Ida Pagnottella consuelente finanziario

Investire nell’era dell’incertezza, Ida Pagnottella: “Oggi serve una strategia, non una scommessa”

Giugno 9, 2026
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Inflazione che torna a far paura, tensioni geopolitiche, guerre commerciali, mercati sempre più volatili e un ordine economico globale che sembra attraversare una profonda trasformazione. Per gli investitori, il contesto attuale è probabilmente uno dei più complessi degli ultimi decenni. Eppure, secondo la consulente finanziaria indipendente Ida Pagnottella, è proprio nei momenti di maggiore incertezza che emerge la differenza tra chi investe con una strategia e chi si limita a inseguire il mercato.

La tentazione, quando le notizie economiche si susseguono a ritmo incessante, è quella di concentrarsi esclusivamente sul breve termine: il prezzo dell’oro, le oscillazioni del petrolio, le decisioni delle banche centrali o le dichiarazioni del presidente americano di turno. Ma per comprendere davvero dove stiano andando i mercati bisogna allargare lo sguardo.

“Se uno fa un passo indietro dal 2019 a oggi, ci sono delle tendenze di medio periodo molto chiare. Lo scenario di breve termine è confusionario, ma i grandi trend esistono e possono essere letti”, spiega Pagnottella. È una prospettiva che invita a superare la logica della previsione quotidiana per concentrarsi sui cambiamenti strutturali che stanno ridisegnando l’economia mondiale.

La fine di un equilibrio durato ottant’anni

Secondo la consulente, il mondo sta vivendo un autentico cambio di paradigma. Non si tratta soltanto di una fase economica difficile o di una normale alternanza tra cicli espansivi e recessivi. A cambiare sono le fondamenta stesse dell’ordine economico costruito dopo la Seconda guerra mondiale.

“Dopo ottant’anni sta finendo il sistema che si era creato nel dopoguerra. Non è una rottura improvvisa, ma un processo già in corso. Le tensioni tra Stati Uniti e Cina, il rallentamento della globalizzazione, il ritorno delle politiche industriali nazionali e la crescente attenzione alla sicurezza energetica e alla difesa stanno modificando gli equilibri che hanno sostenuto la crescita globale negli ultimi decenni – spiega Pagnottella  Paesi come Germania, Giappone e Canada, tradizionalmente orientati a investire una parte consistente dei propri capitali sui mercati americani, stanno progressivamente riportando risorse all’interno dei propri confini per finanziare infrastrutture, industria e sicurezza”.

E tutto questo rappresenta un cambiamento che potrebbe avere conseguenze profonde sulle dinamiche degli investimenti nei prossimi anni.

I vincitori di ieri potrebbero non essere quelli di domani

Quando si parla di investimenti, uno degli errori più comuni consiste nel proiettare il passato nel futuro. Ciò che ha funzionato negli ultimi dieci o quindici anni viene spesso considerato automaticamente vincente anche per il decennio successivo. Per Ida Pagnottella, invece, la storia dei mercati insegna esattamente il contrario.

“Tutto quello che è andato molto bene negli ultimi quindici anni potrebbe deludere nei prossimi quindici. E tutto ciò che è stato trascurato potrebbe tornare a sovraperformare”. Una visione che porta la consulente a guardare con attenzione ad asset e settori rimasti ai margini durante l’ultimo ciclo economico.

Tra questi figurano i mercati emergenti, le materie prime industriali e i metalli preziosi, che potrebbero beneficiare delle trasformazioni economiche in atto. “Pensiamo ai metalli industriali come rame, nickel, zinco o acciaio. Sono settori che potrebbero avere un ruolo molto importante nei prossimi anni – specifica – Naturalmente questo non significa aspettarsi una crescita lineare o immediata. I cambiamenti strutturali richiedono tempo e convivono con le oscillazioni del breve periodo. Noi stessi stiamo entrando gradualmente in questi settori. Non significa che andranno bene da qui a qualche mese, ma che vediamo opportunità interessanti nel lungo termine”.

Sull’intelligenza artificiale, invece, il giudizio è netto: “Per me è una bolla. Sono abbastanza sicura che nei prossimi quindici anni questi settori deluderanno.” E sul mercato obbligazionario, che ha dominato i rendimenti dall’82 al 2020: “È il settore dove siamo più negativi da qui al 2035”.

