Leader eccellenti. I 5 Segreti per ottenere un team “ad alte prestazioni”

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Parliamo spesso di carisma su InsideMagazine, anche grazie alle interviste e ai podcast di Barbara Suigo. Il carisma di un buon Leader trova la sua prima manifestazione in una comunicazione efficace, persuasiva e non aggressiva verso i suoi dipendenti. Bisogna che il leader abbia bene in mente e sappia trasmettere al gruppo di lavoro, la sua vision aziendale chiara e forte giorno dopo giorno.

Il Leader

la leadership è definita come un “processo di influenza sociale in cui una persona è in grado di procurarsi l’aiuto ed
il sostegno di altri per il raggiungimento di un obiettivo comune”. Questa definizione pone tale tematica distintamente nell’ambito della psicologia sociale. In generale possiamo dire che la leadership è un processo attraverso cui uno o più individui guidano gli altri membri del gruppo verso il raggiungimento di obiettivi condivisi attraverso la coordinazione, il sostegno e la motivazione.

E’ un processo sociale complesso le cui molte definizioni, tuttavia, sottolineano 3 temi comuni:

  • influenza
  • relazioni
  • obiettivi condivisi

Tre caratteri che vanno inseriti in una cornice di lavoro. I leader orientati al compito ad esempio sono efficaci, ma molti studi dimostrano che i leader orientati alla relazione hanno gruppi di lavoro più efficaci.

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Questo, però, se la situazione in cui il team è chiamato a operare presenta caratteristiche di imprevedibilità, complesse, che hanno bisogno di un valido orientamento e di sostegno.

Uno stile di leadership relativamente più direttivo, compito-orientato, si rivela appropriato in situazioni ordinarie e strutturate laddove risulta efficace un leader che sappia fornire con chiarezza direzioni.

In qualità di leader, il tuo ruolo in generale deve essere quello di incoraggiare alla collaborazione e al lavoro di squadra così da poter ottenere qualcosa in più come risultato del collettivo, rispetto al semplice lavorare in modo indipendente. La parola d’ordine in questo tipo di team che ottengono alte performance di gruppo è: interdipendenza. Un concetto che puoi prendere in prestito dalla psicologia della Gestalt secondo la quale non è giusto dividere l’esperienza umana nelle sue componenti elementari e occorre invece considerare l’intero come fenomeno sovraordinato rispetto alla somma dei suoi componenti: “Il tutto è diverso dalla somma delle sue parti“.

Il tutto può essere maggiore o minore rispetto alla somma dei singoli componenti, e questo dipende dalle singole interazioni che lo costruiscono. Si tratta delle cosiddette interferenze, che possono essere distruttive o costruttive. Lavorare in un ambiente di squadra positivo dipende, quindi, dalla somma interna delle sue interferenze costruttive. Qualcosa che dipende da una comunicazione efficace, che determina una maggior affiliazione, concentrazione, interdipendenza che permetteranno la risoluzione dei conflitti interni al team. Il fine è: raggiungere obiettivi unificati e costruire, nel tempo, una struttura basata sui risultati.

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I “file” del leader

Il leader, quando apre la cartella per la creazione di un team ad alte prestazioni, vi trova dentro questi file: maggiore produttività, efficienza, qualità, soddisfazione dei dipendenti. E in una sottocartella trova anche: componenti emotivi di felicità, gioia e armonia tra tutti i membri del team. La regola è questa: i file della cartella principale funzionano solo grazie a quelli della sottocartella.

La chiave del successo si trova principalmente nello sviluppo di standard di eccellenza, e poi nel dare, come leader, l’esempio agli altri. Un esempio da seguire. Veramente. Ho imparato che la prima caratteristica imprescindibile della leadership in questo senso, è: mantenere ciò che si dice. Rispettare gli impegni presi. Sai quelle parole che puoi dire prendendo il caffè con un collega: “più tardi gli do un’occhiata e poi ti dico”? Ecco, il leader è colui che dopo dà davvero un’occhiata e fornisce davvero il feedback per cui si è preso un’impegno. Anche se quelle parole le ha pronunciate “tanto per dire”. Ecco, il leader non parla mai tanto per dire.

