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Lavorare all’estero. Ne parliamo in una nuova rubrica con Daniele Pescara

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“Oggi 14 ottobre 2021 (data della registrazione dell’intervista, ndr) le PMI sono quasi completamente distrutte. Personalmente penso che sia arrivato il momento di ripensare il sistema”. Ad affermarlo è Daniele Pescara, consulente esperto in costituzione di società a Dubai.

Mi presento, sono Daniele Pescara

“Mi occupo del coordinamento degli investitori internazionali a Dubai.

Sono stato scelto come punto di riferimento degli italiani a Dubai da GULF NEWS e la “Daniele Pescara Consultancy” è oggi il punto di riferimento nel Golfo Persico per le costituzioni societarie Offshore Onshore e per tutti i servizi finanziari legati ad esse.”

Assieme a Daniele Pescara, InsideMagazine inaugura oggi una rubrica dedicata ai business di prossima generazione all’estero, con consigli, curiosità, segreti svelati, dati e numeri per poter iniziare la propria attività guardando anche altrove, aprire società e iniziare a concepire i limiti del nostro Paese come superabili, se si ha una struttura, un capitale, e la voglia di immaginare il futuro in chiave diversa, strizzando l’occhio, perché no, anche a Dubai, meta indiscussa per le nuove opportunità.

Una rubrica o una finestra sul futuro?

Perché una rubrica dedicata al lavoro all’estero? Perché è utile, anche importante, oggi poter pensare in modo nuovo, allargando i confini delle nostre possibilità cogliendo opportunità che oggi l’Italia fatica ad offrire. Per farlo ci avvarremo della consulenza di Daniele Pescara, imprenditore visionario, esperto di delocalizzazione che vanta un’esperienza decennale in questo campo.

Tanto che di lui si parla sulle maggiori testate d’informazione italiane.

Con questa intervista, quindi, introduciamo una rubrica preziosa che sarà la scusa per parlare di oltralpe a tutto tondo, rispondendo alla domanda: cosa succede altrove? Perché Dubai oggi si impone come meta affidabile e hub dove poter aprire in maniera privilegiata una società?

“Ad oggi Dubai, maggiormente rispetto agli anni precedenti, grazie alla tassazione agevolata e alla sua qualità di vita, è la località prediletta per la clientela internazionale più esigente”,

afferma Daniele, a cui chiediamo di raccontarci il perché, partendo dall’inizio.

Raggiungere il futuro, con Daniele Pescara

Io lavoro on-line da quando ho 21 anni – incomincia a raccontarsi Daniele – e da sempre propongo i miei servizi sia on-line sia off-line, e molto con il passaparola, in questo sono rimasto “analogico”. Mi piace ancora conoscere di persona i miei clienti stringendo loro la mano.. In molti di loro vedo il me stesso di alcuni anni fa. Persone che partono da zero e, ovviamente, quando parti da zero ti devi prima di tutto far conoscere. Se non sei il figlio di un notaio, di un avvocato, di un industriale, insomma, se devi “farti da solo”, oggi non puoi fare a meno di quegli strumenti che ti danno la possibilità di avere una visibilità a fronte di un servizio o prodotto di valore che hai da proporre al mercato.

Da quale situazione partiamo per il nostro viaggio verso il futuro, Daniele?

Rispetto ai miei colleghi che lavorano con i Paesi soprattutto anglofoni come UK, Australia, America, che sono i più attivi sul mercato o, per parlare di Europa i Paesi di riferimento sono l’Olanda o la Germania, ho sempre riscontrato un atteggiamento da parte del cliente italiano molto diverso, diciamo così, meno “strutturato”. Apro una parentesi veloce: da questo punto di vista mi sento di sollevare gli imprenditori italiani dalle loro responsabilità, perché da noi semplicemente nessuno ti insegna importanza e contenuti di un certo tipo di rapporto professionale. Non abbiamo un’educazione finanziaria e del lavoro e in molti, se non tutti, in Italia sono costretti a fare uno sforzo doppio, anche triplo, spesso a improvvisare, proprio perché manca un reale supporto.

