Il vaso di Pandora

La storia infinita di Pandora (e del suo vaso che porta Guai)

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Pandora è una creatura dell’Olimpo che Giove vestì di innocenza. Il suo nome evoca un’abbondanza di doni. Quando Pandora lasciò l’Olimpo, Giove le fece recapitare da Apollo un vaso sigillato con dentro una sorpresa.

Giove sapeva che la fanciulla non avrebbe resistito alla curiosità di sapere cosa vi fosse dentro. Così fu e la storia va raccontata.

Al consegnarle il vaso, Apollo le disse: “Questo vaso è un dono di Giove”, e aggiunse in un bisbiglio. “Mai e poi mai, per nessun motivo, lo devi aprire”.

Pandora lo rassicurò con convinzione. Ma per quanto fosse timida e buona in eccesso, aveva un difetto: ogni cosa la incuriosiva. Doveva guardare e sbirciare dappertutto. E quel vaso, insieme al divieto di Apollo, era un affronto alla sua natura inquisitiva.

Si consultò con Venere per una seconda opinione su una semplice ed innocente occhiata fugace; ma anche Venere fu categorica: “No, e poi no!” Era un comandamento di Giove e non vi era modo di ignorarlo. Pandora non aveva nella sua natura l’impulso a disubbidire, e rassicurò la dea, ma dentro di sé pensava solo a trovare il modo di scoprire il contenuto del vaso, magari senza aprirne i sigilli.

Al lasciare l’Olimpo, la fanciulla, col suo vaso, fu mandata da Epimeteo in un momento in cui il fratello Prometeo era assente; questi fu abbagliato dalla sua bellezza, o ad essere più esatti, si innamorò all’istante dell’immagine che aveva davanti.

“Mi chiamo Pandora,” gli comunicò la soave fanciulla. “E sono stata mandata quì da Giove.” 

 ”Giove?” arguì Epimeteo. “Se c’è di mezzo lui ci dove essere un qualche inganno.” E si informò sul contenuto del vaso.

“Non so,” rispose Pandora. “E’ un dono di Giove e non va aperto.”

“Mio fratello Prometeo mi ha avvertito di non accettare mai un dono da Giove.” E, malgrado le dolci proteste di Pandora, le prese il vaso e lo sistemò sul più alto dei ripiani della casa. In seguito Epimeteo, al ritrovarla a curiosare in ogni angolo della casa, non poté fare a meno di dichiararle il suo amore; lei gli sorrise e gli disse che le avrebbe fatto piacere compartire il tempo con lui.

Quando Prometeo tornò a casa, si arrabbiò e ricordò al fratello di averlo avvertito di non accettare mai doni da Giove. 

“Non intenderai certo la mia bella sposa Pandora,” si ribellò Epimeteo.

“Proprio lei,” disse Prometeo. “Non capisci che è qui per farci litigare?”

“Il regalo di Giove è il vaso,” affermò Epimeteo. “ Non lei.”

Prometeo accettò questa spiegazione e l’armonia fra i fratelli rimase inalterata. 

Intanto Pandora, dopo aver curiosato in ogni angolo della casa, era sempre più attirata da quel vaso, lì in alto e fuori dalla sua portata. Un giorno, approfittando dell’assenza dei due fratelli, pose uno sgabello, il più alto, sotto la mensola dove era stato posto da Epimeteo e, malgrado vi si fosse arrampicata sopra in punta di piedi, non riuscì a raggiungerlo. Non aveva intenzione di aprirlo, ma solo di scuoterlo per sentirne il contenuto; la sua natura buona ed innocente non poteva farle contravvenire alla proibizione di Giove; ma il desiderio di sapere cosa vi fosse di tanto proibito, era molto più forte di qualsiasi altra considerazione.

Così sovrappose allo sgabello un cesto che era lì a portata di mano, vi si arrampicò sopra e riuscì a toccare il vaso e a scuoterlo; ma il cesto si rivelò un sostegno instabile e, facendola traballare, finì col fare precipitare al suolo il vaso che, al frantumarsi, lasciò libero il contenuto.

E fu il finimondo!

Creature orribili, strisciando e volando, piccole e immense, deformi, urlanti ed ululanti, improvvisamente oscurarono la casa, si riversarono nella strada e si sparsero nella città e nel mondo. Quelle creature orribili erano i Guai, e non ci volle molto perché l’umanità scoprisse la loro perniciosa presenza e nefasta influenza. 