La seconda chiave del leader

La seconda chiave nel mazzo del leader, consiste nel coinvolgere attivamente colleghi e dipendenti. Come si fa? In questo caso ci viene in aiuto la pratica (e la teoria) del coaching. Lo stile del coaching lo insegna fin dalla prima lezione: fai tante domande, dai e chiedi feedback e risolvi eventuali problemi mantenendo le porte della comunicazione sempre aperte. In effetti, la comunicazione è sicuramente il fattore numero uno per una squadra dalle alte prestazioni. I dipendenti del leader che segue queste regole, lo capiscono molto presto: il rispetto e l’onestà (che fa rima con fiducia) reciproci sono i primi valori che condividono perché sanno che li porterà ad agire al loro livello più alto. Conoscono l’importanza di rafforzarsi gli uni con gli altri, darsi riconoscimento e sostegno, perché se hai qualcuno che crede in te puoi motivarti ad essere la versione migliore di te stesso.

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Ci devono sempre essere questi ingredienti in una squadra che ambisce al successo: fiducia, rispetto e la sensazione di essere apprezzati da tutti i membri del team. Questo semplicemente non accade automaticamente; deve essere costruito con comunicazione e supporto efficaci.


Terza chiave: per lavorare insieme, il team ha bisogno di conoscere le aspettative del leader. Queste aspettative possono essere linee guida che il team può ricevere sotto varie forme, le migliori sono comunque e sempre quelle “scritte”. Apprezzo molto le aziende che condividono testi interni, come il famoso “libretto rosso” che Mark Zuckerberg ha fatto redarre per i dipendenti di Facebook.

I 5 segreti del leader

Anni di confronti e analisi sul campo, di ricerche sulla leadership, mi hanno portato a individuare 5 aspetti focali da tenere sempre a mente se vuoi essere un leader carismatico ed efficace. Ecco allora i 5 segreti che il leader deve conoscere per ottenere team ad alte prestazioni:

1# Obiettivi chiari (specifici e temporalmente definiti) misurabili e significativi.
Ci deve essere comprensione da parte di tutti i membri del team su quali siano gli obiettivi. Per questo è opportuno sempre metterli nero su bianco e darne copia a ognuno, oppure affiggerli in bella mostra in sala riunioni. O entrambe le cose. Senza queste caratteristiche difficilmente i membri del team saranno disposti allo sforzo che gli verrà chiesto.

2# Struttura basata sui risultati
In altre parole, i ruoli devono essere definiti, ognuno ha bisogno di responsabilità e che queste siano conosciute da tutti i membri, così che ciascuno possa monitorare le proprie prestazioni individuali per garantire che soddisfino le aspettative e le prestazioni della squadra.

3# Premiare l’errore
Sembra un controsenso, ma non lo è. In qualsiasi team se l’errore viene visto come un ostacolo, come qualcosa da nascondere o di cui vergognarsi, al primo intoppo i problemi potrebbero velocemente moltiplicarsi e, quando il leader ne verrà a conoscenza potrebbe essere tardi. Lao Tsu diceva: “Il più grande tra i problemi poteva essere risolto facilmente quando era ancora piccolo.” In un team è necessario accogliere l’errore come una buona notizia, così che venga condiviso. Così il buon leader festeggia l’errore quando viene commesso, e lo comunica a tutti così si assicura anche che venga fatto una volta sola.

4# Membri del team competenti
Il leader deve conoscere i diversi livelli di conoscenza, abilità e talenti di tutti i membri del team. Le combinazioni di questi costituiscono i punti di forza del team. Così come in una squadra di pallavolo esistono le schiacciatrici e l’alzatrice, chi è eccellente nella ricezione, ed è dall’interazione ed esaltazione di queste attitudini e caratteristiche a poter determinare la vittoria finale.

5# Standard di eccellenza
C’è una certa pressione che tende a inibire l’azione di tutti i membri della squadra quando devono esibirsi al loro massimo livello. Conoscenze e implementazione delle “componenti del coaching” guidano i manager verso il loro essere leader più efficaci. Dunque il leader non chiede, o peggio pretende, l’eccellenza. La ottiene naturalmente attraverso le varie fasi: Sostegno, orientamento, guida e contenimento.

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Liliana Cavani
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