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Antonio Sanges: «Nato per caso in Basilicata, animale da città, scrivo poesie davanti al mare»

"Distensione del destino", la recente raccolta di poesie, è un dialogo con la natura, tra Nietzsche e Woolf. Nella bibliografia dell'autore, anche una teoria controcorrente su Beckett: «Significa quello che dice, niente di più».
Settembre 29, 2026
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Si definisce «un animale da città», eppure le sue poesie nascono quasi sempre all’aperto. Antonio Sanges è nato «per caso» in Basilicata, in mezzo al nulla, e ha vissuto a Roma, a Parigi, a Londra. Ama le metropoli, ma è in natura che gli arrivano i versi. Lo ha raccontato a InsideMagazine parlando di Distensione del destino, la sua raccolta di poesie con la prefazione di Silvio Raffo.

Copertina Distensione del destino Antonio Sanges

Antonio Sanges e l’ispirazione: da Virginia Woolf al mare

Il libro è un dialogo con il paesaggio, visto da più angolazioni. «Sono quelli che Virginia Woolf chiamava i moments of being», spiega Sanges, quegli istanti in cui ci si sente pienamente presenti.

Non c’è stato un progetto a monte: «Di solito non mi metto a tavolino per scrivere. Mi ci sono messo dopo, per dare una sistemazione organica alle poesie e rivederle, soprattutto nella metrica».

L’idea nasce altrove, e più tempo passa in città, più i versi arrivano quando esce. Gran parte di questi li ha scritti vicino al mare, negli anni in cui lavorava in Costiera Amalfitana, tra Capri e Sorrento. Lì gli è tornato in mente un pensiero, ricorrente anche nella raccolta: la vita, alla fine, batte sempre la filosofia.

Il titolo: Distensione del destino

Il titolo è stato una scelta tutt’altro che ovvia. A Sanges sembrava troppo filosofico, capace di allontanare il lettore comune, il common reader di cui parlava proprio la Woolf. Poi si è accorto che funziona: è un titolo musicale, in cui le parole si richiamano.

E il destino è davvero il tema portante, con la domanda che attraversa la raccolta: si può amare il proprio destino, come voleva Nietzsche con l’amor fati, o l’uomo può cambiare qualcosa che sembra già scritto? «Sono nietzschiano, sostanzialmente», dice.

Il libro segue un percorso: una prima parte in tono minore, poi la voce di Zarathustra, e una sorta di migrazione verso sud, verso il mare e la natura.

L’ultima poesia è la più originale, quasi prosastica e volutamente difficile da decifrare. È una visione: uomini e dromedari in marcia verso una steppa non meglio identificata, fino a una radura che porta con sé echi di Heidegger e di Hölderlin.

Antonio Sanges
Antonio Sanges

Filosofia e Poesia

La filosofia, per Sanges, è una forma mentis più che una disciplina utile. Ha studiato due anni di Medicina, pensava poi a Filosofia e ha finito per scegliere Lettere. Tra i suoi autori c’è Wittgenstein, «che non piace a molte persone», e che sognava di scrivere la propria filosofia come una forma di poesia.

La differenza tra i due mestieri, per lui, sta nel metodo: «Il filosofo argomenta, il poeta mostra in maniera diretta. Quello che Montale dice in quattro versi, Schopenhauer lo dice in trecento pagine». Nessuna gerarchia, precisa: è solo un dato di fatto.

Sanges è anche autore di un saggio su Samuel Beckett, Les jeux sont faits: la cultura della superficie. Beckett e il teatro della crisi, con una tesi che divide. Il teatro di Beckett, in particolare Finale di partita, non nasconderebbe significati profondi.

Dopo la Seconda guerra mondiale, sostiene Sanges, erano crollati i valori etici ed estetici, e non era più possibile affrontare i grandi temi della cultura occidentale, il destino, l’amore, la morte, quelli di Beethoven per intenderci. Restava la superficie: opere che funzionano come giochi, che si riferiscono solo a se stesse e hanno senso in sé.

Per questo, secondo Sanges, cercare a tutti i costi un messaggio nascosto è un errore. «In Italia lo si fa spesso, e nascono messe in scena bizzarre, che sovrainterpretano la volontà dell’autore».

A sostegno cita una risposta di Beckett, in un’intervista del 1952, a un giornalista francese che gli chiedeva cosa significasse Aspettando Godot: significa quello che dice, quello che c’è scritto, niente di più.

Sanges ammette che nella sua tesi ci sia «una dose di polemica e di provocazione», ma è convinto che questo sguardo possa anche avvicinare il pubblico, oggi spesso intimidito da un teatro e da un’arte che sembrano richiedere una chiave d’accesso. E aggiunge, a proposito della celebre «morte dell’autore»: per lui l’autore non muore mai.

E dopo? Non ci sarà un’altra raccolta a breve: Distensione del destino è uscito nel 2025. Sanges scrive poesie singole, soprattutto in metrica, e si sta dedicando ai sonetti. Poi c’è un progetto più grande, che per ora tiene per sé: «Vorrei scrivere un romanzo. Ho già un’idea, ma è ancora un segreto».


ANTONIO SANGES

Sito web: https://www.antoniosanges.com/

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Virginia Rifilato

Giornalista del Quotidiano La Voce e Direttrice de Il Circolo del Golf, è collaboratrice di InsideMagazine dal 2020

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Laureata in Lettere con la specializzazione in Editoria e Giornalismo presso l'Università degli Studi Roma Tre, e diplomata anche presso la Scuola di Scrittura Omero, Virginia Rifilato è una giornalista di grande talento e esperienza, con una solida carriera nel campo del giornalismo e delle collaborazioni con importanti media nazionali come La Repubblica, come editor nell'industria cinematografica e televisiva per importanti canali satellitari e terrestri come Sky e Tim Vision, e collaboratrice di alcune emittenti radiofoniche di spicco, tra cui Radio 3 e Dimensione Suono Roma.

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All'interno del magazine InsideMagazine, Virginia ha il compito di curare le interviste di punta, offrendo ai lettori un'esperienza avvincente e coinvolgente. La sua passione per la scrittura e la sua capacità di raccontare storie affascinanti, oltre alla sua abilità nel creare domande incisive e nel catturare l'essenza delle personalità intervistate, la rende una risorsa di grande valore per la redazione.

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