Arte e management. O arte del management?

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Poche affermazioni nel campo aziendale superano quella per cui la gestione d’impresa è un’arte. Se, come molti hanno sostenuto, il management è davvero un’arte, se la leadership richiede più che abilità analitiche e statistiche, avrebbe senso per gli uomini d’affari guardare alle arti creative e dello spettacolo per imparare qualcosa sulle proprie attività quotidiane. E non sarebbe poi così fuori luogo, visto che l’arte è basata su abilità davvero importanti per un manager d’impresa. Queste abilità sono: visione, comunicazione e azione. Proprio come gli artisti devono padroneggiare i loro talenti, i manager devono perfezionare le proprie capacità nel trattare con le persone e nell’esprimersi attraverso l’ampia padronanza della comunicazione; proprio come gli artisti hanno bisogno di visione e immaginazione per realizzarli, i manager hanno poi bisogno di azione e audacia per ridisegnare le loro organizzazioni e per ispirare coloro che lavorano con loro.

L’attore, non so se ci hai mai pensato, è colui attraverso il quale si esprime e avviene l’azione. Colui che la agisce. E, dunque, le abilità dell’attore dovrebbero di diritto entrare a far parte di quei talenti che un manager dovrebbe coltivare. Espressione del corpo, della voce, dell’intelligenza linguistica, quindi del pensiero, per combinare la sua missione con l’arte di raggiungere obiettivi improvvisando e rimanendo creativo. Per completare questo processo, i manager così come gli artisti, hanno bisogno di modelli da emulare e di un continuo confronto con l’esterno, col loro “pubblico”, e da questo ricevere le giuste critiche costruttive.

In effetti i feedback costruttivi sono il pane e il vino nella carriera di un bravo manager il quale, a un certo punto della sua carriera, comprende quanto in effetti il suo lavoro non sia che una cristallina forma d”arte. I dirigenti veterani, li riconosci perché sono quelli brizzolati che siedono pacatamente poco più in là rispetto al centro caldo della sala riunioni, lo fanno spesso notare ai nuovi arrivati che, pieni di smania di dimostrare, tendono solo all’azione e a mettere da parte le altre due abilità da coltivare, come la visione e la comunicazione. I manager navigati conoscono l’importanza della misura, dei valori, i quali devono rimanere alla base di ogni decisione, mentre i nuovi arrivati ​​sono spesso insolenti, esagerati e brandiscono i loro metodi scientifici, la loro spavalderia per fare impressione sugli altri. Per questo la presenza del pubblico è così importante, perché proprio questo confronto, un mancato applauso dopo l’altro, gli darà il peso e il senso della loro azione.

Sicuramente nessuna persona ragionevole direbbe che la gestione non è un’arte. Forse, se si prende sul serio il paragone tra management e arte, si scoprirà che l’arte ha sempre di più importanti implicazioni per la pratica manageriale moderna.

Tutte le affermazioni sull’arte che puoi raccogliere suonano più o meno così: l’arte è l’imposizione di un modello, la visione di un tutto su molte parti disparate in modo da creare una rappresentazione coerente e armonica di quella visione; l’arte è un’imposizione dell’ordine sul caos. L’artista deve avere non solo la visione che vuole comunicare, ma anche le capacità o il mestiere con cui presentare quella visione. Questo processo implica la scelta della forma d’arte corretta e, all’interno di quella forma d’arte, la tecnica corretta. Nella buona arte, il risultato è una fusione di visione e abilità che coinvolge lo spettatore, il lettore o l’ascoltatore senza richiedere che egli separi le parti per apprezzare il tutto.

La questione legata a una visione è essenziale. L’azione si basa su una visione, sempre. O almeno sempre dovrebbe esserlo. La cosiddetta Vision aziendale, che è il racconto di uno scopo, di un traguardo sognato e disegnato nel futuro, capace di ispirare e trainare il carro della motivazione verso quel punto lontano. Un punto che a volte sembrerà irraggiungibile. Quanti di noi hanno iniziato un progetto e, al di là delle formule e dei metodi, si sono ritrovati ad un tratto sconfortati dopo un imprevisto, una notizia inattesa che è arrivata a minare la loro motivazione? Senza una visione difficilmente riusciamo a ripartire in questi momenti. Una visione, dunque, corrisponde a uno scopo, e lo scopo corrisponde a dei valori che mettiamo al servizio degli altri (e di noi stessi) per portare qualcosa di migliore in questo mondo. E ditemi voi se portare nuova bellezza nel mondo non è anche la missione fondamentale dell’arte. Management e arte seguono strade vicine e parallele verso quell’orizzonte che immaginiamo sempre diverso e sempre più promettente, migliore e bello, dell’adesso.

Conosciamo tutti persone che hanno una visione ma nessuna abilità nell’implementarla; li chiamiamo sognatori. Nell’arte sono gli habitué dei bar che parlano costantemente di “work in progress” mai terminati. Altri che conosciamo possiedono abilità altamente affinate ma nessuna visione su cui lavorare. Il loro malinconico lamento li identifica: “Non sono felice, ma non so cosa fare…” o “Se solo sapessi come risolvere questa brutta situazione…” Quelli senza idee sono degli hacker che programmano i loro cervelli, che vanno a q-bit (sui bit quantistici sono basati i computer della prossima generazione, ndr), seguendo formule logore. Non possiamo imparare nulla da loro, tranne una: cosa evitare. La morale di questa storia è che, in qualsiasi impresa sia i sognatori che i tecnici se non imparano a comunicare, ad essere interdipendenti, indipendentemente dal loro livello, sono condannati all’inefficacia.

Per chiudere il cerchio dell’efficacia, allora, dobbiamo prendere in considerazione le qualità che i buoni artisti possiedono: visione, comunicazione, azione. Che ti traducono, nei fatti, in competenza (abilità tecnica) e immaginazione (la facilità creativa di trasformare i problemi in opportunità di crescita). Combinando queste qualità, un leader, come un artista, può guidare il suo team verso qualsiasi traguardo.

Nelle arti, l’uso corretto degli strumenti evolve dopo anni di innumerevoli errori e preziosi successi che si contano in poche unità. Gli artisti creano strumenti per raggiungere quei pochi successi, e lo fanno per tentativi ed errori. Questi metodi vengono tramandati da insegnante ad allievo e non sono praticamente mai raggiunti istintivamente o senza pratica, allenamenti, ripetizioni. Non ci sono scorciatoie per sviluppare un’abilità. Ma solo Visione, Comunicazione, Azione. In poche parole, fare arte. Giorno dopo giorno.

Paul k. Fasciano, co-owner di InsideMagazine, formatore, autore e business coach, mette competenza, etica ed empatia al servizio di professionisti e aziende, orientandoli alle migliori strategie di comunicazione.

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