Robert Gore aveva inventato il Gore-Tex. L’importanza di sbagliare

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Muore a 83 anni Robert Gore, l’inventore del Gore-Tex. L’ingegnere chimico i cui esperimenti di laboratorio con un improvvisato polimero hanno portato all’invenzione di un tessuto straordinario, si è spento a causa di un tumore il 17 settembre nella sua casa nella contea di Cecil, negli Stati Uniti. L’invenzione da un miliardo di dollari è nata da un esperimento del tutto fortuito che gli ha restituito un materiale versatile e impermeabile utilizzato come per abbigliamento tecnico prevalentemente per l’abbigliamento sportivo, come anche nelle tute spaziali.

Anche quella di Gore, come per molti altri uomini di successo prima e dopo di lui, è una storia di tentativi falliti e di errori, ma anche di determinazione. Perché il fallimento, nonostante la frustrazione che può provocare, è anche un incentivo ad “andare oltre”. Tutto è iniziato nel 1969, quando Gore era responsabile della ricerca e sviluppo per la W.L. Gore & Associates, la società di produzione fondata dai suoi genitori, Bill Gore e Genevieve (Walton) Gore i quali avevano iniziato con i loro primi esperimenti nel seminterrato della casa di famiglia. Ancora una volta il “mito del garage” dove tutto ha inizio mette a segno un colpo. Società come Apple e Windows, o quasi tutti i gruppi rock che si rispettino, sono nati nel posto auto di qualcuno!

Come responsabile, Robert era stato incaricato di creare una forma poco costosa di nastro idraulico per un cliente. Il nastro era realizzato in politetrafluoroetilene, o PTFE, comunemente noto con il nome, appunto, di Teflon. Ma, nonostante i suoi tentativi, ogni volta che provava a trattare quel materiale, allungandolo, si rompeva in due.

Tutto quello che tentavo di nuovo, funzionava peggio di quello che avevo già fatto“, ha dichiarato il signor Gore al Science History Institute, quando è stato intervistato per un cortometraggio. “Ho deciso di tentare ancora una volta, questa volta allungando una stecca in modo molto veloce, in un unico “scatto”. Quando gli ho dato quello strattone enorme sono rimasto sbalordito dal vedere come si fosse allungato del 1000 percento.”

Questa forma espansa di PTFE si è rivelata essere la sua fortuna: un materiale microporoso, subito brevettato e registrato come Gore-Tex, che aveva subito intuito avere qualità eccezionali per essere impiegato in un’infinità di usi. La cosa più interessante, almeno per noi che indossiamo normali indumenti, è il fatto che permette la fuoriuscita del sudore ma impedisce l’ingresso di gocce d’acqua, rendendo il Gore-Tex ideale per l’attrezzatura da campeggio, l’abbigliamento da montagna, da moto e altri indumenti da usare all’esterno.

La storia di Gore ricorda molto da vicino quella dell’inventore del Post-It; quei fogliettini adesivi che si attaccano negli uffici di tutto il mondo per ricordare piccole incombenze. Il Post-It è stato descritto come “la soluzione a un problema di cui nessuno era a conoscenza”. Il suo inventore fu Spencer SIlver, ricercatore della 3M. Era il 1968 e anche Silver, impegnato a mettere a punto l’adesivo più potente del mondo, sbagliando inventò quello più debole del mondo. Ma ben più versatile.

Nonostante la frustrazione per il suo k.o., incoraggiato dalla cultura e dal sistema di sostegno aziendale della 3M, Silver cercò di capire se quel collante che non riusciva a tenere insieme neanche due pezzi di cartone, potesse comunque servire a qualcosa o a qualcuno. Quel qualcuno si rivelò essere un suo collega, Art Fry, cantante nel coro della chiesa locale, che continuava a smarrire gli appunti che lasciava nei suoi spartiti. La portata innovativa del Post-It è stata a quel punto chiara. Oggi i Post-It garantiscono alla 3M entrate per un miliardo all’anno.

Ma torniamo al signor Gore. Diventato presidente e amministratore delegato di W.L. Gore & Associates nel 1976, ha sempre perseguito l’eccellenza per il suo prodotto e per la sua azienda. Arrivando a chiamare personalmente gli 800 numeri collegati ai vari uffici per testare l’efficienza del servizio clienti. O testando personalmente per ore, sotto la pioggia, la resistenza, la traspirazione e l’impermeabilità delle varie applicazioni sperimentali della sua invenzione.

Robert Gore ci lascia ricordandoci una cosa importante. Molto importante: il valore dell’errore. Oggi nelle nostre aziende, come nella cultura comune, l’errore viene demonizzato, è il nemico numero uno, talmente tanto che chiunque abbia commesso un errore diventa a sua volta “quello che non si sta impegnando abbastanza”. La storia della 3M, di Silver e di Gore ci rammentano, al contrario, che è proprio attraverso l’errore che si procede verso l’eccellenza e verso la ricchezza. Non necessariamente quella del portafogli. Ma anche e soprattutto quella ricchezza interiore che deriva solo dalla consapevolezza di averci provato, aver sbagliato, aver corretto il tiro, fino a esserci riuscito. Si chiama esperienza, e fa tutta la differenza che c’è.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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