In questo periodo da qui, da Dubai, sembra di assistere a un film: piccole e medie imprese che devono licenziare, cassintegrare, aziende e attività che chiudono in percentuale impressionante, artigiani che appendono gli strumenti di anni al chiodo, mentre noi perdiamo maestranze di valore inestimabile (ne parlavamo anche su I’M recentemente, QUI). Tutto questo, chiaramente, sta avendo ripercussioni anche nel mindset dei nostri imprenditori: siamo circondati di opportunità che non sappiamo di poter raggiungere. Risultato: oggi le PMI ormai sono completamente distrutte. Lo dico a malincuore, ma non c’è più niente da fare per le PMI italiane che rimangono sotto il giogo di una realtà finanziaria che non riesce a supportarle. Certo, abbiamo i grossi industriali, i grandi imprenditori che sicuramente riusciranno a cavarsela, e poi abbiamo tutta una nuova generazione di freelance. Questo il loro ritratto: quello di un giovane intraprendente, nativo digitale, che riesce a parlare una nuova lingua e su cui dobbiamo puntare molto. Questa è un po’ la panoramica, quella di un mercato predestinato e che in 18 mesi è stato definitivamente stravolto dalla pandemia.”

Cosa fare per uscire dal quadro attuale?

Sempre di più dipendiamo dagli algoritmi pubblicitari di Facebook e di Google. Il che significa che tutti i prodotti che prima potevano essere venduti e da cui ricavare un guadagno, attualmente si sono rivelati più difficili da posizionare. Ovvero: per vendere bisogna spendere in marketing e in molti casi i guadagni ripagano giusto le spese pubblicitarie. Un cane che si morde la coda.

Alcuni imprenditori che non sanno bene come rispondere al cambiamento critico in atto, provano a contattare la nostra agenzia di consulenza con proposte inverosimili e senza avere alle spalle una vera idea di business. Questo è il problema e torno a ribadirlo: oggi non è possibile improvvisare, bisogna prepararsi davvero, avere un progetto serio, essere sorretti da un business plan e da una squadra di professionalità di valore. In Italia i commercialisti si limitano a chiamarti il giorno prima della dichiarazione dei redditi per avvertirti che devi tirar fuori trentamila euro per il giorno dopo. Al contrario, quello che dobbiamo fare è circondarci dei giusti partner, quelli che sappiano davvero seguirci e portarci fuori dalle sabbie mobili.

La mia battuta più frequente ultimamente è questa: la Daniele Pescara Consultancy cerca in tutte le maniere di non farsi trovare dal cliente! Sembra un paradosso, ma in questo tipo di realtà, la formula più adeguata è quella di dire le cose come stanno: le consulenze di valore costano, perché danno valore, i nostri servizi lo stesso, partono da €20000 proprio perché è a fronte di un giusto esborso di denaro che si possono raggiungere quegli obiettivi che la maggior parte delle persone si aspetta di ottenere quando ci chiama. Insomma, oggi non basta più avere l’idea geniale. E forse non è mai davvero bastato. Dietro alla storia di quel tizio che ha costruito un impero in un garage, la realtà che non ci raccontano è che si sono fatica, lavoro, costosi interventi, compromessi e almeno altri mille garage simili a quello che non ce l’hanno fatta e di cui nessuno ci parla.

Proprio per questo noi abbiamo deciso di avere un’impostazione al lavoro molto professionale e molto didattica che ci sta ripagando. Non solo qui a Dubai inteso come company setup a supporto delle aziende, ma in tutte le nostre imprese.”

Quali sono i prodotti o servizi da inseguire per il futuro?

