere l’inquinamento di un porto commerciale enorme. Ma possiamo ridurre quello che esce dal porto e finisce in mare. Possiamo intercettare idrocarburi con grande efficacia. Possiamo diminuire la quantità di plastica che va a sommarsi al problema globale”.

Una tecnologia che nasce da un amore per il mare e cresce grazie alla chiara volontà di proteggerlo.

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