I fumetti o per meglio dire i libri manga sono molto più con i piedi per terra di quanto si possa pensare. E i millennials e loro post come Gen Z e Gen Alpha lo hanno perfettamente capito.
Ogni stagione della vita ha il suo tratto e se i boomers avevano i super eroi, i Tex Willer e compagnia, i contemporanei hanno un approccio familiare con i “midium” intesi come i personaggi/chiave ( di accesso a questo universo) dagli occhi grandi, che rappresentano le “anime” ( i soggetti) dei manga: sintesi di parole giapponesi come ideogrammi e stravaganti immagini di pitture che affondano antiche radici nel 1700, poi traslate in vignette satiriche con varie sembianze che negli anni ’50 cominciarono il loro viaggio anche verso l’occidente che proprio in quegli anni iniziava la sua bulimia di super eroi americani, super colorati e super poteri salva mondo.
I manga no; nascono in bianco e nero, non hanno la pretesa di salvare nessuno e gli unici super poteri che hanno sono quelli dei loro messaggi che di fatto riportano ai grandi ideali degli esseri umani.
Questa premessa è necessaria per chi non ha dimestichezza con questo mondo editoriale il cui viaggio è accompagnato da due esperti lettori e cultori della materia come Almaz (che significa diamante) di 22 anni e Fabio di 44 anni che insieme a Lucio e altri colleghi sono i protagonisti di un vero e proprio progetto di libreria esperienziale: la Caleidoscopio Ubik di Brescia.
La serialità dei manga è la serialità della vita: un inizio e una fine
Il manga accompagna il lettore durante tutta la sua vita, lo aspetta e nonostante possa sembrare esagerato prende con molta serietà il messaggio di umanità che racchiude. Anche perché è la vita stessa a insegnare come nella fine, nel dolore, nella perdita, nella morte l’anima/lettore riesce a trovare la sua vita d’uscita.
Questo è il primo messaggio per chi incorre nel pregiudizio di chi non conosce questo genere di fumetto.
Tre le macro categorie manga: Shounen (che significa giovane ragazzo) con storie di adolescenti (fine scuole medie, inizio superiori) potremmo dire di formazione; Shoujo (giovane ragazza) con romanzi di amore, e d’amicizia, storie dai tratti anche storici, di fate, principesse o anche moda. Infine Seinen (soprannominati anche manga maturi) opere psicologiche, thriller, horror oppure riflessioni sulla vita.
I manga racchiudono, come dicevamo, messaggi di speranza. “Dopo la fine della seconda guerra mondiale e la ferita dell’atomica inferta al Giappone hanno sentito come fosse necessario creare qualcosa che dava fiducia nel tentativo di diffondere il concetto di non arrendersi” conferma Almaz assicurando che anche i manga più cruenti alla fine parlano di bene che ripaga sempre, di senso di fedeltà e di lealtà verso gli amici e gli affetti più cari.
L’evoluzione dei manga quindi è stata da vignette satiriche a strumenti di speranza per i giovani, anzi speranza trasgenerazionale, che male sicuramente non fa.
Un mercato che cresce in termini numerici di mercato “anche dovuto al passaggio dalle vendite iniziali nelle sole fumetterie alle librerie” completa Lucio Lorenzi responsabile di un vero progetto di libreria alternativa con tavoli tematici in cui le chiavi di accesso non sono le ultime uscite editoriali ma parole/argomenti qualsiasi attorno ai quali vengono poi disposti i libri a prescindere dalla data di pubblicazione.
Uno spazio collettivo di approccio nuovo alla lettura voluto dai proprietari, esperti – oggi in pensione – di psicologia dell’età evolutiva, che dopo un non semplice e molto oneroso lavoro di riqualificazione di due storici locali del centro città hanno voluto creare qualcosa che rimanesse alla città.
Un dono di bellezza che da dicembre 2025 ingentilisce una strada cittadina con le sue attraenti vetrine fuori dal comune; come del resto il luogo stesso in cui il messaggio è azzerare ogni presunta e prestabilita gerarchia di lettura dovuta alla rincorsa di promozioni editoriali e lanci di sempre nuovi autori e relative presentazioni di rito.
Nel frattempo il cammino nell’universo manga si arricchisce di riflessioni e rimandi al linguaggio del tutto non convenzionale e che, in qualche modo, corre parallelo con i testi di canzoni rap che raccontano di periferie, disagi e soprattutto voglia di riscatto.
E’ Fabio infatti a sottolineare come certamente molti testi musicali, anche involontariamente, attingano dal mondo manga con una forte variante di introspezione: “Quando accade di perdere un grande riferimento della propria vita le storie manga in qualche modo ti portano a riflettere e reagire con quello che resta di quella persona. Insomma, non perdere se stessi nella perdita di qualcuno”.
I manga: un mondo al contrario
I manga, dunque, sono un po’ un mondo al contrario a partire dal fatto che si cominciano a leggere proprio dall’ultima pagina. Il senso della lettura in Giappone procede infatti da destra verso sinistra – al contrario di ciò che accade nel mondo occidentale – e dall’alto verso il basso. Un bell’esercizio anche per il cervello che, in questo modo, deve utilizzare abilità cognitive diverse da quelle a cui è abituato.
Da titoli che hanno fatto storia – anche perché poi animati – come “Dragon Ball”, “i cavalieri dello zodiaco”, “Ken il guerriero” ma anche “Anna dai capelli rossi” e “Polianna” i fumetti manga crescono insieme ai propri lettori.
Età media oggi dai 12 ai 35 anni molti si sono appassionati nel post-covid; non più solo “nerd” ma piuttosto anche vicini al mondo dei cosplayers: apparentemente fuori dalla dimensione della realtà ma che di fatto rappresentano personaggi fortemente portatori di valori universali e dimostrazione forse che a volte l’esagerazione della realtà è un modo più che efficace di riportare la riflessione sulla realtà delle cose.
E’ Almaz/diamante a riassumere, citando un famoso autore manga nella frase: “Per illustrare la realtà a volte bisogna distaccarsi da essa”.










