Employee Retention: l’arte di trattenere i talenti in azienda

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Lodare apertamente e riconoscere in modo sincero i risultati raggiunti dai vostri collaboratori, questo è il primo passo per trattenere i migliori dipendenti. Spesso si sottovaluta questo aspetto più “soft”, più sottile potremmo dire, senza pensare che un semplice ringraziamento può davvero fare molta differenza quando si tratta di migliorare il clima aziendale. E’ sufficiente far sentire i dipendenti importanti, considerati, riconosciuti nel loro lavoro e nei loro sforzi, per crare una grande differenza nel vissuto emotivo legato al proprio lavoro. Ognuno di noi, in fondo, ha per prima cosa un bisogno di riconoscimento.

D’altra parte, sul posto di lavoro non siamo a scuola e nessuno si aspetta che tu, in qualità di manager, passi la giornata a rassicurare i tuoi dipendenti. Così. molto spesso, i manager di questo nostro strano mondo economy based, si guardano bene da comunicare un “bravo” in più. Così, anche se non cacciati perché fannulloni, succede molto più di frequente che i dipendenti se ne vadano a gambe levate proprio perché sentono di non riconoscersi nel lavoro che stanno svolgendo.

Secondo l’Harvard Business Review ben il 75% delle aziende gestisce i dipendenti come una “materia prima”, alla stregua di un pezzo di un ingranaggio sostituibile all’occorrenza. Così, dall’altra parte, quel pezzo percepisce di esserlo e comincia a maturare l’idea: abbandonare volontariamente il posto di lavoro, non a causa di motivi imputabili al lavoro stesso ma al comportamento negativo dei loro capi.

Se ci pensi bene, quando fai un qualsiasi lavoro, l’aspetto più importante è quando vedi che quel lavoro è un tuo frutto creativo. In qualche modo ti fa da specchio. E quando scopri che lo specchio restituisce una pessima immagine di te, quella visione basta per motivarti a cambiare aria. Questo avviene, ad esempio, quando, nonostante il tuo impegno quotidiano, dai piani alti non viene mostrato il riconoscimento fondamentale a restituire un’immagine piacevole, di quella persona efficace e apprezzata che ognuno di noi vorrebbe avere di sé.

HR, questa è la parola magica. Human Resource, quel ruolo che individua e presenta i talenti in azienda per farli assumere, formarli, orientarli nel tempo. Ma quando un capitano d’impresa ha la fortuna di aver individuato e assunto dipendenti meritevoli, dal curriculum ineccepibile, spesso non è consapevole che il suo lavoro è appena cominciato. E mentre il capitano dimentica di sostenere il suo staff, da altre parti cominciano a corteggiarne gli elementi migliori.

Buona uscita e valigie. Questo è quanto. La sintesi di una collaborazione lavorativa che poteva essere, ma non è stata. Le cause sono le più svariate, certo. Ma in primis quella differenza sottile tra valore e prezzo. Chi va via e chi decide di non farlo spesso lo fa perché ha un prezzo. Si vende bene al miglior offerente. Chi rimane nonostante tutto, lo fa perché ha un valore. Spesso alto per l’azienda, ma forse basso per se stesso, proprio perché decide di rimanere “nonostante tutto”.

La differenza è tutta qua? Tra chi vale quando c’è, e chi costa quando va? Persone che hanno un prezzo ed altre che hanno un valore, sottile ma preziosa differenza.

La questione ancora una volta si gioca sulla stretta linea del riconoscimento. Non su quella della ricompensa. Due cose differenti. Perché anche di fronte a corteggiamenti vari, ci pensa due volte ad andare chi è ben considerato, chi ha trovato una famiglia nel suo ambiente di lavoro, chi sa di poter contare sui valori, dunque sul valore, di chi lo circonda.

Mentre perdere un dipendente, bravo, affidabile, proprio colui che ti faceva la differenza in azienda, può significare una piccola grande tragedia per chi non ha armi per sostituirlo in breve giro. Come se non bastasse, poi, la tua concorrenza prelevando i migliori talenti della tua azienda, oltre ad acquistare una risorsa valida, si impadronisce anche del suo know-how, l’esperienza e le conoscenze che ha acquisito negli ultimi anni. Ci si perde due volte. Per questo è utile pensarci prima a creare un ambiente aziendale migliore.

Intanto partire scoprendo le reali necessità dei tuoi lavoratori, in modo da soddisfarli con i beni e con i servizi di cui hanno effettivamente bisogno o che soddisfano problematiche personali o aziendali. Solo tramite un ascolto serio e non superficiale si può arrivare a fare questo. In alcuni casi è sufficiente creare dei sistemi di conciliazione tra vita e lavoro, per cui la tua azienda non dovrà impegnare neppure eccessive risorse per attuarli. È un modo di aiutare le persone, e quindi i tuoi dipendenti, a vivere meglio. Quando aiuti davvero qualcuno a vivere meglio ti accorgi che stai meglio tu e sta meglio anche lui.

Come ultima considerazione, parliamo di employer brandingciò che i tuoi futuri dipendenti percepiscono quando si imbattono nella tua azienda in termini di valori, di trust, di attrattiva. L’employer branding è una attività di marketing a tutti gli effetti e come tale va coltivata. La base è proprio l’immagine che si riesce a costruire della propria realtà aziendale a livello di welfare in cui lavorano dipendenti carichi e motivati.

Un’azienda del genere si costruisce grazie a tre fattori soft di base:

– manifestazioni di fiducia e apprezzamento
– coinvolgimento nelle decisioni
– l’assegnazione di incarichi sfidanti

e ad altrettanti fattori hard:

– un corretto livello retributivo
– un piano formativo costante
– promozioni e avanzamento di carriera basati sulla meritocrazia

Un buon manager deve essere soprattutto un buon leader. Per questo, prendersi la responsabilità dei propri dipendenti, sostenerli, orientarli, contenerli quando necessario e “fare scudo” proteggendoli. In questo modo un leader si guadagna fiducia, facendo in prima persona ciò che chiede, esponendosi, sacrificandosi e lavorando per la loro felicità. Ne trarrà in cambio un gruppo forte, coeso, e difficilmente intaccabile dalle avances dei cacciatori di teste della concorrenza. Un team così può sfidare anche i venti avversi e lavorare per obiettivi ambiziosi.

Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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