L’UE avverte: è l’ultimo treno

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Questi i fatti, queste le cifre. Dati che aiutano a spiegare perché l’Italia è stata classificata al quinto posto tra i peggiori stati dell’UE nell’ultimo sondaggio della Banca mondiale per quanto riguarda gli ostacoli nel fare impresa. Da noi è più difficile, ecco tutto. Ed ecco perché è sempre così complesso rappresentarsi al vertice europeo come Stato affidabile, almeno questo è ciò che hanno dimostrato i cinque giorni che ci sono voluti non troppo tempo fa per l’approvazione di un accordo storico per finanziare la ripresa dell’UE dopo (durante in realtà) la pandemia firmata covid-19.

Ma vediamo qualche numero. Per i più piccini, che sono maggiormente impressionabili, meglio mandarli a letto e solo poi continuare a leggere. Allora. Per aprire un’officina di riparazione auto in Italia servono 86 permessi. 86. Se sistemare motori non è il tuo forte, e vuoi scegliere qualcosa di più semplice, come vendere della pizza al taglio, il sogno potrebbe non rimanere tale a lungo. Aspettati, infatti, controlli da parte di ben 21 diversi enti governativi. 21! E se ti dovesse, non sia mai, capitare di entrare in una controversia commerciale, puoi aspettarti che si trascini in media per tre anni, il doppio rispetto alla Spagna. Il doppio! La percentuale di persone che riferiscono di aver trascorso più di 20 minuti in coda agli uffici del registro è aumentata di oltre due terzi negli ultimi 10 anni. Numeri che manifestano un serio freno alla crescita economica ed è lo specchio del tempo che gli italiani sprecano interagendo con lo Stato. Il Parlamento sta discutendo una legislazione promossa dal ministro per l’innovazione e la digitalizzazione, Paola Pisano, per rendere l’intera gamma dei servizi governativi accessibile in modo digitale affinché il denaro a disposizione venga speso per migliorare la connettività e l’istruzione da remoto, in particolare nel sud del paese, dove è più carente.

L’arrivo dei nuovi fondi dalla Commissione Europea considera proprio questi dati per accordare ad ogni stato membro la giusta parte di quei 750 miliardi di euro e, cioè, in base a quanto le loro economie sono state colpite dal virus, ma anche in base a quanto le loro economie, burocrazie, infrastrutture devono modernizzarsi. A noi è spettata la fetta più grossa. Farsi una domanda e darsi una risposta, direbbe Marzullo.

Ci sono due modi di considerare il cosiddetto progetto New Generation EU (ngeu): pessimisticamente, poiché potrebbe presagire una ridistribuzione infinita dal nord efficiente al sud inefficiente, o come opportunità storica per portare il sud al livello del nord in modo che tali trasferimenti non saranno più necessari. In qualità di principale beneficiario, l’Italia ha un’enorme responsabilità. Conte e co. lo sanno bene. Il Presidente del Consiglio con i suoi ministri sanno che sono chiamati ad affrontare una svolta epocale che potrebbe rilanciare il Paese, ma ne saranno all’altezza? C’è chi dubita e chi, invece, crede che con altre mani a gestire gli stessi soldi, come al solito succede dalle nostre parti, una buona parte si sarebbe smarrita nel tragitto da Bruxelles a Roma.

L’Italia, lo abbiamo letto in un recente articolo qui su I’M (Il “cucchiaio” di Conte: 209 miliardi per rilanciare l’Italia) ha vinto la lotteria dei 209 miliardi di euro.  L’Italia, di questi, ha conservato 81 miliardi a titolo di sussidi e incrementato notevolmente l’ammontare dei miliardi concesso in prestito che sono passati da 91 a 127, registrando un incremento di 36 miliardi rispetto a quelli attesi. Soldi che stanno per arrivare, ma non tutti insieme. Per quanto riguarda le sovvenzioni, il 30% del denaro non sarà erogato fino alla metà del 2022.

In una certa misura, le priorità di spesa dell’Italia sono dettate da Bruxelles. Ciò potrebbe causare problemi. Il Paese si batte da anni contro le richieste di riforme strutturali impopolari in cambio di concessioni UE. Ma gli obiettivi del fondo per la ripresa includono rendere l’Europa più verde e più digitale. Ciò concorda con le priorità del governo di Conte, in particolare con la sua più grande componente, il Movimento 5 Stelle.

L’Italia è un esempio di come sia divisa anche l’UE, ovvero, in un nord ricco quasi quanto la Germania e un sud povero quasi quanto la Grecia. Se il ngeu potesse essere utilizzato per avvicinare il sud ai livelli di prosperità del nord, risolverebbe molti problemi, non solo per l’Italia. Ma è stato tentato molte volte e ha sempre incontrato gli stessi ostacoli: una mentalità di dipendenza dallo Stato, infrastrutture scadenti e criminalità organizzata. Non che la criminalità sia vanto solo della parte più meridionale del Paese, anzi. Ma i modi di agire sono diversi e al nord sono tessuti nelle trame aziendali, mentre al nord frenano dall’esterno, eliminando al nascere ogni iniziativa, ogni impresa.

Le carenze tuttora spesso gravemente presenti al sud sono anche la ragione principale del disastroso record dell’Italia nell’utilizzo dei fondi dell’UE in passato. L’Italia non può permettersi di perdere allo stesso modo la sua più grande opportunità. la più grande degli ultimi 70 anni. Come dice la Sig.ra Pisano: “Questo è un treno che passerà una sola volta”. Vediamo di non arrivare in ritardo in Stazione, non questa volta, non questo treno.

Foto di S. Hermann & F. Richter da Pixabay

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