Emilie Wapnick: essere un “multipotenziale” oggi. Vale la pena

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“Cosa vuoi fare da grande?”, a chi non è mai stato chiesto? Se dovessi tirare a indovinare, quanti anni diresti di aver avuto quando te lo hanno chiesto per la prima volta? Tre. Cinque. E la domanda, “Che cosa vuoi fare da grande?” ti ha mai messo ansia?

Io ancora non sono capace di rispondere alla domanda “Cosa vuoi fare da grande?”, come me anche Emilie Wapnick, autrice del libro bestseller “Diventa chi sei“. La prima volta che ho letto il termine “multipotenziale” è stato proprio leggendo un libro di Emilie, e mi sono subito riconosciuto in quella singola, strana parola.

Cosa vuoi fare da grande?

Arriva il momento della maturità e si riparte con la solita domanda. “Cosa vorrai fare da grande? Vuoi andare all’università? Quale Facoltà? Per fare quale lavoro? Arrivato a questo punto devi decidere cosa fare da grande”. Da quel momento la ricerca della risposta “giusta” ha cominciato a vagare nel cervello, come un apolide in cerca di patria.

Emilie Wapnick – Medium

“Hai 18 anni e i tuoi neuroni continuano a zampillare così come anche le tue emozioni. Però non hai ancora idea su cosa vorrai fare. Ti senti l’unico, gli altri sembrano così decisi.”

Ma come puoi scegliere il tuo futuro senza sapere a cosa andrai incontro? “Se mi iscrivo alla facoltà di Ingegneria dovrò fare l’ingegnere tutta la vita?” Sembra una condanna! Ci si mettono anche i professori che dicono “Sei molto intelligente, puoi scegliere la facoltà che vuoi, il tuo futuro dipende solo da te”. Una gran bella responsabilità, parola intrigante che significa: rispondere con le proprie abilità. Ecco allora, che individuando le nostre abilità, possiamo capire e decidere, finalmente, cosa fare “da grandi”. Oppure no? Perché, come suggerisce Emilie Wapnick, nessuno di noi ha solamente una abilità.

“Io vorrei solo capire me stesso! Mi piace la matematica ma adoro anche disegnare. Non è una cosa che posso fare in due mesi ! Ma devo proprio decidere la mia vita entro settembre??”.

La verità è che sei pieno di interessi, ti piace leggere, scrivere, comunicare, disegnare, viaggiare e non vorrai fare un solo lavoro tutta la vita. Non hai una sola vocazione, sei “multipotenziale”. Non tutti nascono con una sola passione che perseguono durante tutta la vita. 

Diventa chi sei: Una pratica guida per persone creative che hanno molteplici passioni ed interessi di [Emilie Wapnick]

Non devi scegliere per forza una cosa sola. Ed Emilie Wapnick nel suo libro “How to be Everything” spiega perché e cosa fare a riguardo.

Ora il problema è che, quando sei “multipotenziale”, devi comunque trovare un modo di pagare le bollette. Avere troppi interessi può essere un limite. Quando puoi fare tantissime cose, cosa scegliere? Ad Emilie, alle scuole superiori piaceva inglese, matematica, arte, creava siti internet e suonava la chitarra in un gruppo punk chiamato “Operatori Telefonici Frustrati“. Non hanno fatto molto successo.

Dopo le superiori, ad un certo punto, ha cominciato a notare uno schema in lei per il quale quando si interessava ad un argomento ci si immergeva, lo divorava e diventava brava qualsiasi cosa fosse, e a un certo punto cominciava ad annoiarsi. Di solito cercava di perseverare comunque, perché aveva già dedicato tempo ed energia e a volte denaro in quel campo. Ma alla fine questo senso di noia, quel senso di: “ci sono arrivata, non è più una sfida” diventava troppo. E lasciava perdere. E si interessava ad altro, qualcosa di completamente diverso, e ci si immergeva di nuovo divorandolo ancora, pensando: “Sì! Ho trovato la mia vocazione”, e poi raggiungeva ancora quel punto in cui cominciava ad annoiarsi.

