quanto sono risparmiatori gli italiani

Tassi, prestiti, investimenti: quanto sono risparmiatori gli italiani?

Gennaio 19, 2026
2 mins read

Negli ultimi mesi il mercato finanziario italiano ha mostrato segnali interessanti. In particolare, sono emersi tre movimenti, tra cui la crescita (moderata) dei prestiti, il calo dei tassi su alcune nuove operazioni e, allo stesso tempo, una raccolta che continua a salire tra depositi, obbligazioni e investimenti in titoli custoditi presso le banche. 

Il risultato è una fotografia meno “bianco o nero” del solito: gli italiani non smettono di chiedere credito, ma lo fanno con cautela; e non smettono di risparmiare, ma cercano forme più efficienti rispetto alla sola liquidità.

Una parte del quadro la spiegano i numeri: a novembre 2025 l’ammontare dei prestiti a imprese e famiglie è cresciuto dell’1,9% su base annua, con un trend continuativo (undicesimo mese di crescita per le famiglie, quinto per le imprese). 

Nello stesso mese, il tasso medio sulle nuove operazioni per acquisto di abitazioni risulta al 3,30% e quello sulle nuove operazioni di finanziamento alle imprese al 3,44%, mentre il tasso sui nuovi depositi vincolati e certificati di deposito è indicato al 2,14%. 

Ne consegue che la domanda non è solo “dove vanno i tassi”, ma anche che cosa intendiamo davvero quando parliamo di investimenti sicuri: se sicurezza significa stabilità, protezione dal rischio, o semplicemente prevedibilità del risultato in un orizzonte temporale realistico.

Il prezzo del denaro nel 2025

Il mercato dei mutui è un buon termometro, perché riflette sia la politica monetaria sia la fiducia delle famiglie. A inizio dicembre 2025, le rilevazioni descrivono un mercato “accessibile” e competitivo: per i mutui a tasso fisso i TAN medi oscillano tra 2,75% e 4,43%, mentre per i variabili tra 2,19% e 4,13%. 

Sul piano europeo, invece, in base ai dati di European Mortgage Federation, collocano l’Italia tra i Paesi con tassi medi sui mutui relativamente più bassi: il tasso medio si attesta al 3,19%, con livelli più elevati in mercati come Polonia (6,95%), Ungheria (6,69%) e Romania (5,81%), mentre Francia e Belgio mostrano valori simili all’Italia. 

Eppure, il comportamento resta prudente. Lo si intuisce dal modo in cui le famiglie “compongono” la propria esposizione: quando il tasso variabile torna appetibile, non è automatico che diventi la scelta dominante, perché la sicurezza psicologica di una rata stabile continua a pesare nelle decisioni. 

Prestiti e consumi: domanda stabile, importi più alti e nuove forme di finanziamento

Se guardiamo ai prestiti delle famiglie, il 2025 è stato meno “lineare” di quanto suggerisca un dato annuale. Il Barometro CRIF (fonte EURISC) evidenzia che nei primi nove mesi del 2025 le richieste di prestiti restano pressoché stabili (+0,9%), con un andamento a fasi. La notizia vera, però, è l’aumento dell’importo medio: 9.966 euro, +7,6% rispetto allo stesso periodo del 2024. 

Dentro quel numero convivono due dinamiche opposte. Da un lato crescono i prestiti personali (+11,8% nel III trimestre 2025), dall’altro calano i prestiti finalizzati (-9,9%), anche perché aumentano strumenti alternativi come i pagamenti dilazionati tramite POS lending (+26,9% nei primi nove mesi, con un importo medio di 1.233 euro).

È un passaggio culturale, a tutti gli effetti, prima ancora che finanziario: si spezzetta la spesa, si cerca flessibilità, e spesso si “ammortizza” il costo del credito dentro micro-rate che pesano meno sul mese.

Latest from Blog

TUTTI I TEMI DALLA A ALLA Z
Go toTop