Tra gli strumenti più citati nei periodi di instabilità c’è senza dubbio l’oro. Ma anche in questo caso la consulente invita a diffidare delle semplificazioni. “Non mi piace usare il termine bene rifugio perché ci sono stati periodi in cui l’oro è stato uno dei peggiori investimenti possibili”. La vera domanda, secondo la consulente, non è se l’oro sia un bene rifugio in senso assoluto, ma in quale contesto economico ci si trovi.

“L’oro tende a funzionare quando il debito nel sistema è molto elevato e quando i titoli di Stato non riescono più a offrire rendimenti reali positivi. Per questo motivo la società mantiene una visione favorevole sul metallo prezioso nel lungo periodo, pur riconoscendo che nel breve termine potrebbero esserci ancora fasi di debolezza”.

Perché il portafoglio non può restare immobile

Se il mondo cambia, anche gli investimenti devono cambiare. È questa una delle convinzioni alla base dell’approccio adottato da Ida Pagnottella & Partners Scf Srl, società di consulenza finanziaria indipendente che integra analisi macroeconomica, pianificazione patrimoniale e costruzione tecnica dei portafogli.

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Ida Pagnotella, consulente finanziaria indipendente

L’idea di acquistare un portafoglio e dimenticarsene per dieci anni, secondo la consulente, appartiene a una fase storica diversa da quella attuale. “Non credo che oggi sia il momento dei portafogli completamente passivi. Ci sono troppo debito e troppe variabili in gioco. Questo non significa inseguire continuamente il mercato o praticare un market timing aggressivo. Significa piuttosto monitorare il contesto e apportare modifiche graduali quando necessario”.

In sostanza, quello che compriamo oggi magari tra sei mesi, un anno o tre anni verrà leggermente modificato. La gestione del patrimonio diventa quindi un processo dinamico, costruito intorno agli obiettivi personali dell’investitore e alle trasformazioni dell’economia globale.

Al contrario, molti risparmiatori, spaventati dall’incertezza, scelgono di non investire affatto. Una decisione che può sembrare prudente ma che, secondo Ida Pagnottella, comporta comunque un costo.

L’inflazione sta accelerando. Restare completamente fermi significa accettare un rendimento pari a zero mentre il potere d’acquisto diminuisce. In altre parole, anche l’inazione rappresenta una scelta. E spesso non è la più vantaggiosa. La vera differenza non è tra investire o non investire, ma tra investire con metodo o lasciarsi guidare dall’emotività”.

Social, guru finanziari e false promesse

In questo contesto, la diffusione di contenuti finanziari sui social network rappresenta un ulteriore elemento di complessità. Ogni giorno migliaia di utenti vengono raggiunti da promesse di rendimenti straordinari, sistemi infallibili e opportunità apparentemente irripetibili.

“Nessuno parlerà sui social dei migliori investimenti che conosce. Se un professionista individua una vera opportunità la riserva ai propri clienti”. Per la consulente, il primo passo è verificare sempre che chi offre consigli finanziari sia un professionista qualificato e soggetto a regole precise.

Il percorso ideale, secondo Ida Pagnottella, parte dalla lettura. “Tra le letture che ritengo fondamentali ci sono The Most Important Thing di Howard Marks, The Price of Time di Edward Chancellor e La Psicologia dei Soldidi Morgan Housel. Libri accessibili, non tecnici, capaci di costruire una cultura finanziaria solida senza cadere nella trappola degli slogan. Non studiate video aggressivi con slogan su YouTube. Leggete libri fatti bene, che sono interessanti, che sono leggeri”.

Ma esiste un aspetto ancora più profondo. “Prima di studiare la finanza bisogna lavorare sulla propria psiche. Una persona particolarmente insicura – spiega – rischia di affidarsi più facilmente a figure carismatiche ma poco competenti. Chi non si fida di sé stesso fatica anche a capire di chi fidarsi. E questo può portare a scegliere il consulente sbagliato”.

Per questo la costruzione di una cultura finanziaria dovrebbe procedere insieme alla crescita personale. La conoscenza dei mercati è importante, ma la capacità di mantenere lucidità, senso critico e autonomia di giudizio lo è ancora di più.

In un’epoca dominata dalla velocità delle informazioni e dalla ricerca del risultato immediato, il vero investimento vincente potrebbe essere proprio questo. Imparare a guardare oltre il rumore del presente per costruire una strategia capace di attraversare il tempo.

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