La routine della sfida continua

Questo schema ha provocato alla nostra Emilie molta ansia, per due motivi. Il primo era che non era sicura di come avrebbe potuto trasformare tutto questo in un lavoro. Pensava che alla fine avrebbe dovuto scegliere una cosa, negare tutte le altre passioni, e rassegnarsi a essere annoiata. Quando sarebbe arrivato quel punto? Quanto lontano avrebbe potuto tenerlo e per quanto tempo? Quando si diventa “grandi”?

Don't look anymore, you're what we call a Multipotential | by Timothée  Boussardon | The Startup | Medium

L’altra ragione per la quale le ha causato tanta ansia era un po’ più personale. Era preoccupata che potesse esserci qualcosa di sbagliato in lei. Gli altri si dedicavano con una certa disinvoltura a cose specifiche mentre lei non era capace di dedicarsi a una cosa sola. Si preoccupava di aver paura di impegnarsi, o che fosse una persona effimera, o che si auto-sabotasse, spaventata dal suo stesso successo. La domanda a questo punto delle storia, quella che si è cominciata a porre Emilie, è questa:

dove impariamo a considerare negativa o anormale la capacità di fare molte cose?

La sua risposta: lo impariamo dalla cultura. Ci fanno la domanda per la prima volta: “Cosa vuoi fare da grande?” quando abbiamo circa cinque anni. E la verità è che a nessuno importa davvero quello che diciamo a quell’età. È considerata una domanda innocua, fatta a un bambino, per ottenere risposte graziose, come: “Voglio fare l’astronauta” o “Voglio fare la ballerina”, o “Voglio essere un pirata.” Ma poi questa domanda ci viene posta di nuovo da grandi in molte forme, per esempio, agli studenti delle superiori può essere chiesto a quale facoltà si iscriveranno al college. E ad un certo punto, “Cosa vuoi fare da grande?” dall’essere il dolce gioco che era una volta, diventa la cosa che ci tiene svegli la notte. Perché? Mentre questa domanda ispira i bambini a sognare il loro futuro, non li ispira a sognare tutto ciò che potrebbero essere, suggerisce Emilie.

Cartoon super busy man and father multitask doing many works - LedgerGurus

Il punto è che quando qualcuno ci chiede cosa vogliamo fare, non possiamo dare venti risposte diverse, anche se adulti benintenzionati, sogghigneranno e diranno: “Oh, che carino, ma non puoi essere liutaio e psicologo. Devi scegliere.” In realtà, esiste un liutaio psicoterapeuta, si chiama Dott. Bob Childs! Oppure prendiamo, Amy Ng che è un’editrice di riviste diventata illustratrice, imprenditrice, insegnante e direttrice artistica. Io stesso sono un editore, ex rapper, coach aziendale, formatore, autore, imprenditore… Purtroppo, la maggior parte dei bambini non sa dell’esistenza di persone così. Tutto quello che sa è che dovrà scegliere.

Il romanzo di una professione “seria”

L’idea della vita strettamente focalizzata è molto romanzata nella nostra cultura. È l’idea di destino o dell’unica vera vocazione. L’idea che tutti hanno un’unica grande cosa che sono destinati a fare nella vita su questa Terra, e bisogna capire quale sia quella cosa e dedicarvi la vita. Ma se non si è fatti in questo modo? Essere curiosi di tanti argomenti diversi e voler fare cose diverse è una colpa, un pregio, un vantaggio o il primo passo verso un baratro? Nell’essere un multipotenziale ci si può sentire soli, ma non ci si dovrebbe sentire “sbagliati”. Un multipotenziale è semplicemente una persona con molti interessi e occupazioni, è un creativo, e oggi potrebbe trovare davvero molto spazio di espressione. Sarebbe simpatico a Seth Godin che lo inquadrerebbe tra i protagonisti del mondo del lavoro di domani soppiantando definitivamente gli influencers (QUI l’articolo). Perfino Chiara Ferragni entrando nel Consiglio d’Amministrazione di Tod’s sancisce il nuovo impero dei multipotenziale. Una donna che sa far tutto e facendo tutto, fa anche un sacco di soldi!

