Tre serate che promettono di conquistare il pubblico romano: il 9, 10 e 11 gennaio 2026 va in scena al Teatro Porta Portese Omicidio mon amour, un’opera firmata dalla regista Simona Ciammaruconi che si avvale del patrocinio di WhiteLight, l’associazione culturale presieduta da Andrea Santoro (regista di RKM – Roma Kaputt Mundi) attiva nella produzione di spettacoli teatrali e spot pubblicitari per il cinema e il teatro. Abbiamo incontrato la regista e alcuni membri del cast per scoprire i segreti di questo spettacolo che celebra il teatro attraverso il teatro.
L’incontro con la storia: quando il caso diventa destino
Tutto inizia una sera qualunque, quando Simona Ciammaruconi, regista teatrale nota per il suo stile raffinato e la capacità di svelare le contraddizioni sociali con leggerezza e profondità, si imbatte in Mon crime – La colpevole sono io, pellicola del maestro francese François Ozon.
“Sono rimasta folgorata dalla freschezza del film, dalle musiche avvolgenti e dall’ambientazione elegante,” racconta Ciammaruconi. “Non sapevo che nascondesse un’anima teatrale. Quando ho scoperto che derivava da una pièce degli anni Trenta, ho desiderato riportarlo alle sue origini sceniche, ma con il mio sguardo.”
La regista decide di spostare l’ambientazione al Dopoguerra, negli anni Quaranta, conferendo allo spettacolo una dimensione simbolica attraverso i costumi e l’atmosfera, senza cadere nella ricostruzione storica pedissequa.
Una commedia che scoperchia l’ipocrisia
Omicidio mon amour è una commedia sofisticata che guarda allo stile cinematografico di Ernst Lubitsch, con quella patina luccicante che nasconde verità scomode. La storia ruota attorno a Elena Virgì, un’attrice spiantata interpretata da Federica Gugliandolo: “Elena è una giovane donna che affronta la vita con leggerezza”, racconta la Gugliandolo, “anche quando questa non fa che remargli contro. E’ un po’ quello che dovremmo essere tutti. È furba, ha fiducia in se stessa e nelle sue capacità, e grazie questo riesce, insieme all’aiuto di una fedele compagna, a trasformare una potenziale tragedia in un colpo di fortuna” conclude l’attrice. Elisa Franchi interpreta Marta Argento, la sua avvocatessa. Quando un produttore viene trovato morto dopo aver molestato Elena, lei viene accusata del crimine. Ma le due donne intuiscono qualcosa di sovversivo: se Elena si auto-accusa, diventerà famosa.
Ciò che mi ha conquistato di questo testo è la complicità femminile. L’omicidio diventa un pretesto per raccontare l’amicizia tra donne, il loro sostegno reciproco in un mondo che le vuole divise. Mi affascina come la verità venga messa in scena, letteralmente, e come questo processo faccia tremare le fondamenta del potere maschile.
Simona Ciammaruconi
Quando a casa delle due donne si presenta la vera assassina – Tamara Cock, una vecchia attrice del cinema muto interpretata dalla straordinaria Rita Pasqualoni – le tre diventano complici in un patto che rivela come questo omicidio faccia comodo a tutti, svelando che la verità è sempre arbitraria, sempre relativa.
Il cast: voci dal palcoscenico
Rita Pasqualoni, rinomata interprete nel panorama teatrale italiano, porta in scena Tamara Cock con la profondità che il personaggio richiede. La sua presenza scenica rappresenta un ponte tra il passato glorioso del cinema muto e il presente caotico delle due protagoniste. “Tamara Cock è stata una grande diva del cinema muto, ormai sul viale del tramonto, senza un soldo e senza lavoro. Irrompe a sorpresa sulla scena per riprendersi quello che dichiara essere suo e non solo. Ogni sua apparizione crea scompiglio e stupore. Ma anche tenerezza in chi riuscirà ad andare oltre l’apparenza. E’ una donna che non si piange addosso ma cerca soluzioni. Mi ha insegnato che la vita è una sfida continua che vale sempre la pena di vivere con passione, fino alla fine“, confessa la Pasqualoni.








Accanto a lei, una grande Roberta Bobbi interpreta Leonia, un personaggio aggiunto dalla regista, non presente né nel film né nella pièce originale. Leonia è la segretaria del commissario Porzio: “Quando conosce Elena Virgì, decide di cambiare vita e di seguire lei e Marta nel loro sfavillante mondo artistico“, afferma la Bobbi, “e diventerà la loro tuttofare, scoprendo un grande amore per gli artisti.“
“Tutti i personaggi sono affascinati dal personaggio di Leonia,” sottolinea la regista Simona Ciammaruconi, “proprio per dare ancora più accento allo stratagemma del teatro nel teatro.“
Leonia, infatti, pronuncia un monologo sulla bellezza del mestiere d’attore che non esiste nel film originale: “Sono creature sciamaniche, uno stimolo per le coscienze. Ci ricordano anche che recitare nella vita, talvolta, è utile” afferma la regista. “È un omaggio puro al teatro, all’arte della recitazione come strumento di comprensione e trasformazione.“

