Il futuro di Venezia “galleggia” su un progetto discusso

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Eureka! Disse Archimede quando finalmente trovò la soluzione a un problema che il re Ierone II gli aveva chiesto di risolvere. Avrebbe esclamato la stessa cosa se fosse stato l’ideatore del Mose? Progetto avveniristico che da anni fa discutere. La domanda che tutto il mondo si pone è: sarà o no in grado di proteggere la città più bella di sempre dagli allagamenti e dall’innalzamento dei livelli del mare che nei prossimi decenni avrebbero potuto sommergerne la straordinaria bellezza?

Il mare Adriatico, infatti, è in salita costante e lo è da ben più di 100 anni. Il fenomeno si chiama eustatismo. In verità, l’Adriatico oggi è più “basso” rispetto a dieci anni fa di 10 centimetri, ma più alto di 30 rispetto a cento anni fa. Non solo, anche il terreno lagunare fatto di sabbie, ghiaie e limi su cui poggia Venezia, è molle e cedevole, dunque si compatta mentre la superficie si abbassa nel tempo a causa di un fenomeno chiamato subsidenza. Il Mose su questo secondo fenomeno può fare ben poco, ma può essere efficace riguardo al primo.

E’ di questi giorni la notizia: Venezia ha testato 78 barriere antiallagamento che hanno proprio la funzione di proteggere la città dalle alte maree. Il progetto, iniziato nel 2003, ma ritardato a causa dei soliti conflitti legati ai vari interessi nascosti che in Italia da sempre mettono in ginocchio ogni iniziativa per le grandi opere, è costato quasi sei miliardi di euro. La cifra è davvero enorme e supera di gran lunga quella annunciata quando il progetto era solo una promettente idea su carta.

Ne è valsa la pena? Si poteva fare altro, farlo meglio e a meno?

Questo serpentone di barriere che si riempie d’aria e inizia a galleggiare all’occorrenza, formando una parete di contenimento per l’acqua, prende il nome di “Mose”, in onore della figura biblica che separò il Mar Rosso, e acronimo di Modulo Sperimentale Elettrodinamico (Mo.S.E.). Come sappiamo bene, il progetto è stato soggetto a numerosi ritardi e avrebbe dovuto partire già nel 2011. Ora i funzionari sperano di dare il giro di chiave definitivo e mettere a punto le barriere entro la fine del 2021, per prevenire le future inondazioni nella città italiana.

La prova generale. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha “spinto il bottone rosso” per attivare i compressori e pompare aria al loro interno gonfiando così le barriere di colore giallo brillante. La cerimonia che si è svolta Venerdì 10 luglio dopo le 11 di mattina nelle tre bocche di porto che uniscono l’Adriatico con la laguna, ha quindi avuto esito positivo. Le barriere hanno funzionato e, anche se il progetto è ancora incompleto, possono già essere utilizzate.

Venezia ha subito la peggiore alluvione in oltre 50 anni a novembre 2019. I funzionari della città hanno stimato che il danno da alluvione è stato di circa un miliardo di euro. Evitare che una calamità naturale del genere si ripeta è imperativo. Le barriere del Mose sono progettate per proteggere Venezia da maree alte fino a tre metri. Nell’alluvione di novembre, la marea è salita a 1,87 metri. Quindi, se tutto va come deve andare, oramai ci siamo. Possiamo salvare Venezia.

Gli ambientalisti, tuttavia, temono che il progetto possa danneggiare la fragile ecologia della laguna e non hanno mancato l’occasione della cerimonia per sventolare le bandiere di protesta.

Un progetto discusso quello del Mose.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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