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Gender gap: un argomento di grande attualità

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di Virginia Rifilato –

Fulvio Giuliani, Giornalista Linkedin, scrive: “Ci diciamo moderni, ma sul gender gap fatichiamo a uscire dai luoghi comuni e dalle liti di facciata. Come nel caso del surreale confronto nel PD, sui capigruppo.
L’impatto della pandemia sul lavoro femminile è devastante, ma ci limitiamo a pubbliche doglianze, invece di fare l’unica cosa utile: lavorare sui servizi alla maternità e alla famiglia. Pretenderli.”

Global Gender Gap Report 2021

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Un’altra generazione di donne dovrà attendere la parità di genere, secondo il Global Gender Gap Report 2021 del World Economic Forum .

Poiché l’impatto della pandemia COVID-19 continua a farsi sentire, il divario di genere si protrae per un’altra generazione: da 99,5. anni a 135,6 anni. Per Wikipedia “Il Global Gender Gap Report, introdotto dal Forum economico mondiale nel 2006, fornisce un quadro che mostra l’ampiezza e la portata della divario di genere in tutto il mondo. Per ogni nazione l’indice fissa uno standard del divario di genere basandosi su criteri economici, politici, educazione e salute, e fornisce una classifica dei paesi, permettendo un confronto efficace sia tra regioni che gruppi di reddito nel tempo.

Le classifiche sono state realizzate per creare maggiore consapevolezza a livello mondiale. La metodologia e l’analisi quantitativa sono destinate a servire come base per la progettazione di misure efficaci per la riduzione delle disparità di genere


Continua Fulvio Giuliani: “Nessuno nega, poi, un necessario cambio di mentalità sociale. Va anche affrontata, però, quella parte non trascurabile di intellighenzia femminile che si ostina a dipingere l’universo maschile come un muro di gomma. Insensibile in modo indistinto al problema. Nulla di più falso e causa di sorde reazioni uguali e contrarie.
Il futuro di mia figlia e delle sue coetanee adolescenti non sarà migliorato da un vuoto femminismo di ritorno, ma innanzitutto da stimoli educativi e formativi più evoluti, in famiglia.”

Cos’è il “gender gap”?

Con “gender gap” si indica il divario esistente tra uomini e donne nei vari ambiti, soprattutto professionali, ma anche l’impatto profondo che questo gap ha sulla vita quotidiana e sul suo svolgimento, come la salute, l’educazione, il lavoro, l’accesso alle attività economiche e così via.

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Si tratta quindi di quel gradino che identifica il divario fra genere maschile e femminile e che, di anno in anno, porta l’attenzione sulla condizione di disparità in cui vivono le donne di ogni Paese. Se, apparentemente, nel corso degli anni la situazione è cambiata, i report internazionali ci ricordano che la strada da percorrere è ancora lunga in una Europa e in un’Italia che vogliono rappresentarsi e considerarsi moderne.

E’ datata 1791 la Dichiarazione dei diritti della donna e della cittadina di Olympe De Gouge, un testo giuridico francese che, sul modello della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789, esige la piena assimilazione legale, politica e sociale delle donne. In sostanza, il primo documento a invocare l’uguaglianza giuridica e legale delle donne. Eppure, dopo 250 anni, il dibattito è ancora aperto, la questione ancora da trattare.

La situazione in Italia

Rispetto alla parità sul posto di lavoro l’Italia è fanalino di coda secondo il WEF, soprattutto rispetto ai ruoli di responsabilità. Dopo la proroga della Legge Golfo-Mosca sulle quote di genere nei CdA, è arrivato il Piano Operativo per la Strategia Nazionale per le Competenze Digitali e la Commissione europea ha presentato una proposta sulla trasparenza salariale. Cosa succederà in proposito? Vale la pena chiederselo e vigilare.

La situazione in Italia è la seguente: nel 2021, le posizioni di CEO occupate dalle donne calano al 18% rispetto al 23% registrato nel 2020. Un andamento decisamente non atteso, complice sicuramente il periodo pandemico e i “remi in barca” tirati su da molte aziende. La media dell’Eurozona (21%) è più confortante, ma sempre bassa, considerata anche la media globale (26%). Colmare il gender gap nel nostro Paese è la missione che ci attende nel prossimo futuro. Sebbene le donne costituiscano quasi la metà (47%) della forza lavoro complessiva, il loro ruolo ai vertici rimane marginale quando si parla di ruoli dirigenziali e di alto profilo. Ne abbiamo parlato QUI.

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A metterlo in chiara evidenza è stato anche il rapporto annuale “Women in Business di Grant Thornton che evidenzia come, tra le trenta economie mondiali, ancora una volta quella italiana rimanga molto indietro.

Un imbarazzo a paragone dei numeri che altrove sono più confortanti: a livello mondiale si registra una crescita del numero di donne CEO (+6%, ora al 26%), CFO (+6%, ora al 36%) e COO (+4%, ora al 22%), rispetto allo scorso anno.

L’indagine è stata condotta su un campione di 10.000 aziende in 30 economie di tutto il mondo da cui risulta che in Italia le donne che detengono posizioni di leadership oggi sono il 29%, solamente l’1% in più rispetto al 2020.


Donne e politica

Il divario di genere nell’empowerment politico rimane il più grande dei quattro divari monitorati, con solo il 22% chiuso fino ad oggi, essendosi ulteriormente ampliato dall’edizione 2020 del rapporto di 2,4 punti percentuali. Nei 156 paesi coperti dall’indice, le donne rappresentano solo il 26,1% di circa 35.500 seggi parlamentari e solo il 22,6% di oltre 3.400 ministri in tutto il mondo. In 81 paesi, non c’è mai stata una donna capo di stato, al 15 gennaio 2021. Al ritmo attuale di progresso, il World Economic Forum stima che ci vorranno 145,5 anni per raggiungere la parità di genere in politica.

Secondo il Global Gender Gap Report 2021: “L’aumento dei divari di genere nella partecipazione politica è stato determinato da tendenze negative in alcuni grandi paesi che hanno controbilanciato il progresso in altri 98 paesi più piccoli. A livello globale, dalla precedente edizione del rapporto, ci sono più donne nei parlamenti e due paesi hanno eletto il loro primo primo ministro donna (Togo nel 2020 e Belgio nel 2019).” QUI abbiamo parlato dell’elezione di Kaja Kallas a Prima Ministra dell’Estonia, la prima volta nella storia del paese che una donna assume l’incarico.

Fulvio Giuliani conclude così: “Se, ancora oggi, mamma e papà considerano più o meno esplicitamente alcune facoltà e lavori “da maschi o da femmine”, non ci sarà dibattito pubblico che tenga. Se non faremo capire alle nostre figlie che l’ultima cosa da fare, sul lavoro, è imitare il peggio degli uomini – il ben noto fenomeno delle “uome” – replicheremo solo stanchi tic ed etichette.

Non è una gara fra generi, proviamo a immaginare una staffetta.”

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