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Moda in ripresa? E arriva la Milano Fashion Week

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di Ileana Barone –

Tra i settori più colpiti dalla crisi economica originata dal Covid-19 rientra il settore Moda. Il lockdown ha causato per molto tempo non solo l’annullamento di sfilate ed eventi, ma anche il blocco della filiera produttiva in ogni suo aspetto: dal recupero di materie prime fino alla distribuzione, generando, secondo il report Area Studi Mediobanca a fine 2020, un calo del 14,1% dei guadagni, prospettando un ulteriore calo nei prossimi mesi.

Dal 18 giugno Milano Fashion Week Men's, sfilate dal vivo e digitali -  Milano Post

Numeri impietosi

I numeri certificavano anche all’inizio dell’anno in corso quanto il settore del tessile-abbigliamento fosse tra quelli più colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia, con un calo dei ricavi, per le imprese sino a 20 dipendenti dell’Emilia-Romagna, nei primi nove mesi del 2020, del 28,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. E non si tratta di stime, ma di cifre reali.

Per ovviare a questa situazione i brand hanno deciso di sperimentare nuove tecnologie immersive che forniscano ai clienti un’esperienza del tutto simile a quella del negozio. Sono stare create e presentate online diverse collezioni e molti brand hanno inviato a casa dei modelli i materiali invitandoli a creare dei “servizi fotografici fai da te”.

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È stato lo shopping online il vero motore della moda di questi mesi. Molti i negozi del fast-fashion, come Zara o H&M, che hanno dovuto chiudere delle sedi fisiche e che sono riuscite a sopravvivere grazie alle vendite su internet.

La nota positiva del lockdown è stata la spinta ad una nuova visione dello shopping. Soprattutto i Millenial hanno cominciato a ripensare ai loro acquisti orientandosi verso un modello di moda più etico e sostenibile.

Acquisti: i nuovi scenari

Secondo la ricerca dell’Assirm (Associazione Italiana degli Istituti e delle Aziende di Ricerca di Mercato), i consumatori italiani hanno iniziato ad acquistare abbigliamento e accessori prevalentemente per necessità più che per un capriccio personale. Ci si orienta più sui capi comodi, funzionali e rispettosi dell’ambiente e che, soprattutto, durino nel tempo.

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La mission è quella di ridurre il fast-fashion, ovvero una moda veloce fatta di abiti prodotti a basso costo e destinati all’usa e getta, in favore di una slow-fashion. Anche Giorgio Armani (in foto un vestito della nuova collezione) aveva invitato le altre maison a “rallentare i ritmi di produzione per tornare a dar valore alla creatività”.

Altro passo avanti a favore della sostenibilità è il ritorno all’uso degli abiti di secondo mano e del riciclo. Anche in questo caso sono i giovani e l’Instagram generation a dare l’avvio: personalizzazione del proprio guardaroba, distinguersi dalla massa e ridurre l’impatto ambientale adottando comportamenti etici e sostenibili sono i nuovi comandamenti di una generazione più attenta al proprio futuro.  

La moda sostenibile può essere una solida strategia per il futuro, l’importante è che i grandi marchi si adattino alla nuova cultura, ritornino ai principi fondamentali del fashion producendo articoli semplici, esclusivi ma soprattutto sostenibili da un punto di vista economico ed ambientale.

La ripresa

E’ notizia di questi giorni che secondo quanto dichiarato dalIa Camera Nazionale della Moda, il 2021 si chiuderà meglio delle attese, con 80,4 miliardi di fatturato. Ripresa dei consumi interni e boom della Cina. E da oggi, 18 giugno fino al 22 giugno, le sfilate uomo con i primi eventi in presenza. Una piccola svolta verso l’uscita dal tunnel.

La sfilata Fendi AI 21-22 durante l’edizione di gennaio di Milano Fashion Week Men’s
Sfilata uomo di Fendi:  edizione di gennaio di Milano Fashion Week Men’s

“I dati del fatturato dei primi mesi, e soprattutto di marzo, segnano una svolta e un’importante inversione di tendenza – ha spiegato Carlo Capasa, presidente della Camera della Moda -. Stiamo andando meglio di quanto previsto, dovremmo chiudere il 2021 con un fatturato in aumento del 17% a 80,4 miliardi, un valore ancora inferiore del 10% rispetto al periodo pre-Covid ma che segna un netto recupero e che fa presagire un ritorno ai livelli pre-pandemia nel 2022». Se a febbraio il fatturato della moda è risultato inferiore solo del 9% rispetto a un anno prima, quando il Covid stava iniziando a diffondersi oltre i confini cinesi, in marzo è aumentato del 50% rispetto al marzo 2020, con punte del 70% per abbigliamento e calzature, sintomi di un diffuso revenge shopping per categorie a lungo penalizzate da lockdown e limitazioni alle attività sociali.”

Insomma, l’anno in corso vede la Cina avanzare inesorabile verso, e forse oltre, i volumi del 2019. negli Usa sono previsti cali nelle vendite tra il 7 e il 12% mentre l’Europa potrebbe assestarsi tra il -7% e -12%. Green e digital sembrano essere le chiavi del successo presente e futuro.

Queste le tendenze delineate da McKinsey & company in un report pubblicato a marzo in occasione della New York fashion week. I sinomi dell’incertezza si leggono anche nelle parole di Capasa: “L’andamento degli ordini nei primi mesi dell’anno non è andato secondo le attese, l’export stenta a ripartire ed è in calo del 16%, con la solida eccezione della Cina, dove le esportazioni di moda sono aumentate dell’85,3% nei primi due mesi dell’anno. Nel 2021 l’export dovrebbe salire del 13%, a 63,4 miliardi. Ma il mercato interno per ora sta reagendo meglio dell’estero”.

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Max Mara

Il presente promette bene

Intanto una buona notizia: come negli stadi di calcio, anche intorno alle passerelle tornano gli spettatori e gli addetti ai lavori. Quattro sfilate in presenza in questi giorni: Dolce&Gabbana domani, 19 giugno, Etro il 20 e Giorgio Armani il 21. Altri appuntamenti in calendario si svolgeranno nella collaudata modalità phygital, dunque in forma ibrida, mentre fra i debutti più attesi, tutti concentrati nella giornata del 21 giugno, quello del nuovo direttore creativo di Diesel, Glenn Martens e della sua idea di collezione all-gender, il progetto firmato da Mariano e Walter De Matteis, Knt (che sta per Kiton New Textures), e la prima collezione creata da Andrea Pompilio per Harmont&Blaine.

Sempre in tema di moda digital, la piattaforma digitale della Camera della Moda riproporrà la formula degli Showroom virtuali.

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