Armando Caligaris: l’atleta “under pressure”

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Torniamo a riproporre l’intervista del nostro Gabriele Nobile ad Armando Caligaris su un tema molto attuale: le conseguenze della pressione e dello stress sull’atleta.

Armando Caligaris è un preparatore atletico professionista per la pallacanestro e per il calcio.

Ha lavorato come preparatore atletico in diverse società di serie A e da otto anni è responsabile dell’area motoria della scuola calcio e del settore giovanile del Genoa Cfc. Collabora da tempo con calciatori che militano nel campionato di serie A. Ha inoltre esperienza ultraventennale come psicomotricista funzionale all’interno del mondo scolastico (scuola elementare e scuola dell’infanzia).

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Lei che segue molti atleti professionisti anche di serie A ha l’impressione che lo stress provocato dalla pressione mediatica e dalla tifoseria possa influire sulla prestazione del calciatore e sugli infortuni muscolari?

Sicuramente il bombardamento mediatico può influire e condizionare lo stato affettivo-emotivo di un calciatore e tale condizionamento a sua volta può arrivare a inficiare le sue capacità prestative e addirittura ad aumentare la predisposizione agli infortuni muscolari.

Come si spiega questa correlazione fra stato mentale e stato fisico?

La correlazione è insita nel fatto che ogni persona è formata da una triade, cioè da tre sistemi che non sono indipendenti l’uno dall’altro: il sistema cognitivo, il sistema affettivo-emotivo e il sistema senso-motorio. È l’insieme di questi tre sistemi interconnessi tra loro che determina nell’individuo lo stato di energia. Non ci si riferisce solo e soltanto alla combustione dello zucchero, cioè a un’energia fisiologica, ma anche alle pulsioni che rimandano invece a un’energia psichica. Si parla allora di energia psicomotoria.

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Quindi è necessario saper controllare questa energia…

L’energia psicomotoria è gestibile e controllabile al fine di ottenere il cosiddetto stato di “flow”, condizione necessaria per la peak performance, la prestazione migliore del calciatore. Come esempio, pensiamo a un fiume al quale gli affluenti, scendendo verso valle, danno via via sempre più potenza. Senza un contenimento questo fiume potrebbe arrivare a esondare provocando innumerevoli danni. Se invece venisse convogliato in un bacino idroelettrico, attraverso il controllo della potenza si potrebbero ottenere benefici e vantaggi. La stessa potenza quindi, a seconda di come viene controllata, può avere una forza distruttiva o costruttiva. Analogamente, all’interno della persona l’energia psicomotoria può essere gestita e convogliata in modo distruttivo o costruttivo. Un esempio negativo si riscontra quando un determinato stato emotivo predispone a tensioni parassite (involontarie) che portano a un difficile controllo dei vari gruppi muscolari, aumentando così il rischio di infortuni.

Dal punto vista pratico come si realizza la gestione dell’energia?

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È importante innanzitutto saper riconoscere le emozioni, essendo esse il motore di un sistema cognitivo e di un sistema senso-motorio, ed essere consapevoli che le stesse emozioni (ad esempio la paura o l’ansia) sono comuni tra gli atleti e non costituiscono di per sé un problema.

Il passo successivo è la capacità di gestione del proprio stato emotivo, per fare in modo che l’energia prodotta abbia un effetto positivo sulla prestazione fisica. Ovviamente, poiché ogni persona vive le emozioni in modo soggettivo e non omologabile, il lavoro di ottimizzazione non può essere standardizzato, ma dovrà essere individualizzato. In conclusione si può affermare che, al pari della tecnica, della prestatività organica e della capacità di scelta, anche la gestione dello stato emotivo è allenabile.

Nella sua esperienza di lavoro con giocatori professionisti importanti, nota una certa idiosincrasia nei rapporti con la stampa e i social network? Pensa che un calciatore possa esser influenzato da questo accanimento mediatico?

Assolutamente sì. Soprattutto se non c’è nel calciatore la capacità di farsi scivolare addosso determinate critiche, che possono arrivare sia dall’interno dello staff sia dall’esterno (giornalisti, radio, tv, tifosi). Quindi è importante che ci sia una sorta di campana di vetro a tutela di questi giocatori nei confronti delle critiche sterili, pur tenendo conto delle critiche costruttive che, se accolte positivamente, possono portare addirittura a una crescita del calciatore. In molti casi inoltre la capacità di creare empatia con la tifoseria e la disponibilità nei confronti dei giornalisti possono generare un ritorno in termini di emozioni, di affetto e di apprezzamento in grado di accrescere la performance e influire sulla motivazione.

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Romano, giornalista e scrittore. Esperto nel settore della comunicazione e delle relazioni pubbliche, studioso di tutte le novità tecnologiche con una forte inclinazione per i numeri, il marketing e i digital media.

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