C’è una linea ostinata e coerente che attraversa il teatro di Angela Ricci: il mito come insegnamento cui guardare oggi, il femminile come nucleo necessario e antico, l’emozione come linfa vitale che plasma e costruisce senso. Il mito, nell’animo di questa delicata e visionaria regista, è infatti materia viva, capace di affascinare ancora oggi per la sua capacità di aprire sempre a una nuova visione del mondo. In Pandora – L’origine, portato in scena al Teatro Albertino di Roma, questa materia prende la forma di una domanda antica e ancora irrisolta: Perché il femminile viene raccontato nei secoli dei secoli come origine del male?

Il Teatro di Angela Ricci
Il teatro di Angela Ricci è capace di emozionare come pochi altri, e lo fa attraverso la parola che dialoga con la musica, e grazie ad un’interpretazione che chiede che ogni personaggio venga amato, interiorizzato e rinnovato attraverso il sentire di chi lo interpreta. La scena diventa così un magico luogo di racconto in divenire, mai di pura espressione tecnica.
“Ai miei attori dico sempre una cosa: Emozionatevi! Fate arrivare il testo allo stomaco, e fatelo vostro. Il mio teatro è basato sull’emozione”
Angela Ricci
Pandora. L’origine del mito
Pandora nasce per punire il genere umano perché così vuole Zeus, indignato per il furto del fuoco ad opera di Prometeo. Questi, così facendo, avrebbe infatti consegnato agli uomini la conoscenza, prerogativa esclusiva degli dèi.

Nella regia di Angela Ricci la risposta divina prende forma attraverso Efesto, che impasta creta e acqua per modellare una figura femminile armoniosa, bellissima, pronta a ricevere il soffio vitale.
In scena questa creazione avviene sotto gli occhi del pubblico: la narratrice racconta e allo stesso tempo plasma una massa informe coperta da un telo nero.
Quando il telo si solleva, Pandora è rannicchiata, ancora “incompleta”, e viene forgiata pezzo dopo pezzo come una scultura. Un’immagine semplice e potente, che già da sola rappresenta l’intero nucleo dello spettacolo.
Mentre la scena cresce attraverso movimenti scenici, luce e suono, Pandora prende coscienza dell’esistere con una evidente fragilità fisica, la voce che trema, i primi movimenti incerti.


La narratrice resta il perno dell’intero spettacolo. Non è un Coro nel senso classico. È una voce che racconta e, a tratti, entra nella storia, diventando Zeus, un gesto originario. L’impianto scenico è contemporaneo e i costumi suggeriscono una mitologia che aspira sempre all’emozione, non cercando la pura fedeltà al mito.
Dopo la creazione, Pandora cade in un sonno profondo e si risveglia sulla terra. Da sola in scena, esplora il mondo e se stessa. Il corpo prova a danzare, inciampa, cerca un equilibrio. La voce tenta di articolarsi e produce vocalizzi, suoni primari. È una fase di scoperta che ha qualcosa di infantile e di perturbante insieme. L’incontro con Epimeteo porta l’amore, ricambiato e innocente. E Priscilla Nutshell incarna benissimo questa fragilità, avvolta da una delicata bellezza primordiale.
Dalla mitologia alla Bibbia
L’origine dello spettacolo, nelle parole della regista, trae le sue fondamenta nel mito, ma anche nella Bibbia: la tradizione occidentale ha sempre raccontato il femminile come varco verso il male: Lilith che si ribella, Eva che disobbedisce, Pandora che apre il vaso spinta dalla curiosità.
La narrazione si apre infatti con parole scolpite come pietra: “Tutti i mali si scatenarono per mano di donna…”. Ricci prende questa eredità e la mette in scena per attraversarla fino in fondo. La domanda che ne nasce resta sospesa, rovente: Davvero il femminile è origine del male, o è origine del pregiudizio?
Pandora infatti non fu solo la prima donna dei Greci, ma l’emblema di una distanza generata dal maschile, forse per timore, forse per arroganza. Una distanza che si è trasformata in racconto, poi in struttura culturale. In questo senso Pandora è origine del pregiudizio, prima ancora che di tutte le emozioni negative del genere umano.
La musica di Giovanni Scamardella
La musica ha un ruolo centrale come in tutti gli spettacoli di Angela Ricci. È un dialogo costante con il testo, e lo completa costruendo un tessuto emotivo che accompagna parola e corpo. Giovanni Scamardella firma una partitura moderna, ricca di effetti, capace di costruire atmosfere senza sovrastare la scena. I chitarristi Matteo Panella e Matteo Ursini amplificano questa dimensione sonora, mentre il coro delle Oceanine, anch’esso curato da Scamardella, aggiunge una qualità sospesa, quasi extra-umana, soprattutto nelle scene legate al supplizio di Prometeo.


Gli interpreti, guidati da Priscilla Nutshell
Gli attori rispondono a una richiesta precisa della regista: emozionarsi loro stessi e fare proprio il personaggio. Priscilla Nutshell, nel ruolo di Pandora, ha costruito un personaggio decisamente indovinato. Le sue movenze hanno grazia e fluida capacità di ascolto.
Alfonso Rinaldi è un Epimeteo dall’aria giovane e aperta, già visto in “Labirinti” nel ruolo di Achille. Marco Amitrano dà a Prometeo la forza del dio ribelle, mentre Milena Cocco, nei panni di Esione, porta in scena attesa e speranza, che lasciano il segno. Davide Doro, come Efesto, lavora sul tema della diversità, ricordando quanto lo sguardo sulle apparenze resti sempre incompleto. Le Oceanine chiudono il cerchio con una presenza dolce e partecipe.
Le storie di Pandora e Prometeo si intrecciano così sulla scena senza poter essere separate. Una nasce per punire l’effetto dell’altra. È una costruzione drammaturgica che tiene insieme conoscenza, colpa, amore e sofferenza. E alla fine resta il vaso, che ognuno porta dentro di sé. Aprirlo significa incontrare la parte oscura, accettare ciò che disturba, attraversare il dolore. Sul fondo del vaso, così come nel mito, resta la speranza, intesa come forza attiva, capace di mettere in moto quel fuoco propulsore che ci tiene vivi.


Pandora – L’origine si chiude come una riflessione aperta sul pregiudizio, sul femminile, sulla responsabilità collettiva. La compagnia Lilith Teatro, dopo Selena e Labirinti, conferma un percorso affiatato e affascinante.
Tornare alle origini, qui, significa integrare le parti mancanti, e andare oltre. Non per pacificare, ma per comprendere. E il teatro, quando riesce in questo, smette di essere rappresentazione e diventa esperienza costruttiva e condivisa.
PANDORA – L’ORIGINE
Testo e Regia: Angela Ricci
Il Cast:
- Marco Amitrano
- Elisa Belmonte
- Milena Cocco
- Davide Doro
- Marta Giannini
- Alessia Iacobelli
- Anastasia Mecucci
- Priscilla Nutshell
- Alfonso Rinaldi
Musiche:
Composizioni e contrabbasso: Giovanni Scamardella
Chitarra: Matteo Panella, Matteo Ursini
Foto: ©Chiara G. Leone, ©Valentina De Santis