Si possono usare altri termini per esprimere lo stesso concetto, come “eclettico”, “uomo rinascimentale” (suggerirebbe Matteo Renzi) ma poi a ben guardare, si scopre che durante il Rinascimento, era ritenuto ideale proprio il fatto di essere portato per molte discipline. E noi quando siamo diventati così “unicisti”?

I superpoteri dei multipotenziali

Ecco i tre super poteri dei multipotenziali elencati da Emilie Wapnick. Uno: sintesi di idee. Cioè, combinare due o più campi e creare qualcosa di nuovo nell’intersezione.

Emilie Wapnick (@emiliewapnick) | Twitter

Sha Hwang e Rachel Binx hanno attinto dai loro interessi in comune nella cartografia, visualizzazione di dati, matematica e design quando hanno fondato Meshu. Meshu è una società che crea gioielli personalizzati ispirati alla geografia.

L’innovazione nasce nelle intersezioni, così come la creatività non è che un modo originale di combinare elementi conosciuti, direbbe Michael Michalko, l’autore di Thinkertoys e tra i massimi esperti di creatività mondiali.

Il secondo potere dei multipotenziali è il rapido apprendimento. Quando i multipotenziali si interessano a qualcosa, ci danno sotto e con una certa umiltà, perché sono anche abituati ad essere principianti. Questo significa che sono meno timorosi di provare nuove cose e di uscire dalla loro zona di comfort. Un vantaggio da non trascurare. Inoltre, molte capacità sono trasferibili tra le diverse discipline, così portano il bagaglio di tutto ciò che hanno imparato in ogni nuova area a zonzo altrove, seminando semi di multidisciplinarietà. Nora Dunn è una viaggiatrice full-time e una scrittrice freelance. Da bambina concertista di piano, ha affinato una incredibile abilità di sviluppare la memoria muscolare. Ora, è una velocissima dattilografa! Prima di diventare scrittrice, Nora era pianificatrice finanziaria. Ha dovuto imparare sottili meccanismi di vendita quando ha iniziato la sua pratica, e questa capacità ora l’aiuta a scrivere messaggi convincenti agli editori.

Il terzo potere dei multipotenziali è l’adattabilità; cioè, la capacità di trasformarsi in qualsiasi cosa bisogna essere in una data situazione. Abe Cajudo è a volte un regista di video, a volte un web designer, a volte un consulente Kickstarter (aziende al loro lancio), a volte un insegnante, e a volte, sembra, James Bond, almeno lo sembra agli occhi di Emilie Wapnick. La cosa apprezzabile è che può assumere diversi ruoli, a seconda delle esigenze del suo cliente.

How To Foster A Creative Workplace Culture | Solopress

Capacità di adattamento

La rivista Fast Company ha identificato la capacità di adattamento come la più importante capacità da sviluppare per crescere nel 21esimo secolo. Il mondo economico sta cambiando in maniera così veloce e imprevedibile che sono gli individui e le organizzazioni che possono adattarsi per soddisfare i bisogni del mercato che stanno davvero crescendo. Sintesi di idee, rapido apprendimento e capacità di adattamento: tre capacità nelle quali i multipotenziali sono davvero esperti, e tre capacità che possono perdere se spinti a convergere la loro attenzione.

Oggi abbiamo molti problemi, complessi e multi-dimensionali, e abbiamo bisogno di pensatori creativi, fuori dagli schemi per affrontarli. Così, mentre lo specialista può scavare a fondo e implementare idee, il multipotenziale può fornire una visione “laterale” e conoscenze alternative utili al progetto. È una bella collaborazione.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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