Vado a lavorare in una Startup! …Sei sicuro?

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Una startup? Può essere una vera impresa, in molti sensi. Lavorare per una startup, a maggior ragione, può essere l’inizio della fine se non hai una strategia. Per questo, ci sono un paio di punti di cui vorrei metterti a parte e che devi assolutamente sapere prima di farti assumere in una startup.

Inizio con una premessa di base: le startup sono difficili. Seguendo il detto “uno su mille ce la fa“, per evitare di far parte dei rimanenti 999, devi considerare l’assunto di partenza: lavorare in una startup è certamente avvincente, può essere gratificante, ma molto più probabilmente frustrante e, comunque, sicuramente caotico. Questo perché le cose da considerare sono molte e sono complesse. Come dice Mario Moroni, autore del libro Startup di merda: “quasi tutta la letteratura italiana sulle startup, oggi, è un fritto misto retorico che sembra avere come unico scopo quello di spingere giovani e meno giovani a darsi in pasto al mercato senza le giuste precauzioni.

Oggi, poi, con il timore verso il futuro che ha innescato il Covid-19, una startup ha il gusto amaro di una scommessa rischiosa.

Primo punto: Inizia a considerare questo assunto iniziale facendoti una chiara domanda: se vieni da un’esperienza di lavoro fisso, con l’idea di uno stipendio fisso, con attività da svolgere consuetudinaria, pensi davvero che una startup potrebbe essere il tuo ambiente ideale? Potrebbe in effetti essere troppo al di là della tua zona di comfort. Questo a maggior ragione se sei tu ad aver avuto l’idea di una startup che stai costruendo, se sei uno dei leader che guideranno i primi passi per portare al successo della nascitura.

Il vantaggio è che se arrivi al seguito, come neoassunto, i “capi” saranno molto ben disposti al dinamismo e alle proposte che potresti portare. Insomma, se sei proattivo e organizzato, gli potresti togliere un bel po’ di castagne dal fuoco, cosa che potrebbe farti crescere velocemente nei ranghi aziendali. Per riuscirci al meglio assicurati di leggere con attenzione la Mission della tua startup, e di interpretarla al meglio.

Secondo punto: l’ulteriore criticità all’inizio sarà quello di ritrovarti a far parte di un piccolo gruppo di lavoro, una decina di persone che sono chiamate a lavorare sotto stress, con ritmi serrati e con le quali dovrai riuscire a collaborare al meglio, servendoti della migliore intelligenza comunicativa ed emotiva. Quindi, se hai idee interessanti, cerca di coinvolgere anche gli altri e fare squadra con loro. Questo, se è importante in un normale ufficio, diventa fondamentale in una startup.

Terzo punto: considera che la cultura aziendale di una startup, soprattutto in fase iniziale, è fortemente influenzata dai fondatori. Cerca di conoscere le loro idee in modo approfondito. Fai domande, intrattieniti con loro di fronte alla macchinetta del caffè. Conoscere chi sono i fondatori e cosa hanno in testa, ti sarà di grande aiuto. Conoscerli meglio ti potrà portare ad acquisire fiducia in loro e a credere in ciò che dovrete fare insieme, nel marchio, nel prodotto, nel progetto.

Anche se un CEO di una startup deve assolutamente avere esperienza nella creazione di team e quindi nella gestione di tali gruppi di lavoro coesi, non sempre sono adeguatamente preparati per questo. Se non hanno esperienza e nessuna formazione, devono essere abbastanza intelligenti da assumere persone che hanno questo tipo di capacità. Se anche questo tipo di elementi “di raccordo”, manca, dovrai avere un file in più da aprire e gestire: quello del diventare tu stesso abile a fare squadra, candidandoti come leader. Ricordando che un leader è colui che viene eletto tale e non quello che ricopre posizioni di comando. Il ruolo non fa il leader, l’atteggiamento sì.

E ora l’ultimo punto. Non meno importante: valuta la solidità della startup per la quale vuoi iniziare a lavorare. Informati su chi siano i CEO, che esperienze hanno avuto. Assicurati che abbiano già nel cassetto clienti e investiitori, o se devono ancora creare tutto sulla base di un sogno promettente. Il sogno migliore per funzionare nella realtà deve essere trasformato in un piano d’azione ben formato, in un cronoprogramma concreto, in un business plan di ferro e, soprattutto, deve essere condiviso. Se non riesci a far tuo il sogno della startup che ti offre il tuo prossimo lavoro, forse meglio optare per un “piano B”. Insomma, è molto importante avere rassicurazioni sulla longevità dell’azienda e il supporto che avrà, e quello che avrai tu a tua volta, soprattutto economico, nel lungo termine. Puoi avere un marchio o un prodotto di successo, ma se il CEO e il prodotto non sono allineati con le aspettative di clienti e investitori, la startup di turno si sta già candidando a diventare solo un bel sogno mancato di un gruppo di persone in cerca di un futuro migliore.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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