Maurizio Greco, altro attore di grande esperienza e riconoscibilità, interpreta due personaggi: Lucius, il giudice del processo Elena Virgì, e il Sig. Sgarri padre, “genitore severo, sensibile al fascino femminile“, ci racconta parlando del suo personaggio. Sul suo doppio ruolo, Greco riflette: “Ho trovato molto interessante interpretare questi due personaggi, perché mi hanno dato la possibilità, in poche battute, di variare la recitazione e dare sfumature caratterizzanti di un prima e di un dopo. Soprattutto Sgarri padre: essendo molto lontano da me per la sua apparente rigidità di costumi, ha richiesto uno sforzo interpretativo maggiore e, pertanto, devo dire, più appagante.“
Il personaggio del Procuratore Cianca ha il volto di Andrea Scaramuzza: “Lui è l’accusatore della protagonista Elena Virgì. Un vero misogino! Interpretare questo tipo di personaggio è stato costruttivo e divertente allo stesso tempo; mi ha fatto provare quasi una sensazione di destrutturamento: entrare nella mente del Procuratore Cianca, totalmente diverso dalla mia vera natura, mi ha costretto a guardare a una donna così come io non la guarderei mai, con l’occhio del pregiudizio e della cattiveria“, prosegue Scaramuzza. “Inoltre, mi sono tolto anche una soddisfazione, seppur per il breve lasso di tempo di uno spettacolo: interpretare la professione di avvocato o pubblico ministero, che era il mio sogno alternativo se non avessi fatto l’attore!“
Gabriele Perfumo veste i panni dell’ispettore Aldo Squitti e di Isidoro. “Due personaggi agli antipodi“, riflette l’attore: “il primo, misogino e pieno di pregiudizi (che indagherà sull’omicidio) ed il secondo, amante delle donne e della bella vita, che si troverà a conoscere e forse ad infatuarsi di Elena Virgì” conclude Perfumo.
Andrea Vito Rizzo affronta anch’egli una doppia sfida interpretativa: l’ispettore Porzio, professionista vivace e ammiratore di Elena, e Andrea Sgarri, giovane fidanzato di Elena ammaliato dall’omicidio che la sua ragazza “avrebbe” compiuto per “salvare” il suo onore.
Un personaggio particolare è Sapo, interpretato da Alessandro Severa, artefice anche dei brani alla fisarmonica: un musicista cieco che fa da strillone, capace di entrare ovunque. “Finché c’è la sua musica c’è speranza,” si dice nel testo dello spettacolo. Sapo è amato da tutti, un artista coccolato, un ulteriore omaggio all’arte: “Questo spettacolo mette in scena uno scontro aperto e ancora oggi irrisolto: quello tra il maschile e il femminile. Gli uomini fanno fatica a diventare tali, mentre le donne possono contare su una maggiore capacità relazionale, che consente loro di evolvere rapidamente. Sapo è un artista di strada cieco, che intende solo offrire arte e bellezza con la sua fisarmonica per qualche spiccio in cambio; e le donne lo adorano per questo.“









L’essenza dello spettacolo: teatro nel teatro
Ciò che rende unico Omicidio mon amour è il suo DNA essenziale: in scena solo due panche che si trasformano in tribunale, salotto, confessionale. Tutto è profondamente simbolico. L’attore è al centro, con la sua bravura e il suo corpo come unico strumento narrativo.
“Ho voluto creare uno spettacolo essenziale, dove l’attore è tutto e dove il pubblico possa riflettere sul confine sottile tra giustizia e spettacolo, tra verità e convenienza“, afferma la regista. “Non giudico i miei personaggi: celebro la loro libertà.“
Lo spettacolo esplora temi universali: la spettacolarizzazione della verità, l’ipocrisia come strumento di carriera, la complicità femminile come atto rivoluzionario. Al centro di tutto, c’è l’amicizia femminile, il non giudizio (anche verso l’omosessualità di una delle protagoniste), la libertà come valore assoluto.
“Questo omicidio solletica e impaurisce il patriarcato,” continua Ciammaruconi. “Svela le paure e le fantasie di un sistema che si sente minacciato quando le donne diventano complici tra loro. È una commedia garbata… ma non troppo. Leggera nella forma, profonda nella sostanza.“
Un ritratto della società che risuona ancora oggi
Ambientato negli anni Quaranta ma tremendamente contemporaneo nei suoi interrogativi, Omicidio mon amour è un ritratto della società di quegli anni che risuona ancora oggi, pur nella consapevolezza che i tempi sono cambiati.
L’accento sul gioco teatrale, sul teatro nel teatro, permette allo spettacolo di elevarsi oltre la sua storia apparentemente semplice per diventare una riflessione sull’arte stessa, sulla recitazione come strumento di verità e menzogna insieme, sulla necessità dell’inganno per sopravvivere in una società ipocrita.
“Viene scoperchiata l’ipocrisia sociale perché l’ipocrisia è l’unico modo per fare carriera,” conclude Ciammaruconi. “Questo omicidio fa comodo a tutti. E in questa constatazione c’è tutta la bellezza e l’amarezza del teatro, che è sempre specchio fedele della vita.“
foto: Domenico la Grotteria (colore); Greta Mianiti (b/n)
“Omicidio mon amour”
Date: 9, 10, 11 gennaio 2026
Luogo: Teatro Porta Portese – Roma
Regia: Simona Ciammaruconi
Patrocinato da: WhiteLight
Cast: Roberta Bobbi, Elisa Franchi, Maurizio Greco, Federica Gugliandolo, Rita Pasqualoni, Gabriele Perfumo, Andrea Scaramuzza, Alessandro Severa, Andrea Vito Rizzo