Pandora, esterrefatta e caduta anche lei, quasi tramortita, al suolo, fu attirata da un’altra presenza che, tremante, usciva dal fondo del vaso e riportava luce e fragranza soave nella stanza. Si trattava di una creatura che, chiusa in compagnia di tanto orrore, per tanto tempo, risultava piuttosto malconcia; ma non era affatto terrificante ed anzi ispirava coraggio e serenità. Pandora ne rimase incantata ed al suo cenno di voler andar via, la pregò di rimanere per tenerle compagnia.

“Se non vado,” disse la creatura. “Cosa sarà dell’umanità senza di me?”

Allora Pandora le chiese chi fosse ed essa, sorridendo, rispose: “Sono Speranza e senza di me gli umani non avranno molte ragioni per vivere.”

E spiegate ali possenti, volò fuori dalla stanza e si diffuse nel mondo, lasciando Pandora triste per la follia di cui era stata strumento, ma con la tenue consolazione, nei confronti del buio che aveva scatenato, di sapere che quella creatura avrebbe attenuato l’angoscia di tanta sciagura.

Fu così che fame e povertà, disperazione e bruttura, guerre e pestilenze, si trovarono ad inquinare il mondo degli umani che, da allora in poi, sperando il meglio, si sarebbero preparati ed attrezzati per affrontare il peggio.

Questa è la storia di Pandora che visse per sempre felice insieme ad Epimeteo. O almeno, nella speranza di esserlo.

Ed è la storia della gelosia di Giove nei confronti degli umani, diventati troppo superiori a tutte le altre creature, dopo che Prometeo li aveva forniti del fuoco, rubandolo agli dei. 

Anche la vendetta di Giove nei confronti di Prometeo non si sarebbe fatta attendere. Ma è un’altra storia.

La dea Pandemia (occhiello di redazione)

Ora, non è difficile trovare in questa storia, la storia di tutti noi. In continua altalena tra difficoltà e crisi varie, e la speranza che ci riporta ad affrontarle. Non è difficile scovarci il nome di un’altra dea, anche lei attuale, quasi certamente non greca, ma pur sempre nefasta: Pandemia. E anche in questo caso, ancora una volta è stata proprio Speranza che ci ha fatto armare di nuove risorse, dell’ostinazione di non cedere e di andare oltre, nonostante tutto. Ecco, nonostante tutto…

Non è difficile trovarci anche il nome di alcuni personaggi che tanto si ostinano a perseguire i propri tornaconti, a creare confusione, spargendo altri guai. Ognuno inserisca qui i nomi che crede. Poco conta, considerato che la stoltezza umana è ingrediente universale, probabilmente distribuita tra i guai di cui il vaso era ricolmo. E tra questi, forse, la stoltezza rimane il capo del gruppo. Lo stolto, infatti, apre e riapre il vaso di Pandora dimentico del male che distribuisce. Lo fa perché non si giova di ciò che è, e senza considerazione alcuna per le conseguenze, vuole scoprire se c’è ancora dell’altro.

Ed è dunque questo il destino dell’umanità. Sappiamo bene che arriveranno altri guai e, nonostante tutto, continuiamo ad aprire il vaso di Pandora. Una certa consolazione ce la dà sapere che dalla nostra abbiamo un alleato potente, che proprio Giove ci ha donato, e in molti dimenticano la parte della storia in cui Speranza si dona all’uomo.

Pandora, generalmente, viene presentata come piuttosto cattivella. Ma dato il nome ed il fatto che è Giove a fornirle il vaso con dentro i Guai, ella non è che un semplice strumento della gelosia del padre degli dei. In molte versioni la creatura Speranza o non c’è, o viene bloccata nel vaso da Pandora; ma senza speranza l’umanità vivrebbe ancora nelle caverne e quindi se sono usciti i Guai, a maggior ragione è certamente uscita anche la dea dal vaso. Pandemia e Covid, dei dei nostri tempi, sono solo la metafora moderna del mito. 

Per chi soffrisse dell’effetto Zeigarnik (ben noto a chi fa uso assiduo di serie e telenovelas) sappia che a questa, seguirà la storia dei fratelli Prometeo ed Epimeteo. 


Follotitta vive tra New York e Miami, è architetto e appassionato di storia, architettura e politica. Una visione a 360° sul clima made in USA vista dagli occhi di un professionista "italiano in trasferta".

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