C’è una fotografia che non esiste, ma che in molti hanno immaginato. È quella di Beatrice, la bambina di due anni di Bordighera morta dopo mesi di violenze consumate tra le mura di casa, proprio nel luogo che per ogni bambino dovrebbe rappresentare il rifugio più sicuro. La sua storia ha attraversato social network, giornali e coscienze. Per alcuni è stata l’ennesima notizia di cronaca. Per altri ha riaperto ferite mai davvero rimarginate. C’è chi, guardando quella bambina, ha rivisto sé stesso.
Tra queste persone c’è Victoria Ferrua, CEO di Win Win Srl, autrice del memoir “Via io, Via voi, Via tutte”, formatrice e soccorritrice. Da anni ha trasformato la propria esperienza personale in un percorso professionale dedicato alla sicurezza, alla resilienza e alla prevenzione. Prima di tutto questo, però, Victoria è stata una bambina. Una bambina che, come Beatrice, avrebbe avuto bisogno che qualcuno arrivasse in tempo.
“Io ricordo tutto”
Quando la vicenda di Beatrice ha iniziato a diffondersi, Victoria ha lasciato poche righe sotto un post che raccontava la tragedia. Parole essenziali, ma capaci di racchiudere un’intera vita.
“Io ricordo tutto. E ancora oggi mi domando cosa avrei potuto fare di più. Mia madre mi aveva abbandonata neonata e già c’erano tutti i campanelli di allarme, ma decisero comunque l’affidamento congiunto. Ricordo ancora oggi che uno degli uomini di mia madre stava attento a dove colpirmi perché non si vedessero i lividi. Poi mia madre la notte veniva a svegliarmi per controllare se ero gonfia e decidere se mandarmi a scuola o no. Poi piangeva, dicendo che era anche lei una vittima e che non dovevo dire niente a nessuno”.
Uno sfogo nato d’impulso, senza filtri, quando il peso del ricordo supera quello del silenzio. Victoria non aveva mai raccontato pubblicamente questi episodi con un livello di dettaglio così profondo. Nel suo libro parla della propria infanzia, ma senza entrare nelle scene più dolorose. “È ancora molto difficile”, confida. Eppure oggi sente il dovere di farlo, perché storie come quella di Beatrice non possono essere archiviate come semplici fatti di cronaca.
Pubblicato il 26 gennaio e disponibile su Amazon, Mondadori e Feltrinelli, “Via io, Via voi, Via tutte” nasce proprio dall’incontro tra esperienza personale e responsabilità collettiva. Non è soltanto il racconto di una sopravvissuta alla violenza, ma il percorso di una donna che ha scelto di non lasciare che il proprio passato definisse il suo futuro. Quel dolore è diventato metodo, formazione, impresa e missione attraverso il lavoro di Win Win Srl, realtà impegnata nello sviluppo di competenze legate alla sicurezza, alla prevenzione e alla crescita personale.

Una catena spezzata troppo tardi
La storia di Victoria assomiglia a quella di tante bambine invisibili. Bambine che qualcuno vede, ma che troppo spesso nessuno decide davvero di proteggere.
“Cambiavamo spesso casa perché così evitavano giustificazioni nel condominio, non c’era abbastanza tempo perché ci trovassero –racconta – I parenti hanno fatto finta di niente per anni perché era una vergogna per la loro reputazione, e perché io e i miei fratelli eravamo dei rompiscatole ribelli”.
La svolta arrivò soltanto quando aveva più di quattordici anni. Furono alcune insegnanti del liceo ad accorgersi che qualcosa non andava. Quella mattina Victoria aveva ancora sangue dietro la nuca e sul collo, appariva confusa e profondamente debilitata. La accompagnarono al consultorio e coinvolsero gli assistenti sociali. Ma quella sera lei e i suoi fratelli tornarono comunque a casa.
“Potete immaginare cosa ho subito dopo, cosa hanno subito mia sorella e mio fratello minori. La denuncia non è servita a nulla se non alla loro vendetta, che a quel punto giustificava la mia eliminazione fisica in primis. Sono scappata”.
Fuggire fu l’unica possibilità di sopravvivenza. Ma Victoria ci tiene a specificare che sopravvivere non significa smettere di portare addosso le conseguenze di ciò che si è vissuto.
“Sono più di vent’anni che faccio psicoterapia. Ma il dolore che provo è indescrivibile, come se fossi ancora lì. Posso sentire ancora i colpi, il calore, la crudeltà di chi diceva di amarmi, solo dopo avermi lasciata a terra ferita senza più la forza di piangere”.
Il dolore che resta e la scelta di trasformarlo
Servono coraggio e determinazione per raccontare tutto questo. Significa riaprire ferite che il tempo non ha cancellato, ma anche scegliere di trasformare la memoria in uno strumento utile agli altri. È la convinzione che accompagna ogni pagina del libro e ogni progetto sviluppato con Win Win Srl. Il silenzio protegge chi fa del male, mentre la consapevolezza può salvare altre vite.
“Non riesco più a nominare la parola mamma o papà o nonni o zii. Contano solo i fatti. Queste bambine avranno bisogno di fatti concreti, tanta protezione e tanta cura. Avranno bisogno di scoprire il valore della loro vita, perché tutti attorno a loro l’hanno negata. E con Beatrice ci sono riusciti”.
C’è un messaggio che Victoria ripete ogni volta che affronta questi temi: il disinteresse collettivo rende tutti, in qualche misura, corresponsabili. Non soltanto chi esercita la violenza. Anche chi sospetta e tace. Chi minimizza. Chi preferisce voltarsi dall’altra parte pensando che sia un problema di altri. Ogni storia dimenticata troppo in fretta rischia di diventare terreno fertile perché la successiva si ripeta.
“Un genitore è protezione, è il luogo sicuro dove tornare, tra le braccia che ti stringono con amore. Io questo luogo non l’ho mai avuto, anzi. Allora l’ho costruito”.
È proprio da questa consapevolezza che nasce il lavoro di Victoria. Attraverso Win Win Srl, la formazione e il metodo raccontato anche nel suo libro, ha trasformato ciò che le è stato tolto in strumenti concreti per aiutare altre persone a riconoscere il rischio, sviluppare resilienza e costruire ambienti più sicuri.
Perché nessun’altra Beatrice resti invisibile
In questo momento potrebbero esserci altre Beatrice, in case apparentemente normali, dietro porte chiuse che nessuno apre. Bambini che imparano troppo presto il linguaggio della paura, mentre insegnanti, vicini, parenti, medici o assistenti sociali osservano segnali che rischiano di rimanere inascoltati.
Victoria Ferrua ha deciso di raccontare la propria storia non per cercare compassione, ma per dare un senso a ciò che ha vissuto e trasformarlo in uno strumento di prevenzione. Il suo percorso dimostra che dal dolore può nascere qualcosa di utile, ma ricorda anche che questa trasformazione non può essere lasciata soltanto alla forza di chi sopravvive.
Più che uno slogan, è un appello. Perché continuare a delegare la tutela dei bambini a un sistema che troppo spesso interviene quando è ormai tardi significa accettare che tragedie come quella di Beatrice possano ripetersi.
“Via io, Via voi, Via tutte” è disponibile su Amazon, Mondadori e Feltrinelli.