Dopo i primi miei 12 anni di attività, ti posso fare una panoramica anche divertente. Vedi il cliente italiano è straordinario perché è in grado con ricorrenza giornaliera di inventare qualcosa. Questa è la sua genialità, ma dall’altra parte c’è chi ancora pensa di scavalcare le Alpi per aprire una gelateria a bordo piscina, fare la pizza che faceva la nonna o, che dire del business dei taralli… almeno una volta a settimana qualcuno mi scrive di voler fare Import-Export di taralli! Ognuno di noi vorrebbe essere il primo arrivato in qualsiasi cosa, ma la verità è che, fermo restando che in termini qualitativi l’Italia è la numero uno al mondo, ormai in tutto il mondo c’è tutto. Quello che bisogna fare è offrire vantaggi e servizi personalizzati rivolgendosi al nuovo mercato, che è un mercato illuminato e globale. Questo mercato non mette più al primo posto la qualità del bene o del servizio, ma il metodo con il quale tu lo vai a erogare.

Un metodo che deve essere sorretto da una struttura finanziaria, corrispondere alle esigenze di una vera startup. La serietà di un consulente come me sta nel dirlo anticipatamente proprio perché non voglio mettere le mani nel portafoglio di un cliente che poi può rimanere deluso o, peggio, scottato. 

Un esempio tangibile? A due passi dal nostro studio di Padova abbiamo la Riviera del Brenta che da sempre propone un prodotto di altissima qualità come le calzature per i brand più esclusivi nel mondo. Poi sono arrivati i cinesi, hanno studiato la filiera del Brenta, si sono portati via il know-how diventando molto più competitivi. Potrei fare lo stesso discorso con gli orafi Vicentini che hanno nei competitor turchi antagonisti quasi imbattibili, i quali hanno delocalizzato tutto in Turchia dove la tassazione è ben diversa, dove la burocrazia è decisamente più agevolata. Così hanno sbaragliato il mercato. Esempi del genere te ne potrei fare tanti e in tutti i settori.”

Cosa suggerisci allora?

“Vedi, quello di cui ti ho parlato è solo un tipo di cliente, quello che io chiamo il cliente “simpatico”. Ma poi ce ne sono anche di molto strutturati che si presentano con business-plan competitivi e accompagnati da avvocati e commercialisti molto preparati, i quali approvano questa idea di delocalizzazione e di nuovo inizio. Questo tipo di cliente ha un livello di fatturato solitamente non inferiore ai 5 milioni che è un punto di partenza concreto se vuoi aggredire un mercato estero.

Avere una realtà consolidata in Italia è un fattore quasi imprescindibile quando si parla di produttivo. Quando si parla di servizi ovviamente le cose cambiano. Conta come dicevo la metodologia, conta la proposta e anche qui un fatturato che non sia inferiore al milione. Affinché un imprenditore con reali possibilità all’estero oggi possa essere considerato tale, con la situazione che stiamo vivendo che comunque ha disallineato tutte le scale valoriali, deve passare ahimè dal portafoglio, forte di risultati che ha già ottenuto.

Lavorare all'estero: tutto quello che devi sapere | Adecco

La terza figura, come accennavo, è quella dei grandi freelance, individui abili e molto molto oculati, attenti alle novità del loro settore, informati e determinati. Sono giovani molto in gamba che stanno iniziando nuovi business e hanno l’abilità di allocarli, in questo caso a Dubai, in ambienti come il coaching, l’e-commerce, le criptovalute, il Forex o il Trading o come l’affiliate marketing che sta crescendo molto negli ultimi mesi. Questa è una vera e propria nuova generazione di imprenditori con la quale è un piacere dialogare.

Chi apre un’attività a Dubai è mosso anche da una spinta emotiva?

Stai parlando del sogno. E qui a Dubai esiste una vera e propria fabbrica di sogni. E’ dal ’96, da quando non ha più risorse fossili, che Dubai ha puntato al 100% sul turismo e sulla vendita del sogno finanziario. Lo stanno facendo davvero bene e tutto è impostato per agevolare nuove possibilità. Anche io sono un protagonista di questa nuova corsa al futuro. Posti come questo offrono sogni, sì, ma con una invidiabile solidità.


La prima parte della chiacchierata con Daniele Pescara finisce qui. Nella seconda parte, online tra una settimana, continueremo ad approfondire gli argomenti legati al lavoro all’estero, cominciando a parlare di soluzioni, di straordinarie possibilità, ma anche di difficoltà da superare con i giusti strumenti.

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