Si definisce «un animale da città», eppure le sue poesie nascono quasi sempre all’aperto. Antonio Sanges è nato «per caso» in Basilicata, in mezzo al nulla, e ha vissuto a Roma, a Parigi, a Londra. Ama le metropoli, ma è in natura che gli arrivano i versi. Lo ha raccontato a InsideMagazine parlando di Distensione del destino, la sua raccolta di poesie con la prefazione di Silvio Raffo.

Antonio Sanges e l’ispirazione: da Virginia Woolf al mare
Il libro è un dialogo con il paesaggio, visto da più angolazioni. «Sono quelli che Virginia Woolf chiamava i moments of being», spiega Sanges, quegli istanti in cui ci si sente pienamente presenti.
Non c’è stato un progetto a monte: «Di solito non mi metto a tavolino per scrivere. Mi ci sono messo dopo, per dare una sistemazione organica alle poesie e rivederle, soprattutto nella metrica».
L’idea nasce altrove, e più tempo passa in città, più i versi arrivano quando esce. Gran parte di questi li ha scritti vicino al mare, negli anni in cui lavorava in Costiera Amalfitana, tra Capri e Sorrento. Lì gli è tornato in mente un pensiero, ricorrente anche nella raccolta: la vita, alla fine, batte sempre la filosofia.
Il titolo: Distensione del destino
Il titolo è stato una scelta tutt’altro che ovvia. A Sanges sembrava troppo filosofico, capace di allontanare il lettore comune, il common reader di cui parlava proprio la Woolf. Poi si è accorto che funziona: è un titolo musicale, in cui le parole si richiamano.
E il destino è davvero il tema portante, con la domanda che attraversa la raccolta: si può amare il proprio destino, come voleva Nietzsche con l’amor fati, o l’uomo può cambiare qualcosa che sembra già scritto? «Sono nietzschiano, sostanzialmente», dice.
Il libro segue un percorso: una prima parte in tono minore, poi la voce di Zarathustra, e una sorta di migrazione verso sud, verso il mare e la natura.
L’ultima poesia è la più originale, quasi prosastica e volutamente difficile da decifrare. È una visione: uomini e dromedari in marcia verso una steppa non meglio identificata, fino a una radura che porta con sé echi di Heidegger e di Hölderlin.

Filosofia e Poesia
La filosofia, per Sanges, è una forma mentis più che una disciplina utile. Ha studiato due anni di Medicina, pensava poi a Filosofia e ha finito per scegliere Lettere. Tra i suoi autori c’è Wittgenstein, «che non piace a molte persone», e che sognava di scrivere la propria filosofia come una forma di poesia.
La differenza tra i due mestieri, per lui, sta nel metodo: «Il filosofo argomenta, il poeta mostra in maniera diretta. Quello che Montale dice in quattro versi, Schopenhauer lo dice in trecento pagine». Nessuna gerarchia, precisa: è solo un dato di fatto.
Sanges è anche autore di un saggio su Samuel Beckett, Les jeux sont faits: la cultura della superficie. Beckett e il teatro della crisi, con una tesi che divide. Il teatro di Beckett, in particolare Finale di partita, non nasconderebbe significati profondi.
Dopo la Seconda guerra mondiale, sostiene Sanges, erano crollati i valori etici ed estetici, e non era più possibile affrontare i grandi temi della cultura occidentale, il destino, l’amore, la morte, quelli di Beethoven per intenderci. Restava la superficie: opere che funzionano come giochi, che si riferiscono solo a se stesse e hanno senso in sé.
Per questo, secondo Sanges, cercare a tutti i costi un messaggio nascosto è un errore. «In Italia lo si fa spesso, e nascono messe in scena bizzarre, che sovrainterpretano la volontà dell’autore».
A sostegno cita una risposta di Beckett, in un’intervista del 1952, a un giornalista francese che gli chiedeva cosa significasse Aspettando Godot: significa quello che dice, quello che c’è scritto, niente di più.
Sanges ammette che nella sua tesi ci sia «una dose di polemica e di provocazione», ma è convinto che questo sguardo possa anche avvicinare il pubblico, oggi spesso intimidito da un teatro e da un’arte che sembrano richiedere una chiave d’accesso. E aggiunge, a proposito della celebre «morte dell’autore»: per lui l’autore non muore mai.
E dopo? Non ci sarà un’altra raccolta a breve: Distensione del destino è uscito nel 2025. Sanges scrive poesie singole, soprattutto in metrica, e si sta dedicando ai sonetti. Poi c’è un progetto più grande, che per ora tiene per sé: «Vorrei scrivere un romanzo. Ho già un’idea, ma è ancora un segreto».
ANTONIO SANGES
Sito web: https://www.antoniosanges.com/










